Oltre l'infatuazione: perché l'egoismo (e i figli-progetto) non salvano la coppia
Ammirare moltissimo una persona, essere attratti dai suoi modi, dal suo fascino o carisma rientra nel campo dell’infatuazione e non dell’amore.
Benvenuti nella sezione dedicata all'Amore di Sibilla Ulivi. Qui esaminiamo le diverse manifestazioni di questo sentimento complesso.
Gli articoli di questa sezione analizzano l'amore nelle sue molteplici espressioni, dalle dinamiche relazionali positive a quelle che presentano aspetti disfunzionali o patologici. Vengono esplorate le interazioni umane, le basi psicologiche dell'attaccamento e le implicazioni comportamentali dell'amore nelle sue varie forme, inclusi i legami familiari e amicali.
L'obiettivo è fornire una comprensione approfondita delle sfaccettature dell'amore, affrontando sia i suoi elementi costruttivi che quelli potenzialmente problematici. Gli studi presentati mirano a offrire una prospettiva chiara sulle influenze dell'amore sulla psiche umana e sul comportamento individuale e collettivo.
Ammirare moltissimo una persona, essere attratti dai suoi modi, dal suo fascino o carisma rientra nel campo dell’infatuazione e non dell’amore.
Le relazioni d’amore sono complesse e problematiche, fragili e sottoposte alla prova del tempo. In psicoterapia l’ascolto delle peripezie della vita amorosa è pressoché quotidiano, anche quando il focus del discorso si concentra su altro.
La malattia non impedisce a nessun essere umano di amare e di essere amato, anzi, la sua presenza ingombrante è in grado di rivelare in maniera impietosa la profondità e l’autenticità dei sentimenti fra due persone.
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Un’inquietudine diffusissima soprattutto fra i trentenni di oggi (ma non mancano casi di soggetti di età superiore ai quaranta) è la paura dell’intimità.
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La mentalità maschilista, che presuppone una “superiorità” data “per natura” dell’uomo rispetto alla donna, purtroppo è ancora oggi una triste realtà.
Oggi va molto di moda il termine “tossico” per riferirsi a persone o a dinamiche relazionali (soprattutto di natura amorosa) che fanno soffrire in un modo ben specifico e circoscritto.
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La possessività è una modalità di rapportarsi all’altro che si associa a comportamenti più o meno sottilmente controllanti.
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Sempre più spesso accogliamo in studio domande (in particolare modo da parte di donne) che non hanno per oggetto l’indagare le proprie dinamiche ma che sono piuttosto finalizzate ad ottenere da parte del terapeuta una diagnosi del problema psicologico del partner.
Un tema che viene trattato di frequente durante le sessioni di psicoterapia riguarda la difficoltà (se non l’impossibilità) di accedere a sentimenti di natura amorosa.
In terapia il tema dell’amore è spesso oggetto di riflessioni sofferte. Non riuscire a trovare la così detta “persona giusta” è il principale motivo di angustia, o perché non si viene corrisposti dall’oggetto del desiderio oppure perché dopo poco ci si annoia.
Ancora oggi in terapia molte donne sostengono come un fatto ovvio la costitutiva, minore intensità del desiderio femminile rispetto a quello maschile, spesso per giustificare problematiche nella sfera sessuale, il disinteresse, l’apatia o la frustrazione nei confronti della sessualità.
Perplessità e sconcerto, ancora prima di rabbia e dolore, sono i vissuti che più si accompagnano all’esperienza dell’improvvisa chiusura emotiva dopo un periodo di frequentazione amorosa intenso ed esaltante.
L’amicizia può essere vissuta a differenti livelli di consapevolezza e di profondità; essi ne determinano sia il grado di “tenuta” nel tempo che la qualità (la ricchezza dello scambio e del benessere percepito).
Amare per l’uomo non è più “difficile” di quanto lo sia per la donna. Erroneamente si pensa che gli uomini siano affettivamente più freddi, ma ciò non corrisponde al vero, è uno stereotipo culturale.
Nell’immaginario comune la figura dell’amore ossessivo è sinonimo di passione amorosa, di desiderio fisico, mentale e emotivo la cui intensità incontenibile porta fino ai limiti della follia.
L’amore vero non ha niente a che vedere con la sessualità, con il bisogno affettivo, il divertimento o la familiarità.
Accade in amicizia, accade in amore. Nel mondo attuale degli “amori liquidi” sentirsi oggetto di una modalità relazionale “usa e getta” non è affatto ben tollerato, anzi, costituisce ancora una delle cause principali di sofferenza emotiva.
Gli atteggiamenti femminili nei confronti della sessualità sono molto cambiati negli ultimi decenni.
L’armonia duratura fra due persone che si vogliono bene e si stimano, il sentimento amoroso senza ombre, la propensione ad accogliere positivamente il prossimo anche nelle sue complessità sono minacciate da un unico fattore, ovvero l’aspettativa.
“Donne che amano troppo”, titolo di un famoso best seller americano degli anni ottanta, è stato ed è ancora (soprattutto fra le non più giovanissime) una sorta di mantra relativo alla sofferenza femminile in campo amoroso.
“Naturalmente sono anche filofobico” mi disse una volta “en passant” un paziente, mentre cercava di chiarire la natura composita dell’angoscia di cui pativa nelle relazioni e l’effetto invalidante che essa aveva nella sua vita.
Una delle situazioni che spesso spinge a chiedere aiuto psicoterapeutico è il trovarsi invischiati in relazioni frustranti, fortemente sbilanciate dal punto di vista emotivo, senza tuttavia riuscire a trovare la forza di uscirne.
Il termine “madre” nell’immaginario collettivo rimanda immediatamente al tema dell’amore e della cura, dunque a qualcosa di incontestabilmente positivo.
Mancanza, insoddisfazione e desiderio d’altro, anche quando non sono coscientemente percepiti, sono sempre presenti nella dinamica psichica di chi tradisce.