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title: La forza del non agire 
description: In questo  articolo si parla della necessità di recuperare, nei nostri tempi moderni, la forza del non agire, simbolizzata dall'acqua, elemento per eccellenza capace di sprigionare energia pur nella passività 
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date: 2016-10-05T21:39:45Z
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La qualità non può dissociarsi neppure per un attimo dalla quantità, l'eccellenza si deve coniugare sempre e comunque con il profitto e se ciò non è possibile allora si può sacrificare.

In questo clima il limite umano viene considerato come un problema. Il forte è quello che ha più energie, che produce di più. Non importa se ciecamente, il tempo del pensiero è tempo sprecato, tempo sottratto alla produzione. La riflessione, quando è proprio necessaria, è bene che si limiti a "processare" le informazioni che riguardano il proprio orticello, le visioni di più ampio respiro portano il seme del dubbio e dunque vanno evitate perché fanno perdere tempo e focalizzazione sui risultati.

Si assiste così un po' in tutti i campi ed a tutti i livelli ad un impoverimento delle potenzialità dei singoli lavoratori, ridotti ad ingranaggi passivi di un sistema che ha le sue leggi. Stanchezza cronica, stress, frustrazione, aggressività e un generale senso di depressione ne costituiscono così inevitabili patologie. Sempre l'essere umano si ammala quando si trova a vivere in disaccordo con la propria natura più profonda. Il mancato rispetto del limite (a cui si associa come il rovescio di un guanto la ricchezza dell'attività immaginativa e della spinta desiderante) produce effetti tossici e la vita si ammala. Inoltre quanto più un soggetto pensa di dover aderire a determinate maschere (convincendosi di una sua strutturale inadeguatezza) tanto più si ritrova ad essere vittima di meccanismi di impotenza e auto svalutazione.

Ora, è possibile porre un rimedio a questi mali dell'anima? Se non è immediato e praticabile da tutti il contribuire a modificare radicalmente il contesto sociale, è però alla portata del singolo un'operazione di rovesciamento delle idee dominanti, così da poter opporre al clima omologante un'altra consapevolezza, che faccia in parte da scudo all'adesione mimetica e all'identificazione con i "non valori" imperanti. Ciò non significa andarvi contro platealmente. Piuttosto si tratta di promuovere un progressivo cambiamento di punto di vista, che porti a raggiungere un distacco interiore rispetto alle attese sociali. Da esso può derivare un recupero delle proprie energie personali e un cambiamento nell'approccio al lavoro e alle varie incombenze esistenziali.

La psicanalisi può offrire un contributo tangibile ai fini di quest'opera di " disalienazione" , perché mette al centro delle sue riflessioni la nozione di "non agire" , in linea con le filosofie orientali e a ben vedere pure con la nostra tradizione cristiana più autentica. Che significa valorizzare la passività in contrapposizione al culto volontaristico dell'azione? Il discorso non ha nulla a che vedere con un elogio dell'ozio o del disimpegno.

Sviluppare la capacità di "non agire" vuol dire trasformarsi in esseri ricettivi, aperti all'incontro e all'accoglienza di ciò che accade, di ciò che non ha ancora un nome e non è immediatamente incasellabile. L' "Io" in quanto istanza volontaristica e di controllo deve farsi da parte, per lasciare spazio alla sorpresa, al non ancora vissuto e saputo. In modo che la meraviglia diventi un atteggiamento mentale di fondo nei confronti dell'esistenza.

Curiosità, capacità di stupirsi e accoglienza dell'ignoto non sono affatto in contrapposizione all'impegno e al dare vita a qualche cosa di tangibile, anche nella vita di tutti giorni, nell'ordinario quotidiano. Il prodotto a cui danno luce è però frutto di un atto creativo perché non ripetitivo, non affannato, non accecato dall'abitudine e affrancato da ciò che è universalmente considerato giusto e desiderabile. L'atto risulta così non inquinato dal "dover essere" ma potenziato dell'emergenza della dimensione inconscia e soggettiva di chi lo compie.

Questa è la virtù del "non agire": saggezza, non rassegnazione. La sua forma, per riprendere una nota metafora taoista, la potremmo paragonare a quella dell'acqua, uno dei simboli che meglio rappresentano la passività capace di sprigionare forza, la non intenzionalità ricca di energia.

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