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title: Depressione mascherata 
description: Nella depressione mascherata l'autenticità e la sofferenza vera della persona non trapelano mai, nascoste da una facciata che esibisce perfezione e felicità ma che stritola la soggettività più vera. 
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date: 2024-04-24T07:01:14Z
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## Cosa si intende per depressione mascherata e come si cura in psicoterapia 

Un interrogativo angoscioso che muove molte **domande di aiuto** nella contemporaneità ruota attorno alla questione della **perdita** o dell’assenza tout court della così detta “forza interiore”, da intendersi non riduttivamente nell’accezione di mera forza di volontà ma più ampiamente in quella di robusta **energia vitale**.

Accogliamo infatti sempre di più soggetti non semplicemente feriti, ovvero alle prese con recenti o antiche fragilità tipiche del “romanzo familiare” (e che restano tuttavia circoscritte), bensì persone completamente prive di ogni **capacità di resistenza** alle minime contrarietà che si presentano nelle loro vite.

La vita di queste persone è assolutamente "normale", ma i piccoli problemi che inevitabilmente si presentano sono vissuti come insormontabili, come fastidi da **nascondere dietro la facciata**, che deve restare sempre impeccabile.

Prevale in questi quadri la convinzione che la vita debba essere sempre al top, così che **il comportamento esibito all'esterno non coincide con la verità interiore** ma è all'insegna dell'euforia e della leggerezza.

Tale **mancanza di autenticità** ha dei costi, e questi sono un **infiacchimento dell'energia vitale**, della forza, della gioia, della positività.

La **psicoterapia** tenta allora di riallacciare a loro stessi questi soggetti **smarriti, persi nelle loro maschere social**i.

### La differenza fra la depressione classica e la depressione mascherata

Si tratta di un fenomeno diverso rispetto alla [**depressione** ](https://www.sibillaulivi.it/come-guarire-dalla-depressione.html)classica, che vede un soggetto chiuso in se stesso, in difficoltà nel lavoro e nelle relazioni. Con la depressione il malessere in questione condivide unicamente questa sorta di **ottundimento emotivo**, che però non paralizza, piuttosto porta a concepire pensieri e a mettere in atto **comportamenti “disorganizzati”**, incoerenti, superficiali, non guidati da un filo rosso o da una motivazione stabile e solida nel tempo.

Se nella depressione ci sono[ **tristezza**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/depressione-attacco/302-tristezza-o-depressione.html), **paralisi**, **solitudine** accompagnate da un pessimismo lucido, a questo livello osserviamo esattamente il rovescio, dunque una **venatura maniacale**. L**’umore** è spesso forzatamente **euforico** benché al fondo piatto, la vita frenetica, piena di impegni, le relazioni innumerevoli tipo “mordi e fuggi”, il **pensiero contraddittorio**, incurante della logica anche quando imbastisce dei ragionamenti.

Spesso compaiono **sintomi fisici**, malattie per lo più immaginarie o appartenenti alla sfera della psicosomatica.

La depressione vera e propria evoca l’immagine di una foglia morta, ingiallita, rinsecchita dall’inverno; questi scenari richiamano piuttosto quella più vaga, più crepuscolare di una **foglia al vento**, priva di qualsiasi peso specifico che la faccia almeno precipitare, piuttosto che fluttuare nell’aria seguendo percorsi vorticosi e senza senso.

I **traumi** in gioco raramente sono davvero consistenti, le prove della vita di rado all’insegna della drammaticità autentica. Morte, malattia, violenza non sono i protagonisti di questi drammi, che si posizionano su un piano marcatamente immaginario piuttosto che reale.

Nelle esistenze di questo genere c’è tutto: genitori sufficientemente buoni, figli, mariti, amanti, salute, lavoro, denaro. Eppure un **senso di vuoto dilagante** spinge a chiedere aiuto, **apparentemente per motivi futili**, banali, nulla che non si possa risolvere con un po’ di pazienza e qualche chiacchierata con un amico.



### La domanda di fondo nella depressione mascherata: come sentirsi davvero vivi?

La domanda, a tratti convulsa, pare essere quella di poter tornare a vivere. Come si fa? Come si fa a non esistere e basta? Come si fa a **respirare**? A resistere ai diktat sociali, alle mode intese come modalità stereotipate di atteggiarsi e di concepire il presente e il futuro? Come si fa insomma a **essere se stessi**?

E così si torna da capo. Per concedersi il lusso di essere se stessi ci vuole infatti tanta forza, tanta **capacità di nuotare vigorosamente contro corrente**, di accettare sconfitte e ridimensionamenti unitamente ad una disposizione a rinunciare alla calda coperta anestetizzante delle identificazioni al gruppo.

Allora pare proprio che il recupero di un sentimento intimo della vita sia connesso ad una quota di **indipendenza dal sistema**. Più l’adesione ad esso è acefala, totale, più esso finisce per frammentare l’identità dei singoli in una sorta di caleidoscopio dove si recitano cento parti in commedia, dove si dice tutto e il contrario di tutto, dove ogni evento insignificante può trasformarsi in un dramma.

La soluzione tuttavia non può essere la fuoriuscita dalla società, il cui limite estremo sarebbe il vagabondaggio o il ritiro nella foresta. Posto che al disagio della civiltà non c’è rimedio, il soggetto può però opporre resistenza, grazie alla coscienza di sé e all’esercizio della critica. Può cercare **ambienti più consoni** alle sue esigenze profonde, una volta individuate e messe a fuoco. Sempre però tenendo a mente l’inesistenza del luogo ideale, essendo il conflitto fra individuo e sistema largamente non componibile.



### La psicoterapia della depressione mascherata: conosci te stesso

**Conosci te stesso** dunque. Si parte dalla **soggettività**. In molti casi va soltanto recuperata, spolverata e poi allenata. I cambiamenti in questi casi sono rapidi, bastano pochi mesi di[ **psicoterapia**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/psicoanalisi/1044-la-psicoterapia-e-le-sue-fasi-dal-supporto-allelaborazione-psichica.html) per vedere dei risultati spettacolari in termini di recupero di vigore e coraggio. Il cambiamento costruttivo è la cifra di percorsi di tal genere, che coincidono frequentemente con un massiccio ridimensionamento di obiettivi di carriera o di successo in favore di **progetti indipendenti** che conservino un impatto sul sociale.

Poi ci sono situazioni più dubbie, in cui osserviamo una vera e propria **diluizione della soggettività**, una sua alienazione radicale al discorso dell’altro. Questo fenomeno interessa soprattutto personalità dai modi esteriori magari ribelli, ma al fondo frutto essi stessi di un **adeguamento conformistico** ad un gruppo, ad una moda o ad altro. Nelle storie di queste persone c’è stato un cedere precocemente a dinamiche del tipo inclusione-esclusione, la prima avvenuta al prezzo di uno spossessamento dei propri desideri o pensieri critici.

Se poter ritrovarsi coincide con il passare attraverso una fase di perdita, non è detto si sia disposti ad accettare o a tollerare un costo così alto. Ed ecco vincere sugli sforzi terapeutici l’**aggrapparsi alle certezze**, con tutto il correlato di distrazioni “carine” , di vuoto “bla bla” anche in seduta per continuare a non pensare, a sfuggire alla propria verità crogiolandosi indefinitamente in falsi problemi.

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