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title: Narcisismo e depressione latente
description: La depressione classica risponde più facilmente alla terapia rispetto a quella contemporanea, caratterizzata da una forte componente narcisistica che rende difficile il lavoro psicoterapeutico
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date: 2025-10-11T10:17:01Z
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## Che cosa si intende per depressione latente nel narcisismo e quali sono le difficoltà della sua cura in psicoterapia 

La[ **depressione**](https://www.sibillaulivi.it/come-guarire-dalla-depressione.html), in questo momento storico più che mai, è un **sintomo trasversale** a molte domande di cura. Essa si accompagna spesso a **problematiche nella [sfera narcisistica](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/psicoanalisi/926-narcisismo-sano-e-narcisismo-patologico.html)**. Potremmo affermare che esiste una vera e propria **depressione tipica del narcisista**, che si riconosce perchè viene allo scoperto ogniqualvolta l'**immagine grandiosa di sè** si trova per motivi vari ad essere **sotto scacco**.

Le persone che soffrono di questo disturbo sono **difficilmente analizzabili**, perchè l'analisi comporta andare a fondo di **verità anche spiacevoli** di se stessi che in questi casi non si riescono a vedere e tollerare. L'immagine narcisistica di sè infatti è sempre un po' messa in discussione dall'analisi, se si ha una **struttura dell'Io abbastanza forte** non ci si sente minacciati bensì **aiutati a conoscersi**.

Ma **quando questa struttura è debole** è necessario mantenere l'**ideale di se stessi**, soprattutto là dove ci ha già pensato la vita a **colpire e ridimensionare fortemente l'Ego**, con tutto il **correlato depressivo** susseguente.

Ne deriva un **uso della parola peculiare**, finalizzato non a capire ma a **mistificare**, nel tentativo di **rinforzare l'immagine vincente di sè messa a dura prova**.

### La depressione del narcisista

La **depressione**, nella sua forma classica, consiste in un’importante **paralisi** sul piano dell’azione, in un **marcato pessimismo** e nel **ritiro sociale**. Essa comporta però anche **lucidità di pensiero**, capacità di argomentazione e un certo sfondo di appello all’altro, ovvero di **desiderio di comunicazione** e di scambio a dispetto di una routine di **vita ritirata** e appartata.

La[ **psicoterapia**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/psicoanalisi/1044-la-psicoterapia-e-le-sue-fasi-dal-supporto-allelaborazione-psichica.html) in tale quadro tradizionale si configura come un **potente antidepressivo**, perché rimette in moto una **parola assopit**a in un soggetto al fondo ancora voglioso di relazioni, di progetti e di vita.

Oggi tuttavia osserviamo sempre di più un dilagare di **forme sfumate** ma subdole, in cui l’azione c’è ma è **senza partecipazione emotiva**, la qualità del vissuto è come impoverita, i pensieri e gli argomenti sono ripetitivi, sempre gli stessi, frequentemente difficili da capire nel loro senso più profondo.

L’ingranaggio in questi casi non è inceppato, funziona, ma è **senza anima**, senza vita. Le persone che soffrono di questo disagio appaiono **esteriormente risolte** ma **intimamente bloccate** e ciò si vede molto bene a livello del rapporto con l’altro. Anche se parlano a lungo e diffusamente **non sembrano mai rivolgersi davvero a qualcuno**. Le loro parole si configurano piuttosto come pallottole scaricate a ripetizione su un bersaglio, non svelano nessun tentativo o desiderio di traduzione e di condivisione.

Il **narcisismo** non a caso è il fondo oscuro di queste **depressioni** impercettibili: l’individuo ha abbandonato l’orizzonte dialettico, pare **non tenere più conto dell’altro se non in termini utilitaristici**. Il focus è orientato a senso unico su se stessi, impedendo l’ingresso a molta sofferenza ma al tempo stesso sterilizzando la propria capacità di sentire e di trasmettere.

In questi quadri il **lamento** o la **seduzione** si profilano come le uniche **modalità emozionali residue**. Ma a ben vedere essi sono falsi movimenti espressivi, nella misura in cui in entrambi i casi non esce nulla di un vero interesse a comunicare con l’altro. L’**altro** o è **ridotto a un contenitore**, a una specie di **raccoglitore di frustrazioni**, oppure è uno **specchio per intensificare il proprio narcisismo**.

###  Le difficioltà della psicoterapia nel trattamento della depressione nei quadri di narcisismo

La **sfiducia** e il **cinismo di fondo** che caratterizzano molte **depressioni** **tipiche del narcisismo patologico**, mascherate da apparenze di segno contrario, sono difficili da trattare proprio perché la persona stessa che arriva in terapia non le riconosce come un problema.

Il rischio che il **lavoro psicoterapeutico** si riduca ad un **vuoto “bla bla”** è più che concreto, il terapeuta si accorge che c’è qualcosa che non va perché non solo non si attiva in lui **nessun “insight”** , ma anche per via della fatica crescente nello stare dietro al discorso del paziente, **superficialmente fluido** ma internamente pieno di **punti ciechi non approfondibili**.

La parola non è semplicemente “vuota” (cosa che ciclicamente accade in tutti i percorsi di cura anche profondi), non è un “cincischiare” prima di arrivare al punto. Si tratta per lo più di veri e propri **buchi nel discorso**, affermazioni prive di senso, **frasi fatte** o **affermazioni perentorie** impermeabili a ogni tentativo di chiarificazione. Anche **ridicolizzare gli altri** ed **esaltare se stessi** in maniera compiaciuta è una modalità espressiva tipica.

Cercare di **tradurre certe oscurità** porta sistematicamente al fallimento, perché le **spiegazioni si ingarbugliano** e si attorcigliano su se stesse, lasciando curante e paziente in uno stato di confusione nocivo per entrambi.

La logica frequentemente è assente da questi discorsi non tanto perché il paziente non è intelligente abbastanza o dice le cose senza pensare. Essa viene bypassata così come viene aggirato il confronto con l’altro, non esistono leggi a cui sottostare, nemmeno quelle del discorso. Tutto è **liquido e precario**, fluttuante, è vera una cosa e al tempo stesso la sua negazione.

Il narcisismo poi arriva ad un livello tale da sfociare nell’incomunicabilità pura, nel **disinteresse a farsi comprendere**, ad **agganciare dei punti**, al fondo a farsi aiutare.

Le terapie sono chieste per vedere se c’è qualcuno che può **risolvere con la bacchetta magica** il proprio problema. Quando si capisce che perché funzioni bisogna anche metterci del proprio l’interruzione è molto probabile.

Domande così purtroppo sono in aumento e come curanti c’è da ripensare a molti aspetti del nostro modo di lavorare. Siamo davvero impotenti o potrebbe comunque esistere un modo per agganciare il paziente alla cura, un modo che non consista in una **debole e precaria empatia** o in una **fragile alleanza** speculare?

Una buona bussola da tenere in mente come orientamento è la **sofferenza** che, pur incapsulata, esiste. Ricordarsi che le persone così sono fragilissime. Accoglierle tenendo ben presente i limiti delle possibilità di cura può essere un modo per far sì che **qualcosa venga comunque portato a casa**.

Oggi ci viene richiesta una supplementare quantità di docilità e di pazienza: rinunciare all’interpretazione e attendere quietamente, attendere mantenendo in primis in noi quel calore, quella positività e fiducia assenti nella stoffa psichica del paziente (intimamente bruciato e forse disperatamente bisognoso di un **punto di riferimento stabile** nel suo mondo fluttuante?)

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