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title: Due tipologie di insoddisfazione
description: Esistono due tipologie di insoddisfazione, dipendenti dal grado di identificazione con il sistema sociale. L'insoddisfazione, non richiusa attraverso l'oggetto di consumo, può aprire la via al cambiamento
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date: 2024-04-30T12:02:14Z
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## Che legame esiste fra insoddisfazione e depressione 

Il **sentimento di insoddisfazione** in genere viene percepito come una sensazione interiore di **irrequieta mancanza**, che può accompagnarsi alla rassegnata **percezione di esclusione** da una supposta condizione di felicità senza sbavature.

In questo senso l’**insoddisfazione si caratterizza per una venatura depressiva**, più o meno accentuata, che può arrivare fino alla [depressione](https://www.sibillaulivi.it/come-guarire-dalla-depressione.html) vera e propria. L'insoddisfatto in genere ha un **basso tono dell'umore**, è apatico, lamentoso, sonnolento. Oppure è agitato, irrequieto e mai conento.

Le due tipologie di insoddisfazione che osserviamo più di frequente hanno a che vedere con un **eccesso di identificazione al sistema consumistico**, che porta a consumare compulsivamente consegnando ripetutamente a incolmabili **sentimenti di vuoto**, oppure a una **ribellione a una vita che non si sente propria**, che fa sentire mancanti.

Il secondo caso è quello più trattabile in[ **psicoterapia**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/psicoanalisi/1044-la-psicoterapia-e-le-sue-fasi-dal-supporto-allelaborazione-psichica.html) perchè non comporta l'"otturazione" dell'insoddisfazione attraverso l'oggetto di godimento ma lascia il campo aperto a interrogazioni di ampio respiro.

In questa seconda accezione l'insoddisfazione, se non si incista nel vittimismo, può aprire la via a un **movimento di crescita e di autorealizzazione** estremamente prezioso.

### Come si manifesta l’insoddisfazione 

La compresenza di **nervosismo** e **flessione del tono dell’umore** è dovuta all’incremento del lavorio mentale che, non trovando uno sbocco nell’azione, ristagna inutilmente nella psiche appesantendola con vissuti all’insegna dell**’impotenza** e della **svalutazione di sè**.

Lo stato di insoddisfazione può protrarsi a lungo, andando sovente a definire come una tinta dominante la personalità, oppure può configurarsi come una condizione transitoria, a cui seguono azioni di rottura più o meno costruttive.

Non sempre infatti l’agire dell’insoddisfatto lo libera effettivamente dalla sua condanna; spesso egli viene solo temporaneamente sollevato dalla **pressione interna**, se questo suo agire è dettato dall’impulso o dalla pura necessità di mettere a tacere la sgradevole sensazione.

Senza **elaborazione psichica profonda**, ovvero senza auto consapevolezza, l’insoddisfazione resta infatti fissa nel perpetrare la sua influenza sulla personalità.

### Il legame dell'insoddisfazione con il consumismo e con la ricerca dell'autenticità di se stessi

Se l’insoddisfazione nelle sue manifestazioni esteriori risulta tipica e quindi ben riconoscibile, la sua causalità invece non è univoca, anzi, può sottendere motivi anche opposti, che riflettono il problematico rapporto di adattamento fra l’individuo e il suo ambiente.

Esistono allora **due tipologie di insoddisfazione** che affliggono l’essere umano, in ultima analisi legate all’eccesso o al difetto di adattamento al sistema sociale di appartenenza.

Il contesto in cui viviamo oggi predica come valore assoluto l’esibizione di se stessi e dei propri godimenti (godimento del denaro, dell’oggetto, del divertimento, del sesso fine a se stesso ecc…); chi più o meno coscientemente sposa questo valore, è suscettibile di sviluppare sentimenti di insoddisfazione legati al **non poter avere accesso a sufficienti quantità di godimento** o viceversa al percepire quel vuoto che invariabilmente segue l’abbuffata.

L’insoddisfazione legata all’**adeguamento massivo ai valori consumistici** è purtroppo molto diffusa ed è anche difficilmente trattabile in terapia perché sottende un **atteggiamento conformistico** inconscio abbastanza inerziale.

Le persone, identificate ai miti proposti dall’industria di consumo, si sentono frustrate perché non godono abbastanza o perché dopo aver goduto l’irrequietezza non solo non è placata, ma in più è gravata da un senso di **futilità esistenziale** (non elaborabile psichicamente e quindi ancora più opprimente)

La sensazione di **esclusione dalla festa collettiva** colpisce soprattutto i giovani e le categorie con meno risorse mentali, oggi come oggi essenziali per resistere al risucchio del binomio godimento-esibizione.

Una scarsa esperienza di vita o una bassa autostima imprigionano nelle ragnatele del materialismo sfrenato; lo stesso essere umano si riduce a essere merce fra merci e il suo valore non consiste più nelle sue qualità spirituali ma si regge solo ed esclusivamente su quanto può esibire.

Tutto ciò che comporta pensare, applicarsi, fare fatica per nutrire e levigare la propria anima e la propria consapevolezza è rifiutato come una fatica inutile. Perché rinunciare a godere se godere è l’unica via per esistere?

Il **secondo tipo di insoddisfazione** è allora di natura più evoluta, perché appartiene a coloro che sono in grado di farsi delle domande e che non annegano nel conformismo più cieco.

A questo livello l’insoddisfazione, benché apparentemente simile alla precedente, è il **segnale di un risveglio psichic**o.

Le persone in questi casi si chiedono **cosa vogliono davvero** nei termini di una loro felicità “spirituale”, si chiedono **chi sono veramente** al di là della maschera esibita, vogliono capire quali scelte e quali azioni compiere consapevolmente per sentirsi autenticamente “centrati”.

Ma nemmeno qui il percorso è semplice e lineare, nella misura in cui l’**atteggiamento di rifiuto** (verso qualsiasi forma di conformismo e di pienezza) può diventare cronico e condannare a una **fuga perenne**, a un nomadismo senza approdo oppure a un lamentarsi senza provare a cambiare niente.

Inoltre anche le personalità che hanno più a cuore la propria anima, calpestata dallo spirito becero e materialista dei nostri tempi, sono comunque influenzate almeno in parte dal contesto in cui sono nate e cresciute.

Il loro cammino di “**individuazione**”, di presa di coscienza profonda di sè e di ricerca della propria  **forma individuale di felicità** non è immediato e privo di difficoltà.

Bisogna mettere in conto perdite, separazioni, solitudine. Tutte cose inevitabili per divenire davvero noi stessi.

Davanti a queste difficoltà molti preferiscono il lamento, che permette di restare eternamente fermi nell’insofferenza senza provare a cambiare la propria vita.

### La psicoterapia dell’insoddisfazione 

Va da sè come solo questo secondo livello di insoddisfazione sia trattabile mediante **strumenti terapeutici** basati sulla parola.

Dalla prima tipologia di insoddisfazione si può certamente passare alla seconda, ma a condizione di un **risveglio radicale** e di molta sofferenza.

Le personalità più fragili purtroppo non sono in grado di prescindere dagli imperativi sociali, pena la definitiva perdita di sè e del supporto narcisistico identificatorio (maschera sociale) essenziale per sopravvivere.

Esibire cose e status per molti resta l’unica maniera di esistere.

Imparare a **“temperare” un po’ la spinta conformistica** non è comunque un’impresa impossibile, si possono cioè apprendere dei trucchi per non finire sistematicamente nella spirale del deprezzamento di sè, del continuo paragonare la propria persona con quella che possiede e gode di più.

Chi invece va in crisi profonda e problematizza la propria condizione esistenziale va da una parte capito e sostenuto nel suo spirito critico, dall’altra incentivato a non arrendersi, a non lasciare che tutta la vita scorra all’insegna del lamento e della tristezza nervosa.

Modi alternativi per **vivere in sintonia con la parte più intima e vitale di sè** esistono ma non sono strade ben tracciate e segnalate, vanno scoperte grazie all’esperienza di vita, agli errori e alle fatiche, grazie ad un “provarci” che non si arresta davanti alle difficoltà.

Quando gli ostacoli e le sconfitte siamo capaci di trasformarli in **occasioni conoscitive** in realtà stiamo aprendo nuovi orizzonti, siamo già ben oltre la linea del malessere.

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