Depressione da confort

La depressione è un affetto che colpisce l’essere umano ogni qualvolta fatica a venire a patti con una perdita significativa. Si può trattare della morte di una persona, di una delusione amorosa, di un de mansionamento lavorativo, di una malattia. Tutte situazioni caratterizzate dall’irruzione di un elemento che destabilizza il tran tran quotidiano, mettendo fortemente alla prova la capacità di farvi fronte da parte di colui che ne viene colpito.

A noi clinici tuttavia capita di imbatterci sempre più frequentemente in un’altra tipologia di male oscuro, che a ben vedere implica sempre una perdita ma che non appare giustificata da nessun evento traumatico di privazione nel reale. Si tratta della così detta depressione da confort.

Che significa “da confort”? L’espressione in effetti ci suggerisce uno stato emotivo ben lontano da quello associato alla mancanza, evoca pienezza, ricchezza, benessere. Sembra dunque rimandare a una sorta di realizzazione materiale, in cui ciò che si vuole lo si ottiene, si concretizza, diventa una realtà tangibile. Come è possibile che in questa condizione di opulenza si insinui un’insoddisfazione apatica?

Una spiegazione che noi terapeuti troviamo convincente ma per nulla banale mette in gioco la differenza che intercorre fra bisogno e desiderio. Fra volontà dell’IO e soggetto dell’inconscio.

Purtroppo, un po’ anche a causa di come è strutturata la società contemporanea, ai nostri giorni viene esaltata come valore assoluto la volontà in quanto strumento di auto affermazione. Vengono dunque messi in primo piano i bisogni dell’IO, che a vario titolo hanno sempre a che vedere con il possesso. Ricchezza, potere, bellezza costituiscono i poli di attrazione di molte vite e i loro metri di valutazione. Lo stesso sentimento dell’amore viene forzato in determinati schemi: l’oggetto d’amore deve essere così e cosà per risultare socialmente accettabile e corrispondere al modello della coppia vincente. Vincere è il diktat da cui quasi nessuno riesce a svincolarsi, se non dopo eventi o situazioni che stimolano lo sviluppo di una nuova consapevolezza.

Per capire come mai la vittoria dei nostri IO non faccia la felicità, ma possa al contrario ingenerare noia, è necessario rendersi conto di come l’essere umano non si riduca affatto alla sua volontà cosciente. Esiste cioè in ciascuno di noi una sfera che si chiama inconscio, che determina la nostra soggettività più pura. A livello dell’inconscio vivono i nostri desideri più profondi, le nostre aspirazioni più autentiche. Ciò che quindi ci qualifica come quell’essere unico e irripetibile che siamo.

Se sistematicamente non prestiamo ascolto al nostro inconscio, se lo ignoriamo in virtù di un adeguamento ai valori del discorso dominante, produciamo infelicità, apatia, torpore. E’ come venir strappati dalla parte più profonda di se stessi, in una lenta, subdola ma incessante alienazione.

Ai giovani spesso succede di compiere delle scelte affettive o professionali sulla base delle aspettative del contesto familiare, a sua volta influenzato dalla più ampia sfera sociale. Si tratta delle famiglie in cui prevale un certo conformismo, sicuramente funzionale per raggiungere determinati obiettivi “di successo”, ma in ogni caso dannoso ai fini di una vita basata su un’autentica realizzazione.

Un lavoro psicoanaliticamente orientato, che riabiliti il soggetto dell’inconscio e gli dia finalmente diritto di esistenza e di parola, nel tempo restituisce una visione nitida a chi si è perso nella nebbia dell’esercizio cieco della volontà senza desiderio.

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

Depressione e conformismo

Sempre più frequentemente capita di osservare, nelle forme di malessere contemporaneo, un'associazione fra stati depressivi e tendenza ad assumere comportamenti conformistici, che riflettono cioè un adeguamento acritico alle maschere sociali imperanti nel proprio ambiente di riferimento.

"Il depresso"

Nella poesia di Alda Merini " Il depresso" troviamo una magistrale descrizione di alcuni tratti tipici della psiche di soggetti che soffrono di depressione, nonché del tipo di relazione che li lega a persone che sono affettivamente coinvolte con loro.

Depressione e creatività

Sembra un controsenso, eppure chi è predisposto verso affetti depressivi spesso mostra anche tratti di originalità e creatività, che in genere possiamo riscontrare nel variegato campo delle arti. L’apparente contraddizione è evocata dalla paralisi e stagnazione associate alla depressione, che contrastano con l’idea dell’attività e dell’energia insite nell’atto creativo.

Trattamenti “self made” della depressione

Spesso si fa riferimento alla depressione come ad un affetto trasversale a molte espressioni sintomatiche. Da un certo punto di vista la potremmo addirittura considerare come primaria, nella misura in cui alcuni comportamenti patologici ben conosciuti che la accompagnano non si rivelano altro che un tentativo inconscio di trattarla.

Depressione e rinuncia

Alcune forme depressive, soprattutto quelle che assumono la connotazione di un sottofondo permanente di noia e di infondatezza esistenziale, sottendono l'aver girato le spalle alla possibilità di essere autenticamente felici. In un preciso momento della vita si sono cioè portate avanti delle scelte all'insegna della paura.

La depressione e l’uso del farmaco

Esistono stati depressivi che comportano l’esperienza di un dolore talmente intenso e insopportabile per i quali appare senz’altro opportuno l’uso del farmaco. E’ bene però sottolineare come il ricorso alla cura medica andrebbe circoscritto per l’appunto solo ai casi menzionati, quando cioè il dolore assume una forza tale da spingere chi lo patisce ad atti estremi, pur di liberarsene. Il farmaco ha dunque un’utilità innegabile e preziosa in quanto fattore protettivo nei confronti dell’eventualità di condotte autolesive.

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.