Disturbo bipolare, personalità borderline e schizofrenia: quali differenze diagnostiche?

Il disturbo bipolare (sindrome maniaco-depressiva) non è immediatamente riconoscibile dal disturbo borderline di personalità, perché entrambi hanno in comune una serie importante di sintomi. Inoltre, essendo presenti nei due casi sintomi psicotici, si può creare confusione con la schizofrenia.

Cosa distingue la sindrome maniaco-depressiva dal disturbo borderline?

Il disturbo bipolare (sindrome maniaco-depressiva) non è immediatamente riconoscibile dal disturbo borderline di personalità, perché entrambi hanno in comune una serie importante di sintomi. Inoltre, essendo presenti nei due casi sintomi psicotici, si può creare confusione con la schizofrenia.

La diagnosi corretta perciò risulta cruciale, perché da essa deriva il trattamento più indicato (sia di tipo farmacologico che psicoterapeutico).

Se la sindrome maniaco depressiva e la schizofrenia sono forme di psicosi "classiche", riconosciute fin dalla nascita della psichiatria e della psicoanalisi, il disturbo borderline di personalità è un costrutto moderno e in molti ambienti ancora controverso. Secondo alcuni approcci esso o non esiste affatto (venendo così assorbito nelle categorie della nevrosi e della psicosi), o è erroneamente utilizzato dai clinici come un macro contenitore dei casi così detti "inclassificabili".

Al di là di queste speculazioni è tuttavia indubbia l'esistenza di una clinica "borderline", caratterizzata da: severa difficoltà nella regolazione dell'impulsività e dell'emotività, oscillazioni del tono dell'umore, irritabilità e rabbia, sintomi psicotici (ideazione paranoie, stati dissociativi), comportamenti autolesivi. Spesso quadri di questo genere compaiono fin dalla prima giovinezza e rimangono piuttosto stabili nel tempo, venendo perciò rubricati dalla psichiatria come disturbi pervasivi della personalità. Si associano con una frequenza elevatissima a traumi infantili, abusi, maltrattamenti, importanti carenze affettive subite nell'infanzia. Il tema dell'abbandono è centrale e fa da sfondo ad ogni comportamento disfunzionale tipico.

Ora anche in soggetti che alternano stati melanconici (episodi depressivi) e maniacali (stati di esaltazione euforica) ritroviamo l'impulsività, l'oscillazione dell'umore, la rabbia, i passaggi all'atto e i sintomi psicotici. Quali sono allora le differenze?

Disturbo dell'umore e personalità borderline

Bisogna premettere che il disturbo bipolare è un disturbo dell'umore, dunque tutto ciò che accade a chi ne è soggetto può essere del tutto distonico rispetto alla sua personalità. Se il borderline è così cronicamente affetto da certe turbe comportamentali da far pensare ad una penetrazione del disagio fin negli strati più profondi del carattere, il bipolare viene invece investito dalla sregolazione dell'umore come da un'ondata imprevista ed estranea al suo modo di essere. La persona si trasforma come sotto l'effetto di una droga, gli altri non la riconoscono più.

Così, se la difficoltà di regolazione degli impulsi è una costante nella vita del borderline, portandolo sistematicamente ad agire piuttosto che a pensare, nel maniaco-depresso essa si presenta in maniera episodica (soprattutto in fase maniacale con veri e propri passaggi all'atto), distanziandosi dalla usuale matrice caratteriale della persona.

Quindi anche i disturbi dell'umore sono diversi nelle due sindromi. In quella borderline l'oscillazione è frequente e i cicli sono brevi, durano qualche giorno o qualche ora. Di solito lo sbalzo è reattivo a qualcosa che ha a che fare con la percezione di un rifiuto da parte dell'altro. Segnali minimi di disinteresse piuttosto che frustrazioni o perdite presunte sono ingigantiti e drammatizzati. Nel disturbo bipolare invece le oscillazioni sono più discontinue e durature e possono presentarsi in modo inatteso, indipendentemente dalla situazione esterna, come fossero dei veri e propri fulmini a ciel sereno.

Stesso discorso per la rabbia e l'irritabilità. Il borderline è cronicamente nervoso, sempre in maniera reattiva agli eventi, spesso anche quelli insignificanti. Mentre il bipolare lo è solo quando è fortemente melanconico o su di giri, quando cioè è in balia della tempesta umorale che lo aggredisce senza un perché.

Sintomi psicotici

Sui sintomi psicotici c'è da fare una puntualizzazione in più, anche perché entra in gioco anche la diagnosi differenziale dalla schizofrenia. Nel borderline osserviamo frequentemente ideazione paranoide, ovvero convinzione pseudo delirante d'essere vittime di un Altro cattivo. Essa però non raggiunge mai il grado di un delirio sistematizzato. Anche i sintomi dissociativi (distacco o amnesia), caratterizzati dall'assenza di connessione nel pensiero, nella memoria e nel senso di identità, non sfociano mai in completo distacco dalla realtà: il paziente resta in grado di capire che gli sta succedendo qualcosa di strano.

Il bipolare invece può sperimentare vere e proprie allucinazioni e deliri sia in fase maniacale che depressiva. Nella prima prevarranno tematiche d'onnipotenza e grandezza, mentre nella seconda deliri di rovina. Ciò che differenzia questi sintomi psicotici da quelli della schizofrenia sono la particolarità dei contenuti in linea con l'alterazione concomitante dell'umore, il loro presentarsi sempre strettamente in associazione con il cambiamento d'umore e l'essere circoscritti nel tempo. Inoltre ciò che qualifica la schizofrenia e che non ritroviamo nè nel bipolare nè nel borderline é un marcato e pervasivo ottundimento emotivo (affettività coartata).

Ecco perché la diagnosi in questi casi, pur non sufficiente in quanto non rappresentativa delle caratteristiche e delle potenzialità individuali, appare uno strumento quanto mai necessario per non cadere in veri e propri errori nella direzione della cura e nell'identificazione del trattamento farmacologico adeguato.

Tags: Disturbo bipolare, Borderline

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

Disturbo bipolare, personalità borderline e schizofrenia: quali differenze diagnostiche?

Il disturbo bipolare (sindrome maniaco-depressiva) non è immediatamente riconoscibile dal disturbo borderline di personalità, perché entrambi hanno in comune una serie importante di sintomi. Inoltre, essendo presenti nei due casi sintomi psicotici, si può creare confusione con la schizofrenia.

La depressione e l’uso del farmaco

Esistono stati depressivi che comportano l’esperienza di un dolore talmente intenso e insopportabile per i quali appare senz’altro opportuno l’uso del farmaco. E’ bene però sottolineare come il ricorso alla cura medica andrebbe circoscritto per l’appunto solo ai casi menzionati, quando cioè il dolore assume una forza tale da spingere chi lo patisce ad atti estremi, pur di liberarsene. Il farmaco ha dunque un’utilità innegabile e preziosa in quanto fattore protettivo nei confronti dell’eventualità di condotte autolesive.

Depressione e creatività

Sembra un controsenso, eppure chi è predisposto verso affetti depressivi spesso mostra anche tratti di originalità e creatività, che in genere possiamo riscontrare nel variegato campo delle arti. L’apparente contraddizione è evocata dalla paralisi e stagnazione associate alla depressione, che contrastano con l’idea dell’attività e dell’energia insite nell’atto creativo.

Riconoscere la depressione

Come si riconosce una depressione? Cosa la distingue dalla semplice tristezza? Sicuramente la sua durata nel tempo e il suo grado di interferenza sulla capacità di azione. Una certa variabilità dell'umore fa parte della natura umana, per cui esistono delle oscillazioni assolutamente normali che sono semplicemente conseguenza di accadimenti esterni.

La depressione: un affetto molto umano

In psicoanalisi parliamo più di affetto depressivo che di depressione. La depressione è un affetto perché è intimamente legata al nostro sentire, alla sua gamma di tonalità e sfumature.A rigore dunque non è una malattia ma una possibilità strettamente connessa alla natura umana.

Depressione al femminile nella contemporaneità

La donna, rispetto all'uomo, si trova più esposta all'esperienza della depressione. Questo perché per sua struttura ha un rapporto più stretto con la mancanza, con la vulnerabilità, con il non avere. Tendenzialmente l'uomo trova più facilmente una gratificazione nel possesso, nel potere, nella conquista.

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.