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title: Perché mi annoio sempre: un'analisi psicoanalitica della noia cronica
description: Stai affrontando la noia cronica? Scopri la differenza tra noia sana e patologica. La nostra analisi psicoanalitica ti aiuta a dare un senso al vuoto.
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date: 2025-08-27T07:53:57Z
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## La noia normale e la noia cronica: quali differenze

Spesso ci si chiede: **perché mi annoio sempre?** La risposta non è sempre legata all’assenza di cose da fare, ma a un malessere più profondo**,** che questa analisi mira a esplorare.

Annoiarsi in sé non rappresenta un male; il vuoto di attività e compiti vari spinge a guardare ciò che si sta facendo nella vita da una nuova prospettiva e ad accogliere impressioni alternative rispetto a quelle usuali.

Mettersi in contatto con la parte profonda di noi stessi apre la via ad un atteggiamento introspettivo e meditativo da cui possono scaturire intuizioni, idee nuove e slanci creativi. La noia così intesa può avere una connotazione emotiva di segno neutro o leggermente negativo, come una sfumata malinconia, che però non viene rifuggita subito ma “presa in carico” dalla mente per capire qualcosa di più di se stessa e per trovare un modo armonico di riallacciarsi al flusso vitale.

In parole semplici la noia “sana” funge da “attivatore” di risorse psichiche dormienti e diventa quindi un’alleata per lo sviluppo di interessi e capacità. Dalla noia paradossalmente nasce l’antidoto alla noia stessa, di natura non riempitiva e non passivizzante.

Soffrire di **noia cronica** rappresenta invece un discorso diverso. La noia che non passa, che non si trasforma in alcun modo nello stimolo e nell’occasione per esprimere una qualsivoglia creatività, avvia il dilagare a dismisura del **senso di vuoto**, il protrarsi delle sensazioni negative associate all’assenza di stimoli e l’instaurarsi di un atteggiamento passivo e indolente che lentamente infiacchisce tutte le facoltà mentali e volitive.

La **noia patologica** è la noia che si avvita su se stessa, che si prosciuga delle sue potenzialità di richiamo di energie “rinnovate” e indugia infinitamente nella paralisi e nello stordimento di un tempo che intrappola in abissi di abbrutimento fisico e mentale.

## La differenza fra la noia patologica e la depressione

E’ facile che i vissuti tetri che qualificano la noia, come il [**senso di insoddisfazione**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/depressione-attacco/989-due-tipologie-di-insoddisfazione.html "Due tipologie di insoddisfazione") totalizzante e di inutilità, richiamino quelli tipici della depressione.

Nella **depressione** però la persona sa, in cuor suo, perché sta male: in genere la sua sofferenza si connette ad una perdita rimasta non elaborata, un vissuto luttuoso di natura infantile mai del tutto superato e risvegliato da un evento recente.

L’**annoiato cronico** invece non è in grado di dire che cosa l’abbia reso così, anche perché la sua modalità di vivere, benché faticosa, in fondo in fondo fa parte di lui, l’ha sempre sperimentata e non ha mai provato davvero a cambiarla.

Il depresso riconosce un "prima" e un "dopo", un momento che faccia da spartiacque, mentre l’annoiato no, tende piuttosto a considerare gli altri che si agitano e fanno mille cose come degli esseri strani, che non si sanno godere la vita.

Purtroppo il tedio dell’annoiato lo porta a non voler assolutamente uscire dalla sua bolla, che ai suoi occhi gli fornisce dei vantaggi rispetto agli altri, in primis quello di non combinare nulla di serio e dunque di non avere grandi responsabilità.

La **noia patologica** rappresenta una resa e una soluzione: resa alla fatica, all’insensatezza, alla mediocrità senza scampo e al tempo stesso possibilità di vivere “tirando a campare”, addossando le colpe qua e là sugli altri, coltivando l’idea di essere una vittima incompresa ma sotto sotto superiore a tutti.

## Il legame fra la noia e disturbi della personalità

Chi si annoia sistematicamente di tutto e di tutti (la noia invade infatti anche il campo relazionale) tende ad esibire delle problematiche nell’area della personalità.

La[ **sindrome borderline**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/psicoanalisi/951-la-personalita-borderline.html "Disturbo borderline: il riposo impossibile") e il carattere antisociale in particolare sono schiavi di cronici **sentimenti di vuoto**. A brevi entusiasmi per qualcosa o per qualcuno si susseguono rapide cadute di interesse, soprattutto quando un po’ di impegno e un minimo di disciplina si palesano come necessari per portare avanti il progetto o la relazione.

Lo scarso rispetto dei doveri caratterizza questi quadri di personalità, propensi a galleggiare senza scopo e senza direzione minimizzando gli sforzi e massimizzando i profitti. Assente è la coscienza di avere un problema, oppure presente solo a sprazzi. Le auto giustificazioni e la procrastinazione ad un futuro ipotetico impediscono di guardarsi realmente e di voler cambiare radicalmente se stessi.

Tutto sommato essere così abulici ha i suoi pro, non ci si stressa come gli altri, non si fa fatica, non si incontrano fallimenti e poi si trova sempre qualcuno che fa il lavoro al posto proprio.

Il negativo risiede allora nella “forma mentis” ; finché essa non cambia nulla può salvare.

## I riempitivi della noia: le dipendenze

Come vive qualcuno che si annoia di qualsiasi cosa, sempre fiacco, sempre insoddisfatto e livoroso nei confronti degli altri e della loro voglia di vivere?

Nelle storie cliniche purtroppo osserviamo il dilagare di atteggiamenti di [**dipendenza**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/psicoanalisi/959-la-cura-della-dipendenza-affettiva.html "La cura della dipendenza affettiva"), che siano da sostanze, da gioco d’azzardo, da device elettronici, da shopping compulsivo o da relazioni tossiche. Il bighellonare che caratterizza la giornata dell’annoiato di rado si concretizza nello stare a letto immobile a guardare il soffitto.

Qualcosa accompagna sempre la noia oppure tenta di riempirla, sigillandola però in uno stato prolungabile all’infinito: una sostanza che stordisce e che blocca nella semi incoscienza, i giochini sul cellulare, i video di YouTube o la tv sempre accesa che “intrattengono” e fanno passare le ore, chat e messaggini ad ogni ora ecc…

Le ore al lavoro, quando è presente un’occupazione, scivolano senza che in esso sia profuso nessun impegno, spesso facendo largo uso di social network ed internet per scopi ricreativi. Oppure il lavoro diventa esso stesso oggetto di dipendenza, un riempitivo che non dà nessun piacere ma che viene utilizzato per sfuggire al senso di vacuità esistenziale.

La[ **solitudine**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/disagio-esistenziale/54-i-vari-volti-della-solitudine.html "I vari volti della solitudine") nei momenti liberi regna sovrana, in genere all’ombra di una persona, un genitore, un partner e a volte addirittura un figlio che fanno da garanti e che mascherano così parzialmente il problema.

Per alcuni periodi è possibile anche che emerga un interesse monotematico per qualcosa, che si trasforma anch’esso in una dipendenza senza la quale la persona sembra non poter respirare. Anche questi però sono fuochi di paglia, perché tutto, persino gli oggetti della dipendenza, vengono prima o poi abbandonati e sostituiti, in scivolamenti da una cosa all’altra senza fine. Nulla viene costruito solidamente, nulla dura.

## Come uscire dalla noia patologica

Come dicevamo uscire dalla trappola della **noia patologica** non è banale perché non si tratta di semplice pigrizia, di un momento isolato o di un problema isolabile dal resto della personalità.

La noia sana la si riconosce perché non dilaga mai troppo ed è vissuta dopo un po’ di tempo come disturbante, tanto da spingere ad un certo punto verso la ripresa dell’azione (spesso anche con una marcia in più).

Volerne davvero venire fuori è il primo, difficile passo ed implica una revisione totale dei propri atteggiamenti verso la vita. Accorgersi di avere un problema simile può aprire la strada ad un percorso di [**psicoterapia**](https://www.sibillaulivi.it/psicologo-psicoterapeuta-milano-moscova.html "Psicologa psicoterapeuta con studio a Milano - zona Moscova, Garibaldi, Brera, Sempione"), che può aiutare a mettere in forma il problema, a isolarne le caratteristiche e il momento di insorgenza.

Quando è avvenuto il cedimento, quando si è consolidato il rifugio nella mediocrità come forma di difesa dal mondo?

Per chi ce la fa è dolorosissimo vedere lo spreco di tempo e di occasioni a cui ha condotto il proprio stile di vita malato. Tuttavia se questo dolore viene sopportato e attraversato, se tutti i tasselli vengono riallineati correttamente, qualcosa può cambiare.

Questo lavoro del profondo, tipico di un **approccio psicoanalitico**, può essere affiancato anche da strategie di natura più comportamentale, per agevolare, almeno in una certa fase della terapia, la risalita a galla e il mantenimento di un buon livello di attivazione durante le giornate.

Trattare la noia patologica e soprattutto la relativa cornice delle problematiche di personalità costituisce una sfida complessa per paziente e curante, che comunque può portare effetti terapeutici importanti quando supportata da una vera svolta interiore nel senso del cambiamento.

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