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title: Separarsi con coscienza: perché il sacrificio non è un dono per i figli
description: Restare insieme per i figli è spesso un’illusione che nasconde l’asprezza della solitudine a due. Analisi del sacrificio coniugale come ostacolo all'autenticità e alla vitalità necessaria per la crescita della prole.
canonical_url: https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/disagio-esistenziale/1168-separarsi-con-coscienza-sacrificio-figli.html
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date: 2026-03-09T06:10:18Z
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Era la scusa preferita degli attuali settantenni o ottantenni, ma non mancano ancora oggi genitori che sostengono di rimandare la[ **separazione**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/psicoanalisi/675-separazione-coniugale-e-ricadute-sui-figli.html "Separazione coniugale e ricadute sui figli") per tenere unita la famiglia e dare ai figli la serenità familiare.

La giustificazione tiene poco, in realtà spesso dietro alla non volontà di rompere si celano motivazioni più complesse, che spaziano dalla paura di non riuscire a far quadrare i conti ad un attaccamento malato all’**infelicità**. Senza parlare del timore di allontanarsi da un **partner possessivo** e psicologicamente instabile.

E poi di quale serenità stiamo parlando? Esistono solo le liti ad avvelenare il clima familiare? Quanto pesano i silenzi, l’[**insoddisfazione**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/depressione-attacco/989-due-tipologie-di-insoddisfazione.html "Due tipologie di insoddisfazione"), la[ **tristezza**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/depressione-attacco/893-depressione-e-tristezza.html "Depressione e tristezza: come distinguerle e quando chiedere aiuto") o la **sregolatezza emotiva** dei genitori nella crescita dei ragazzini? Detto ciò la separazione, quando il rapporto coniugale è diventato fonte di stress e di tragica incomunicabilità, da sola non garantisce il ripristino del benessere perduto, sia per gli adulti che per la prole.

## La separazione come atto ponderato: oltre l'impulso

Sono necessarie due condizioni affinché la presa di distanza sia costruttiva per tutti.

Innanzitutto l’**atto di rottura**, così forte e irreversibile, bisogna che sia ampiamente ponderato, non scaturisca dall’**impulso** del momento o da una difficoltà che potrebbe essere superata con un po’ d’analisi e d’introspezione.

I problemi nelle relazioni sono strutturali, per cui la loro presenza non è necessariamente indice di malfunzionamento. Perché siano insormontabili bisogna che sia cronicamente usurata l’[**empatia**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/psicoterapia/1129-stabilire-confini-nelle-relazioni-empatia.html "Stabilire i confini nelle relazioni: quando l’empatia è un limite") reciproca. Se una fiammella di comprensione per il mondo interiore dell’altro resta accesa, esistono concrete possibilità di superamento o di contenimento della **crisi**.

In genere le persone realmente esasperate e bisognose di staccare sanno che non vi è più nulla di vivo nel loro cuore. C’è stato più di un momento in cui si sono sentite interiormente sole, disconnesse, prive di valore agli occhi dell’altro.

Il partner viene percepito come qualcuno che non ha pietà, che non si ferma, non ascolta. La **complicità** scompare, e insieme a lei il sentimento verso l’altro e dell’altro. Il compagno è vissuto come un estraneo, una figura ostile, minacciosa. Da cui difendersi, verso cui ergere delle difese psichiche importanti per non soccombere umanamente.

## L'illusione del partner-rifugio e la rottura degli equilibri malati

Generalmente ciò accade quando uno dei due nella coppia cresce e aumenta il livello di **consapevolezza** rispetto a chi è e a cosa vuole. Mentre l’altro non riesce a tenergli il passo, ostinandosi a riproporre dinamiche che una volta funzionavano, forse solo perché venivano accettate passivamente per scarsa coscienza. Gli **equilibri malati** si rompono così: ci si sveglia, e non si accetta più la premessa stessa su cui si era fondata quell’unione.

Le persone spesso si mettono insieme sulla base delle reciproche debolezze più che a partire da un vero contatto con l’**animo del compagno**. In parole semplici si vede nell’altro ciò che si vuole vedere, ciò di cui si ha bisogno. Mancando così la messa a fuoco su chi è davvero questa persona. A posteriori molti, dopo essersi separati, ci raccontano di aver sempre saputo nel profondo di sé che il partner non era quello giusto. Piccoli dettagli, asimmetrie, sensazioni di mancato accordo emotivo.

Ma queste percezioni in genere vengono messe da parte perché si vuole che il rapporto funzioni. Magari si ha necessità di sfuggire da qualche situazione, come una famiglia invadente o un lavoro che non gira nella direzione sperata. Allora si investe tutto nella coppia: il rapporto rappresenta una **fuga** più che un incontro. Ma un **partner-rifugio** è sempre pericoloso, perché novantanove su cento si rivela una [**delusione**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/psicoanalisi/811-superare-una-delusione-d-amore.html "Superare una delusione d’amore") e un abbaglio.

## La revisione della storia personale tra euforia e vitalità

Quindi è fondamentale che l’andare ciascuno per il proprio conto sia preceduto da un lavoro mentale di revisione della propria storia e delle proprie motivazioni. Non è sufficiente un generico non lo amo più, tanto meno la mancanza dell’entusiasmo dei primi tempi. Che l’[**innamoramento** ](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/amore/1122-innamoramento-e-amore.html "Innamoramento e amore")si esaurisca ormai è un fenomeno stranoto, lo sanno benissimo anche i giovanissimi, oggi purtroppo estremamente guardinghi verso il sentimento dell’amore.

Nella **società dei consumi** purtroppo il rischio che lo strappo avvenga anche quando il sentimento sottostante non è morto è più che concreto. La **passione appannata** è motivo di grande **infelicità**, come se appunto la felicità non fosse uno stato di benessere affettivo ma una scarica d’adrenalina costante. Come se non fosse possibile accettare il divenire, con le sue **perdite** ma anche con le sue acquisizioni.

Allo stesso modo in cui si sostituisce rapidamente un vestito ancora nuovo ma che non entusiasma più, anche il partner finisce per andare incontro ad analoghi fenomeni di usura. Diventa il catalizzatore delle insoddisfazioni, si pensa che eliminando lui e trovandone un altro si possa tornare a sentirsi vivi. In realtà si sta solo scambiando l’**euforia** per vitalità.

## La seconda possibilità e il terreno della comunicazione comune

Allora dopo essersi assicurati di non imbarcarsi in un percorso distruttivo unicamente per assecondare una difficoltà o un capriccio, valutata la serietà e la fondatezza del proprio bisogno di staccare, c’è almeno da provare a **parlarne** con l’altro. Una seconda possibilità si concede e di solito, chi ha un approccio analitico e non superficiale, prima di sfasciare tutto prova sempre a coinvolgere il partner.

Esistono coppie in cui la fatica di stare insieme è tanta, ma viene compensata dallo sforzo da parte di entrambi di capire davvero il mondo dell’altro, non immediatamente leggibile perché semplicemente diverso. Se tutti e due fanno questo lavoro la coppia è salva. Ognuno compie la fatica di uscire dalla propria **visione egocentrica** per mettersi nei panni dell’altra persona, anche quando è difficile e urticante. Esistono atteggiamenti sia di se stessi che dell’altro che possono risultare stancanti, se non addirittura irritanti. Ma capendo da dove vengono, trattandoli con ironia e accettandoli come inevitabili imperfezioni della natura umana, si può trovare un terreno di comunicazione comune.

L’essere di un individuo si trova altrove rispetto ai suoi difetti. Mettercisi in contatto salva l’amore, non inteso nella sua forma proiettiva e passionale, ma in quella del rapporto concreto. La separazione è quantomai benefica se tutto questo manca completamente da uno o da tutti e due i lati. Se lo sforzo lo compie una persona soltanto, il legame resta sbilanciato. Se nessuno se ne cura, ci si trova di fronte a due monadi, coinquilini che condividono lo spazio e poco più.

## L'asprezza della solitudine a due e il benessere dei figli

Riprovare a vivere allora ha molto senso. Perché rassegnarsi a condividere tempo e spazio con qualcuno con cui non si ha nulla da condividere, qualcuno che non è interessato a capire genuinamente, sempre troppo concentrato su di sé? Nulla è più aspro della **solitudine a due**. E non solo per i coniugi, ma anche per i figli, che assorbono modalità relazionali vuote o esclusivamente conflittuali.

Per coloro che si separano poi è bene sapere che non sarà facile, che ci saranno momenti in cui il senso di **fallimento** e di **perdita** sarà intenso. Ma, se la decisone viene presa in coscienza, si tratta di una normale reazione al cambiamento. Inoltre, svanito il senso di liberazione i problemi concreti, di fatto raddoppiati, possono far ripensare alla comodità di prima. Tuttavia quando si è fatta la cosa giusta, non c’è mai rimpianto. Da soli è più dura, ma essersi ripresi è impagabile. Non è solo un senso di libertà, ma anche la percezione di un **accordo vitale** con la parte più profonda della propria persona.

I figli, quando è così, lo sentono e ne beneficiano enormemente. Imparano dall’esempio degli adulti la forza di prendere in mano la propria vita, senza **lamentazioni** o ipocrisie. Anche per loro esiste un tempo di assestamento alla nuova situazione. Ma di nuovo, si tratta di una normale reazione al [**cambiamento**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/psicoanalisi/442-il-cambiamento-tra-psicoterapia-e-psicoanalisi.html "Il cambiamento tra psicoterapia e psicoanalisi").

Diverso è il discorso se la rottura avviene a seguito di un impulso, della [**rabbia**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/psicoanalisi/837-esprimere-o-reprimere-la-rabbia.html "Esprimere o reprimere la rabbia?") e dei **sentimenti negativi** verso il compagno. Allora i ragazzi possono essere messi nel mezzo o venir trascurati dai genitori, troppo presi dall’ebbrezza del rimettersi in gioco con nuovi partner e o abbruttiti nell’amarezza d’esser stati abbandonati.

Purtroppo capita anche che i nodi irrisolti della coppia vengano condivisi con la prole, che si ritrova tirata da una parte piuttosto che da un’altra e gravemente influenzata dall’emotività del genitore arrabbiato. Questi turbamenti non saranno facili da superare, in quanto specchio fedele dell’**elaborazione mancata** del fallimento del rapporto.

Chi viene lasciato può non accettare del tutto la nuova situazione, chiudendosi nell’ostilità o in piccole vendette, oppure piano piano rifarsi davvero una vita, senza più rancore.

Un percorso di [**psicoterapia**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/psicoterapia/1158-psicoterapia-capire-tutto-non-aiuta-cambiare.html "Psicoterapia: perché capire tutto non basta per cambiare?"), prima, durante o dopo queste scelte difficili può aiutare tutte le parti coinvolte a sentirsi più centrate, grazie alla comprensione delle ragioni profonde del disagio.

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