Narcisismo patologico: cause, effetti, rimedi.

Narcisismo sano e narcisismo patologico

Il narcisismo in sé non rappresenta una patologia. Freud ci insegna come un buon investimento di energia libidica sul proprio Io (noto come amor proprio) sia fondamentale ai fini dell'equilibrio psichico.

Se infatti esso viene radicalmente meno in favore di una totale idealizzazione dell'altro, possono insorgere affetti depressivi e senso di nullità esistenziale. L'Io si impoverisce, diventa un guscio vuoto.

D'altro canto anche la condizione inversa, in cui la libido si rivolge a senso unico sull'Io, è altresì pericolosa, e sottende al fondo lo stesso impoverimento dell'Io. È questo il caso del narcisismo così detto "patologico", un rigonfiamento dell'Ego di solito reattivo proprio ad una "ferita narcisistica", più o meno manifesta.

Le cause del narcisismo patologico

Alla base del narcisismo patologico si ritrova sempre una relazione infantile con il genitore che impedisce la formazione di un'immagine stabilmente positiva di sè, che integri pregi e difetti in maniera armonica. Una madre che ad esempio inconsciamente non ammette sbavature rispetto ad un'immagine idealizzata di suo figlio, lo spingerà a pensare di non essere amabile a causa delle sue debolezze. Viziandolo e trattandolo come un piccolo re, di fatto alimenterà in lui l'idea di dover essere speciale, all'altezza. Il risultato potrà essere una negazione difensiva da parte del figlio delle proprie mancanze, nel tentativo di incarnare effettivamente quell'oggetto perfetto agli occhi dell'Altro.

Questo bisogno esagerato di realizzare in se stessi una coerenza e una perfezione assolute si traducono spesso in effettivi sforzi di piacere, che sfociano in successi e in prestazioni sopra la media in vari ambiti. Ciò ingenera nel narcisista la convinzione di essere effettivamente superiore agli altri, esponendolo però continuamente al rischio del crollo, qualora tale immagine di potenza venga minacciata o si trovi a vacillare.

L'interesse via via sempre più esclusivo per la propria persona e per il mantenimento degli alti standard imposti, lo porta a non tenere in giusta considerazione l'altro e i suoi bisogni, sempre messi in secondo piano rispetto ai suoi.

Nello stesso tempo il narcisista si ritrova dipendente dall'altro, lo usa come specchio rassicurante. L'esigenza di essere ammirato lo incatena in relazioni che, se da una parte lo vedono freddo, distante e manipolatore, dall'altra mettono in evidenza tutta la sua fragilità e dipendenza. Sensibile alla lusinga, può restare vittima di astuti adulatori che, apparentemente sottomessi ma in realtà coscienti delle sue debolezze, ribaltano i ruoli, finendo per dominarlo.

Tre effetti negativi del narcisismo patologico

Alla luce di ciò, le ragioni per cui il narcisismo è fonte di amarezza e di difficoltà nella vita, cominciano ad essere evidenti. Vediamo almeno tre principali effetti negativi.

Innanzitutto l'eccessivo irrigidimento della propria immagine in senso grandioso porta con sè una mancanza di elasticità in tutte quelle situazioni che richiedono spirito di adattamento ed apertura al cambiamento. L'ambito del lavoro a contatto con altre persone ne è un esempio. Il narciso, se non viene approvato e se non ha la sensazione di dominare nel contesto in cui si trova ad interagire, non è in grado di compiere una produttiva autocritica e di modulare il proprio atteggiamento in base alle aspettative degli altri. Finendo per abbandonare il campo alle prime difficoltà. Ne deriva una certa frammentarietà e superficialità nelle esperienze, che difficilmente porta a costruire qualcosa di duraturo. La colpa del fallimento viene attribuita a senso unico all'altro.

Correlativa a tale mancanza di elasticità notiamo la tendenza al crollo di fronte all'insuccesso. Difettando nella capacità di auto analisi, che implica il presupposto della propria fallibilità, la persona con tratti narcisistici marcati va in crisi se non riscuote successo ed appezzamento nel gruppo di riferimento. Emerge così drammaticamente la mancanza di fiducia in se stessi dietro agli atteggiamenti di ostentata superiorità. Al crollo però non segue un lavoro di analisi: il narciso si riprende semplicemente scrollandosi tutto di dosso, come se fosse una vittima innocente di situazioni avverse. Così riparte da capo con gli stessi atteggiamenti di sempre.

Tutto ciò si accompagna ad un deficit relazionale. Il narciso, dal momento che non è in contatto con la propria fragilità, rifiuta anche quella dell'altro. È solo superficialmente empatico. Le relazioni sono valorizzate solo se amplificano il suo Ego, altrimenti le critiche o le debolezze da parte di partner, amici o colleghi sono rifiutate in blocco. In amore, dopo un periodo iniziale all'insegna dell'entusiasmo, il narciso diventa sempre più critico, castrante, irraggiungibile. Da ciò deriva una certa solitudine affettiva, nella misura in cui i rapporti davvero significativi vengono prosciugati da tale aridità, portando il partner davvero amorevole a ritirarsi, sfiancato dalla continua assenza di reciprocità. Restano viceversa molte relazioni superficiali, in cui spesso il narciso trova sì una gratificazione dell'Ego, ma al prezzo dell'inautenticità. La natura opportunistica e all'insegna della falsità tipica di certi rapporti si svela proprio quando l'adulato si trova in un momento di difficoltà. Allora nessuno è davvero vicino, perché chi avrebbe potuto esserlo è stato allontanato o non considerato abbastanza.

La sfida del percorso psicoterapeutico con il narcisista

La psicoterapia di un soggetto con marcati tratti narcisistici incontra una difficoltà preliminare, ovvero l'assoluta mancanza di consapevolezza del problema. Il narciso non sa di avere qualcosa che non va, per lui è l'altro l'inferiore, il crudele, quello che non capisce. Purtroppo chi soffre di questi problemi è come se vivesse in una bolla che lo isola e lo allontana emotivamente da se stesso e dagli altri. Dunque difficilmente chiederà aiuto e se lo farà prevarrà il desiderio di ricomporre lo specchio infranto, ovvero di trovare qualcuno che lo ascolti e gli dia ragione.

Tuttavia la relazione di transfert con un terapeuta che non cada nella trappola di rassicurarlo in risposta alle sue lamentele, può avere qualche chance di incrinare l'equilibrio malato su cui si sostiene. La non collusione con le dinamiche seduttive a cui è abituato, può aprire la via alla sperimentazione di una modalità relazionale nuova, fuori dagli schemi conosciuti. Il terapeuta, incarnando il luogo dell'alterità assoluta non riducibile ad un rapporto fra pari, farà venire a galla l'antica ferita narcisistica, con la quale il paziente si potrà nel migliore dei casi confrontare nuovamente, rivivendo l'antico conflitto e trovando nel tempo delle vie diverse, meno rigide e più mature per approcciare l'altro.

Narcisismo patologico

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Esistono infatti un narcisismo "sano" ed uno "malato". Il primo non è altro che amor proprio, coscienza di sè, rispetto e cura per se stessi. È, freudianamente parlando, un equilibrato investimento libidico sull'io, necessario alla vita. Freud parlava di un "narcisismo primario" del piccolo dell'uomo, necessariamente chiuso nel suo guscio per sopravvivere e svilupparsi, avvolto in un bozzolo di bisogni e di indifferenza rispetto al mondo esterno.

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