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title: Limiti della psichiatria istituzionale: la voce di Eugenio Borgna
description: Eugenio Borgna, psichiatra illuminato, ci spiega perché l'approccio fenomenologico sia imprescindibile per una psichiatria che intende davvero accostarsi al mistero del disagio dell'essere umano
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date: 2018-01-22T10:23:35Z
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**Eugenio Borgna**, primario di Psichiatria dell'Ospedale Maggiore di **Novara**, è stato allievo di uno dei più insigni maestri di **fenomenologia** in Italia, Enrico Morselli. Nel capitolo "Senso e non senso dell'esperienza psicotica" tratto dal suo "Malinconia", **critica** la **psichiatria istituzionale** mettendone in rilievo **due limiti** fondamentali nella diagnosi differenziale e nella comprensione della psicosi.

Ne deriva una visione dell'**esperienza psicotica irriducibile** a semplice manifestazione di "**anormalità**" o di "**malattia**"; se essa si allontana da una normalità psichica intesa statisticamente, non si può dire che sia l'assenza di una norma a tipizzarne le manifestazioni psicopatologiche e cliniche.

Essa, pur contrassegnata da una destituzione delle comuni e quotidiane strutture di significato, vi oppone un **senso** "**altro**", un senso oscuro ed enigmatico certo, che tuttavia non può essere liquidato come mera anarchia e perdita di senso tout court.

Ne consegue che anche nell'esperienza psicotica si abbia a che fare con una **possibilità umana**, che scaturisce dal "mondo della vita" (Lebenswelt) comune a tutti noi.

## L'esperienza psicotica non si identifica nei sintomi

Decontestualizzati e dunque presi di per sé, tutti i **sintomi psicopatologici** (cioè i sintomi che deviano dalla normalità delimitata statisticamente) si possono ritrovare sia in quadri psicotici che non psicotici.

Ad esempio la **tristezza**, **l'inibizione**, la **sofferenza**, l'**angoscia** e lo **scacco della speranza** sono sintomi che si osservano non solo nella **malinconia psicotica**, ma anche nella malinconia intesa come **semplice stato d'animo**.

Analogamente nemmeno la presenza di **sintomi** apparentemente **schizofrenici** (come un'esperienza allucinatoria o delirante) è sufficiente a rivelare l'esistenza di una schizofrenia. Essi infatti, decontestualizzati, non hanno un'immediata ed automatica significazione psicotica e possono pertanto comparire anche in **persone** **non psicotiche**.

Nonostante questo dato di fatto empirico, largamente riconosciuto nella pratica, la **psichiatria istituzionale** continua a basarsi per la **diagnosi** su tali **indici clinici**, effimeri e contingenti se staccati dal contesto umano e personale del paziente. Ne scaturiscono così frequentemente diagnosi sbagliate, che possono lasciare tracce indelebili in chi ne è oggetto.

L'esperienza psicotica, per essere riconosciuta nella sua radicale autonomia clinica ed esistenziale, necessita piuttosto di un **approccio** **fenomenologico** - **strutturale**, che, al di là dei sintomi, colga nei suoi aspetti formali la struttura della realtà psichica della persona.

### L'esperienza psicotica non è senza senso

La seconda critica che Borgna rivolge alla psichiatria classica concerne la sua concezione della psicosi come luogo della perdita della ragione, del non senso, dell'anarchia pura.

A ben vedere invece le realtà interiori dei pazienti non sono caratterizzate dalla privazione della ragione, ma da un franare del senso e dalla restaurazione di un **senso** "**altro**", ovvero diverso da quello quotidiano.

Il concetto di questo senso "altro", questo "controsenso" si può afferrare alla luce della nozione di ragione "altra" o di "controragione" a cui ricorriamo quando vogliamo riferirci a un tipo di ragione che si contrappone a quella dominante, astratta e calcolante.

Dunque non c'è perdita della ragione nell'**esperienza depressiva**, **maniacale** o **schizofrenica** ma smarrimento lungo sentieri perduti al **senso comune**. Tali sentieri, benché non condivisibili dalla maggior parte della popolazione, vengono però percorsi da uomini, da esseri umani. Allora essi testimoniano di una possibilità insondabile ma immanente alla **condizione umana**.

Ecco perchè per l'approccio fenomenologico l'esperienza psicotica non è puramente comprensibile alla luce del paradigma medico di malattia. Si tratta di un "**modo**" dell'umano, non sempre e non necessariamente riconducibile ad un deficit, un fenomeno che non è dell'altro mondo bensì di questo.

Rinvenire nelle esperienze allucinatorie e deliranti qualcosa che rimanda al senso, anche se enigmatico, significa per Borgna riconoscere del "**positivo**" nel "negativo", significa attenuarne l'oscurità e l'indecifrabilità, andare al di là dei limiti imposti dal comprendere.

Si capisce allora perché in molti casi non sia utile e nemmeno terapeutico togliere la fenomenologia delirante e allucinatoria.

Del resto già **Immanuel Kant**, nella sua "Antropologia pragmatica", aveva svolto delle considerazioni molto simili a proposito delle malattie mentali. Egli riconosceva in esse proprio "*una* ***sragionevolezza** **positiva**, cioè un'altra regola, un **punto di vista** del tutto **diverso**, nel quale l'anima è spostata, trasferita in un luogo lontano dal **sensorio communi**: donde il termine alienazione; press'apoco come accade di un paesaggio montano che, visto a volo d'uccello, dà un'impressione del tutto diversa di quando è considerato dal piano*".

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