Perché compiacere gli altri?
Liberarsi dalla compiacenza è una delle conquiste più produttive a cui può portare un percorso psicoterapeutico.
Liberarsi dalla compiacenza è una delle conquiste più produttive a cui può portare un percorso psicoterapeutico.
La paura è il sentimento paralizzante per eccellenza. Essa si differenza sia dall’ansia che dall’angoscia, che pure le sono affini, nella misura in cui si lega espressamente a un oggetto specifico (mentre si può essere angosciati anche senza un motivo tangibile e concreto).
La fiducia in se stessi “sostanziale” è molto diversa sia dall’esibizione di modalità e atteggiamenti spavaldi, sia dalla convinzione nella propria superiorità ed “elezione” rispetto agli altri.
Come insegnava Jung nessun essere umano aderisce completamente ad una tipologia psicologica escludendo del tutto gli aspetti di quella opposta o complementare.
Nell’epoca contemporanea la salute mentale delle persone, già minata in senso nevrotico dal sistema produttivo globale, è messa a dura prova da due ulteriori fattori, l’esasperazione dell’incertezza politico-economica e l’iper sviluppo della realtà virtuale veicolata dai dispositivi cellulari.
Qualsiasi condizione esistenziale o tratto isolato di “diversità” dalla massa espone al pericolo di sedimentazione nell’inconscio di sentimenti di inadeguatezza.
La così detta “famiglia oppressiva” è un luogo in cui i rapporti familiari anziché potenziare la forza e l’indipendenza dei suoi giovani membri ne diminuiscono le potenzialità espressive e vitali.
La psicoterapia che “funziona”, che apporta cambiamenti di sostanza nella vita delle persone risponde a determinate caratteristiche, frutto dell’incontro fra abilità del curante e disponibilità a mettersi in gioco del paziente.
Anni di psicoanalisi classica ma nella sostanza non cambia niente: l’impermeabilità al cambiamento tramite insight inconscio è uno degli indici che denotano in chi chiede aiuto la presenza di una struttura della personalità, in cui gli aspetti patologici sono rigidamente installati.
È difficile che un essere umano possa dirsi totalmente soddisfatto e in pace con il proprio passato, soprattutto quando esso coincide con gli anni dello sviluppo e della dipendenza dall’ambiente familiare.
Alla base di molte emozioni negative, intense, paralizzanti oppure sorde e quasi inavvertibili, si nasconde il pensiero di non poter reggere il peso di una realtà avversa.
Soprattutto nella mezza età l’eclissi parziale o totale del desiderio sessuale viene sbrigativamente attribuita agli ormoni, agli anni che avanzano, allo stress e alla stanchezza.
In psicoterapia si possono presentare situazioni molto delicate, in genere connesse a stati di agitazione e confusione mentale.
La psicoterapia è uno strumento in grado di incrementare la fiducia in se stessi. Un buon percorso psicoterapeutico infatti, anche quando non è specificatamente ricercato per problematiche di insicurezza, aiuta sempre a recuperare un’alleanza più salda con la propria interiorità, a dispetto delle aspettative sociali e delle false convinzioni accumulate negli anni.
La dipendenza affettiva “patologica”, molto difficile da trattare nei confini della psicoterapia, non va confusa con quella “comune”, che si instaura all’interno di tutti i rapporti d’amore continuativi.
Parlare non ha sempre una funzione realmente costruttiva. La parola che funziona in terapia (ma anche nella vita di relazione) bisogna che mostri due caratteristiche imprescindibili, senza le quali si impantana nel semplice sfogo, nell’esibizionismo compiaciuto o peggio ancora nella manipolazione.
In alcune personalità la persistenza nel tempo della sofferenza e dell’inquietudine, nonostante infiniti ragionamenti e tentativi di recupero del benessere perduto, si può attribuire a convinzioni di fondo di natura nichilistica.
Perché gli esseri umani sono sempre un po’ attratti dall’ “ignoto” e persino dal “proibito”?
Il dolore, quando invade la vita, sembra mettere tutto a soqquadro. Le certezze di sempre, se ci sono, mostrano tutta la loro fragilità, facendo sentire nudi, impauriti davanti a qualcosa di oscuro e minaccioso.
Il tempo è un fattore decisivo per la riparazione di una ferita o per la guarigione da una malattia.
Non è rara la lamentazione da parte del genere femminile riguardo ad una supposta “scarsa sensibilità” della controparte maschile.
Molti malesseri psicosomatici hanno un legame con scelte di vita disturbanti l’equilibrio e l’armonia della persona.
Per capire il funzionamento della personalità borderline, personalità burrascosa e oppressa da una rabbia sconfinata, bisogna considerare l’ambiente che lo ha circondato durante l’infanzia.
Al mondo d’oggi la vecchiaia è vista come una condizione deprecabile, talmente orrenda da dover essere “prevenuta” e “combattuta” anzitempo.