La sensibilità emotiva dell'analista
Christopher Bollas, notissimo psicoanalista "indipendente" della British Psychoanalytic Society, nel suo "L'ombra dell'oggetto" dedica un intero capitolo a quelli che chiama "usi espressivi" del controtransfert.
Christopher Bollas, notissimo psicoanalista "indipendente" della British Psychoanalytic Society, nel suo "L'ombra dell'oggetto" dedica un intero capitolo a quelli che chiama "usi espressivi" del controtransfert.
In “Non conosciamo mai la nostra altezza” Emily Dickinson condensa in immagini una dinamica psichica ben nota agli psicoanalisti, l’indietreggiare passivamente di fronte alla responsabilità.
La poesia "Cuore che ride" di Charles Bukowski racchiude un insegnamento che per ogni pratica psicoanalitica risulta centrale. Nella sua apparente semplicità essa rende molto bene la differenza fra due atteggiamenti apparentemente simili ma profondamente diversi, la resa e l’accettazione come risposte alle avversità della vita.
Un lavoro di analisi spinto fino alla sua conclusione "logica" si differenzia sia da un'interruzione della cura che da una psicoterapia.
La patologia dell'adolescenza oggi si posiziona dal lato del conformismo, non è più imparentata con un'autentica ribellione.
La neuro psicoanalisi nasce intorno al 2000 da un tentativo di neuroscienziati e psicoanalisti di andare oltre il dualismo cartesiano che separa rigidamente mente e cervello, al fine di cogliere cosa c'è di comune fra spirito e materia.
È semplicistico pensare che la modificazione di un atteggiamento o di un modo d'essere nel mondo sia frutto di un processo razionale di analisi dei propri meccanismi e comportamenti, finalizzato a identificarne l'inadeguatezza.
Con il termine psicoanalista lacaniano indichiamo il professionista che pratica la psicoanalisi ispirandosi all'insegnamento dello psichiatra, psicoanalista (e di fatto filosofo) francese Jacques Lacan (1901-1981), portandone avanti l'eredità tramite un atteggiamento di ricerca e di interrogazione continua a partire dalla clinica incontrata nel qui ed ora del tempo presente.
Lo psicoanalista è qualcuno che è chiamato a "sopravvivere" alla distruttività dei suoi pazienti. È il grande insegnamento di D. W. Winnicott ma anche dello stesso Jacques Lacan. Entrambi si riferiscono alla posizione di fondo di uno psicoanalista nella cura, il suo essere cioè intimamente distaccato dalle dinamiche affettive di amore odio, speculari, immaginarie tipiche delle relazioni duali, e nello stesso tempo autenticamente vivo, presente, sveglio, "francamente amorevole" e "francamente in stato di avversione".
Aiuto psicoterapeutico , Psicoanalisi lacaniana, Guarire dai sintomi
Un'analisi non punta semplicemente a sciogliere i sintomi, va ben al di là di una pura risoluzione sintomatica. Quest'ultima è certamente contemplata, tuttavia non è assicurata a priori, in quanto si verifica come effetto di un lavoro che tocca altre corde e che implica un soggetto attivo, non passivamente in attesa di una soluzione che provenga dall'Altro. La psicoanalisi infatti non aggredisce frontalmente il malessere come un nemico da sopprimere, ma lo interroga, ne accoglie le ragioni, gli dà dignità di esistenza.
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Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi è un testo pubblicato negli Scritti che risale al 1953, una sorta di manifesto dell'insegnamento del primo Lacan. Centrale è la messa in valore della parola come riferimento imprescindibile e orientante lo psicoanalista nella sua pratica: la psicoanalisi non ha che un medium: la parola del paziente, unica e irripetibile nello stile.
Ad un terapeuta capita frequentemente di accogliere persone provate da un lutto, spesso toccate da vicino dalla morte per la prima volta. Il senso di continuità delle loro esistenze si interrompe. Là dove era pienezza bruscamente è vuoto, non senso, terra desolata. E questo a più livelli: nel quotidiano, nelle piccole attività di tutti i giorni, nelle relazioni, nell'amore, nel lavoro di sempre
Quando la cura incontra il malessere. Nella mia pratica di psicoanalista incontro quotidianamente persone infelici, stanche, depresse. Il carattere dominante della tristezza si associa poi spesso all'ansia, al panico, ad ossessioni o disturbi somatici. Il quadro è dominato dalla sensazione di non farcela, di non riuscire ad essere all'altezza delle richieste del proprio ambiente di riferimento.
Nel testo Area traumatica e campo istituzionale l'autore Antonello Correale cita il filosofo e scrittore francese Pierre Hadot in un interessante passaggio a proposito delle virtù proprie di un curante dei mali dell'anima. Hadot mette in evidenza come tutta la filosofia greco romana fosse orientata, più che all'attività speculativa, alla saggezza, da intendersi come arte del saper vivere. Nel concetto di saggezza sarebbero da individuarsi due elementi solo apparentemente contrapposti: la capacità di riconoscimento del reale e quella di non farsene travolgere.
In ogni nevrosi si nascondono tratti narcisistici, nella misura in cui chi patisce di nevrosi tende sempre a mettersi in rapporto all'Atro con la finalità di essere domandato da lui (essere visto, voluto, ammirato, considerato), arrivando fino a soddisfarne la domanda con tutti i mezzi per ottenerne l'approvazione (essendo ubbidiente, solerte, zelante). In ambito lacaniano si dice che il nevrotico soffre di un'inconscia identificazione al "fallo", da intendersi come quell'oggetto prezioso che da bambino ha pensato di essere (e spesso è stato davvero) per la propria madre.
A tutti i clinici può capitare di imbattersi in soggetti strutturalmente "perversi", anche se tendenzialmente le loro domande di aiuto sono al fondo inconsistenti e le relative terapie sostanzialmente inconcludenti. È bene che il terapeuta sia in grado di distinguere un nevrotico che può mostrare tratti perversi (nella sessualità così come nelle relazioni) da un perverso vero e proprio, perché si tratta di soggetti che differiscono profondamente in quanto alle logiche che governano i loro comportamenti. Le modalità di trattamento varieranno dunque in maniera significativa a seconda della diagnosi differenziale.
Esistono situazioni, non necessariamente le più gravi, in cui il terapeuta può proporre una cura farmacologica come integrazione al trattamento psicoterapeutico.
La psicoterapia è una pratica incentrata per lo più sul sostegno dell'Io, sul supporto della soggettività in crisi. Si tratta di un lavoro che produce effetti terapeutici, nella misura in cui allarga la visuale e moltiplica i punti di vista su certe situazioni, percepite in maniera distorta a causa di schemi mentali troppo rigidi, spesso impregnati di negativismo. L'effetto è quello di un distanziamento rispetto agli automatismi invalidanti ed un recupero delle potenzialità inespresse dell'Io, dei suoi punti di forza e della sua capacità di far fronte alle frustrazioni.
La psicoanalisi anglosassone utilizza la metafora del "contenitore" e della "base sicura" per descrivere il senso più profondo della funzione materna, quello di sostenere l'essere del bambino e di favorirne così l'accesso alla vita. Sulla stessa scia Jacques Lacan parla di cure che "portano il marchio di un interesse particolareggiato": non si tratta solo di soddisfare i bisogni ma di riconoscere la particolarità di quello specifico bambino, diverso da tutti gli altri.
In molte donne, non necessariamente omosessuali, esiste la spiccata tendenza a confrontarsi continuamente con altri modelli femminili, quasi fossero mosse da un'incertezza riguardo al loro essere donne. Tale insistente riferimento all'altra donna ha infatti alla base, come radice inconscia, la ricerca di un'immagine femminile che possa rappresentare pienamente il segreto della femminilità. Qualcosa dell'essere donna sfugge, resta enigmatico. <<Quanta parte di donna c'è in me?>> è l'interrogativo sottostante, per rispondere al quale si avviano dei rapporti fusionali, a volte intensissimi, con altri esseri femminili.
Saper cogliere il presente. È una risorsa, è un punto d'arrivo dicono i grandi insegnanti della psicoanalisi, ma anche, con linguaggi diversi, scrittori, filosofi, mistici e poeti. Una cura che dà esiti positivi ha sempre come ricaduta un maggior ancoraggio alla dimensione particolare della propria vita. Che si traduce in valorizzazione di ciò che c'è, in alternativa, in opposizione all'insoddisfazione perenne che porta invece a mancare costantemente l'incontro con la pienezza del momento.
Jacques Lacan più volte paragona l'arte dell'analisi a quella esercitata dal maestro zen. Tocca a chi intraprende un'analisi cercare la riposta alle proprie domande.
In questo breve articolo proviamo succintamente ad abbordare la questione del complesso rapporto fra il soggetto ossessivo ed il suo desiderio a partire da alcuni stralci tratti dal Seminario V di Lacan.
L'ossessivo risolve la questione dell'evanescenza del suo desiderio facendone un desiderio interdetto. Egli lo fa sostenere dall'Altro, precisamente tramite l'interdizione dell'Altro.
Secondo Jacques Lacan le analisi finiscono. Al di là delle interruzioni, sempre possibili, esiste la possibilità di una loro conclusione logica. E, come in ogni logica, la fine non è senza rapporto con l'inizio, la conclusione non è senza legame con le premesse.
Le analisi iniziano con il transfert. C'è un investimento sulla figura del terapeuta, colui che è "supposto sapere" una verità sul desiderio che sfugge al soggetto che domanda. Il quale, invitato a dire tutto quel che gli passa per la testa, abolendo ogni controllo razionale, si ritrova a non saper più quel che dice. Il sapere in partenza è tutto dalla parte dell'analista, il soggetto brancola nel buio.