Skip to main content

Il presente che cura

Saper cogliere il presente. È una risorsa, è un punto d'arrivo dicono i grandi insegnanti della psicoanalisi, ma anche, con linguaggi diversi, scrittori, filosofi, mistici e poeti. Una cura che dà esiti positivi ha sempre come ricaduta un maggior ancoraggio alla dimensione particolare della propria vita. Che si traduce in valorizzazione di ciò che c'è, in alternativa, in opposizione all'insoddisfazione perenne che porta invece a mancare costantemente l'incontro con la pienezza del momento.

Continua a leggere

L'ossessivo e il suo desiderio secondo Lacan

In questo breve articolo proviamo succintamente ad abbordare la questione del complesso rapporto fra il soggetto ossessivo ed il suo desiderio a partire da alcuni stralci tratti dal Seminario V di Lacan.

L'ossessivo risolve la questione dell'evanescenza del suo desiderio facendone un desiderio interdetto. Egli lo fa sostenere dall'Altro, precisamente tramite l'interdizione dell'Altro.

Continua a leggere

La fine dell'analisi

Secondo Jacques Lacan le analisi finiscono. Al di là delle interruzioni, sempre possibili, esiste la possibilità di una loro conclusione logica. E, come in ogni logica, la fine non è senza rapporto con l'inizio, la conclusione non è senza legame con le premesse.

Le analisi iniziano con il transfert. C'è un investimento sulla figura del terapeuta, colui che è "supposto sapere" una verità sul desiderio che sfugge al soggetto che domanda. Il quale, invitato a dire tutto quel che gli passa per la testa, abolendo ogni controllo razionale, si ritrova a non saper più quel che dice. Il sapere in partenza è tutto dalla parte dell'analista, il soggetto brancola nel buio.

Continua a leggere

Analisi come esperienza

Svolgere un'analisi è primariamente vivere un'esperienza, un'esperienza di ricerca e di trasformazione. Già Hegel legava la conoscenza della verità all'esperienza: il sapere vero non arriva di colpo ma passo passo, nel corso di un'esperienza in cui il sapere non vero viene via via rimaneggiato.

Continua a leggere

Psicoterapia o psicoanalisi?

Il fattore chiave di ogni psicoterapia non orientata dalla psicoanalisi è l'esistenza di un Altro con la A maiuscola che dice quello che bisogna fare. Il soggetto che soffre obbedisce alle sue prescrizioni e attende da lui approvazione. Il suo "sì" e il suo "no" dominano e orientano la cura.

Questo modo di intendere la terapia si basa sulla valorizzazione dell'identificazione. Se fai quello che ti dico di fare, se fai come me, se aderisci al modello che ti propongo sei salvo. C'è un dominio dell'immagine dell'Altro esercitata sull'Io del soggetto.

Continua a leggere

La pazienza in psicoanalisi

La pazienza, intesa come arte di far fronte alle difficoltà vivendo con tranquillità e fiducia il tempo vuoto dell'attesa, pare essere diventata oggigiorno una virtù in via d'estinzione. La società contemporanea tende infatti a valorizzare il fare come unica via per raggiungere uno scopo, favorendo lo sviluppo di un'attitudine iperattiva che non ammette inciampi sulla via della realizzazione di un progetto o la risoluzione di un problema.

Continua a leggere

La metafora delle due porte in analisi

La psicoanalista francese Colette Soler proponeva una metafora suggestiva per indicare i due tempi che scandiscono un vero lavoro analitico, facendoli corrispondere con l'attraversamento di due porte. La prima soglia da oltrepassare è quella della stanza dello psicoanalista: si deve pur bussare, domandare, compiere un primo passo.

Continua a leggere

L'efficacia della parola

La parola umana racchiude un potere terapeutico enorme. Jacques Lacan in proposito distingueva la parola "vuota" dalla parola "piena", ritenendo solo quest'ultima in grado di produrre effetti di trasformazione. La parola vuota infatti non rappresenta altro che la chiacchiera, il lamento, lo sfogo fine a se stesso, lo sfoggio di cultura. Un parlare cioè senza la tridimensionalità data da un'implicazione in ciò che si dice, senza lo spessore conferito dall'esserci più autentico del soggetto.

Continua a leggere

Sogno e desiderio inconscio

Urn sogno, diceva Sigmund Freud, realizza sempre allucinatoriamente un desiderio, anche quando il suo contenuto "manifesto" non vi appare immediatamente riconducibile. Fin dalla sua nascita la psicoanalisi ha considerato il sogno come "la via regia" d' accesso all'inconscio, una delle manifestazioni privilegiate del suo disvelamento, una prova inconfutabile della sua silenziosa esistenza diurna e del suo raffinato linguaggio.

Continua a leggere

Il mistero nell'arte

La psicoanalisi si è sempre occupata di arte. Freud stesso riteneva che gli artisti cogliessero con immediatezza molte verità a cui la psicoanalisi nella sua elaborazione teorica poteva arrivare solo in virtù di ragionamenti di natura logico deduttiva.

Continua a leggere

Ricominciare grazie ad un'analisi

Una delle grandi potenzialità insite nella psicoterapia è la possibilità che offre a chi la intraprende di riprendere in mano la propria vita. Ma che significa nel concreto? Cosa vuol dire ricominciare a vivere pienamente? E perché parlare a chi sa ascoltare ha degli effetti così dirompenti?

Continua a leggere

La distruttività fra madre e figlia

"Ravage" ovvero "devastazione" è il termine spesso usato in psicoanalisi per descrivere il rapporto d'amore-odio che logora, a volte fino all'ultimo giorno di vita, molti rapporti fra madri e figlie. Sono soprattutto queste ultime a parlarne con dolore in analisi; le madri invischiate in tali tipi di relazione raramente si mettono in discussione, se non dopo molti anni e a volte in virtù di eventi drammatici che le portano a rileggere i propri atteggiamenti in termini critici.

Continua a leggere

Tipi estroversi ed introversi: luci e ombre

Posto che non esiste il tipo estroverso puro così come l'introverso tout court, proprio perché ogni essere è una miscela unica di tratti che rendono impossibile qualsiasi sua riduzione ad uno stereotipo, possiamo però tratteggiare per comodità il ritratto delle due personalità estreme. Ciò per mostrare come ciascuna delle due tendenze dell'animo umano possegga luci ed ombre.

Continua a leggere

L'angoscia è un segnale del desiderio

Siamo abituati a ritenere l'angoscia come uno stato spiacevole tout court, da cui tentare di prendere le distanze, data la sua forte tonalità negativa. Quando siamo angosciati infatti ci sentiamo preda di una sensazione particolarmente penosa, una sorta di spossessamento da noi stessi che ci priva della consueta lucidità con cui ci muoviamo nel mondo.

Continua a leggere

Analisi e divenire se stessi

La mira principale di una psicoanalisi è quella di favorire, in un soggetto bloccato dalle sue nevrosi, la liberazione da quei vincoli mentali che ne limitano le possibilità di realizzazione.  Ciò a partire dalla consapevolezza che ogni uomo è per struttura condizionato e per certi versi addirittura fabbricato dall’Altro, dalle attese e dalle caratteristiche del contesto familiare e sociale di appartenenza.

Continua a leggere

Psicoanalisi e separazione dall'Altro

La mira principale di una psicoanalisi è quella di favorire, in un soggetto bloccato dalle sue nevrosi, la liberazione da quei vincoli mentali che ne limitano le possibilità di realizzazione.  Ciò a partire dalla consapevolezza che ogni uomo è per struttura condizionato dall’Altro, dalle attese e dalle caratteristiche del contesto familiare e sociale di appartenenza.

Continua a leggere

Perché lo psicologo gratis non funziona

Una consulenza psicologica, sia essa un primo colloquio diagnostico o una seduta di psicoterapia o di psicoanalisi, è soggetta a pagamento, al pari di tutte le altre prestazioni professionali. In un'economia di scambio infatti ogni attività lavorativa, dalla più umile a quella più qualificata, produce un certo valore, misurato in termini di danaro.

Continua a leggere

Metamorfosi o trasformazione?

Una psicoanalisi punta a favorire in un soggetto un cambiamento profondo, mira cioè a promuovere in lui la ripresa di un contatto con ciò che davvero desidera, al di là delle aspettative degli altri. Le persone infatti spesso si ammalano quando restano schiave delle attese altrui, quando si rinchiudono in atteggiamenti rinunciatari e conformisti, bollando le loro legittime aspirazioni come impossibili da realizzare.

Continua a leggere

Non c'è terapia senza autentica sofferenza

Senza una vera, profonda sofferenza non vi è nessuna possibilità di beneficiare di un percorso psicoterapeutico. Perché? Cosa intendiamo per autentica sofferenza? Cosa rende un pianto davvero un' espressione di dolore e non un semplice sfogo o un modo per attirare l'attenzione? Cosa cioè distingue una crisi profonda da una passeggera lamentela che al fondo sottende un desiderio che le cose rimangano tali e quali sono?

Continua a leggere

I doni della vita

Nell'immaginario collettivo si pensa che la fortuna nella vita coincida con il benessere materiale. Bellezza, danaro, salute sembrano essere le basi necessarie per accedere alla felicità, intesa come condizione di piacere e di armonia senza strappi. In quest'ottica la malattia, la povertà, la deformità fisica, la vecchiaia sono dei mali assoluti, delle vere e proprie catastrofi che minano irrimediabilmente qualsiasi aspirazione verso la pienezza.

Continua a leggere

La misura individuale della felicità

Tutte le domande di aiuto nelle loro varie forme sono accomunate da un'interrogazione di fondo, più o meno sofferta, rispetto al senso del proprio stare al mondo. Cosa mi rende davvero felice al di là dell'avere, delle aspettative sociali, di un certo rassicurante conformismo?

Continua a leggere

Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).

Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.

Senti che è arrivato il momento per vivere meglio il presente?
Seguimi anche sui miei social