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title: ﻿Come lasciare andare il passato?
description: Perché è così difficile superare sconfitte e delusioni? Quali sono gli ostacoli nel lasciare andare il passato?
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date: 2023-08-28T06:54:55Z
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**[Ruminazione](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/psicoanalisi/998-come-fermare-i-pensieri-tossici.html),** senso di vuoto, [**rabbia**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/psicoanalisi/837-esprimere-o-reprimere-la-rabbia.html), [**sentimenti luttuosi** ](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/psicoanalisi/736-la-patologia-del-lamento.html)sono i principali sintomi che segnalano la difficoltà di voltare pagina dopo il fallimento di un progetto importante, sia esso di natura sentimentale, familiare o professionale.

## La “digestione” non patologica del passato

Tali sintomi quando sono passeggeri e non permangono più del tempo fisiologico per assorbire la perdita (che in genere dura dai sei mesi all’anno), hanno una loro precisa ragion d’essere.

L’espressione del dolore psichico (**senso di vuoto**, **[malinconia](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/psicoanalisi/769-malinconia-e-insoddisfazione.html),** rabbia) così come la fissazione del pensiero ([**ruminazione di carattere ossessivo**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/nevrosi-ossessiva/553-l-ossessivita-e-i-suoi-confini-con-il-delirare.html)) costituiscono infatti le componenti essenziali del processo “digestivo” degli accadimenti di natura negativa o traumatica.

Rivivendo emotivamente e intellettivamente il passato la nostra mente tenta di congedarsi da una parte ingombrante del proprio vissuto, non per cancellarla ma per penetrarne più compiutamente il senso e per collocarla infine in un luogo neutro, di pace.

Dopo aver sofferto e compreso le intime ragioni alla base del “disastro” , dopo aver accolto le fragilità che volevamo nascondere o riparare all’interno di un rapporto amoroso “sbagliato” diventa possibile riemergere come persone rinnovate, non più schiacciate dal lutto, dal rancore o peggio dal tormento del “se non avessi fatto, se non avessi incontrato” ecc…

L’impossibilità patologica di lasciare andare si basa invece proprio su questa mancanza di sguardo lucido a cui non può fare seguito l’integrazione dell’errore e dell’abbaglio come parti di sè e delle proprie dinamiche psichiche.

Rifiutare di vedere i propri meccanismi porta a non progredire, perché induce a mettere tutto il male sull’altro e a perdere di vista le ragioni profonde sulle quali si era fondato fin dall’inizio l’incontro destinato a finire male.

La via al superamento pieno della sconfitta risiede allora in due movimenti importantissimi.

### Andare oltre la rabbia verso l’altro

Da un lato riuscire a guardare oltre la rabbia verso l’oggetto frustrante fa scemare l’odio, la rabbia e il rancore, avvicinando alla verità di se stessi. Il partner, il collega, il lavoro deludente infatti in quanto tali non hanno mai colpe, perché a ben vedere nella quasi totalità dei casi essi erano già fin da subito quello che si sono rivelati poi.

É sempre nostra la responsabilità di non aver voluto vedere, di aver sottovalutato aspetti già presenti alla nostra attenzione già nei primi momenti della conoscenza a causa di bisogni irrisolti o di meccanismi potenti di **idealizzazione**.

Una delle acquisizioni della maturazione, che avviene nel corso dell’esistenza anche grazie alla piena elaborazione di queste disfatte importanti, è la capacità di guardare gli altri e le situazioni non più a partire dalle lenti distorcenti del bisogno e della sopravvalutazione.

Un dono dell’aver vissuto molto, esperienze negative comprese, è proprio questo. Non una chiusura cinica e rancorosa ma un accostarsi agli altri senza **aspettative**, prendendoli per quello che sono e non per quello che “dovrebbero” essere o alla luce delle nostre mancanze che “dovrebbero” compensare.

Molte storie d’amore possono così iniziare o non iniziare proprio, una volta che il campo è sgomberato dai bisogni, dalle ripetizioni di ruoli e dalle attese di salvazione o di redenzione.

### Andare oltre il narcisismo ferito

Il secondo punto chiave per recuperare realmente la serenità consiste nel non restare impigliati nella rete dello [**smacco narcisistico**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/psicoanalisi/839-il-narcisismo-e-la-sua-cura.html). Ciò significa riuscire a mantenere una buona immagine di sè nonostante la sconfitta.

Quando interrompiamo dei rapporti di lunga durata, che hanno occupato una parte centrale della vita o hanno comportato conseguenze irreversibili (ad esempio la nascita di figli oppure la difficoltà di alternative in campo lavorativo perché si è già in là con gli anni ecc..) è facile che il senso di disfatta sia tale da intaccare l’immagine di sé: cosa ho costruito nella vita? Come faccio a ripartire da capo? Dove sono finiti i miei anni migliori? E via dicendo.

Un approccio del genere è malsano perché si basa sulla considerazione delle persone in base al loro livello di successo sociale e/o economico.

Questo livello esteriore concerne l’immagine narcisistica più superficiale e copre delle intime fragilità. Il narcisismo sano infatti prevede che ci si ami e ci si rispetti a prescindere dagli errori che compiamo, dal successo e dal riconoscimento sociale.

Amarsi e **accettarsi** per ciò che si è, comprese le strade sbagliate, le vie tortuose e gli smarrimenti è il più potente antidepressivo e la più grande risorsa per rimettersi in piedi nonostante i problemi.

Se non si è naturalmente dotati di questo grado di fiducia in se stessi lo si può comunque potenziare, attraverso un percorso interiore di **consapevolezza**.

Non cadere nella trappola narcisistica oppure venirne fuori grazie a una consapevolezza più ampia di quella che è la parabola della vita aiuta moltissimo.

Tutti gli uomini, anche i più splendenti e “arrivati”, anche quelli che non sbagliano un colpo incontrano prima o poi la sconfitta, il limite dell’invecchiamento e della morte. Se si sono identificati troppo con la maschera sociale vincente vanno incontro a disperazione e follia.

Un lutto, una perdita, una debacle racchiudono un potenziale positivo di risveglio perché fanno assaggiare nel corso della vita la transitorietà delle cose.

Nulla è per sempre, tutto cambia e tutto muta, nessuno è infallibile o esente da difetti.

Ma noi siamo sempre anche altro rispetto alla nostra immagine, agli errori di valutazione, agli scivolamenti e alle illusioni accecanti. La nostra sostanza, il nostro valore come persone, il nostro essere più vero non coincide con i successi o gli inciampi della nostra biografia, nè tantomeno con la nostra età anagrafica.

Poter vivere a un livello non esclusivamente materialistico è la salvezza.

È la garanzia di un amore che va oltre le apparenze, è la possibilità di capirsi e di perdonarsi, è la volontà di avviare ancora dei progetti anche quando si è fallito più volte.

Scagionare gli altri e accettare se stessi (pur senza dimenticare gli eventuali torti subiti e desiderando evolvere e raffinarsi) racchiude dunque la possibilità di non mollare e di guardare al presente senza disprezzo e senza il puerile desiderio di tornare indietro nel tempo.

Allora la percezione di un’energia invisibile e salvifica può sostenere lo spirito anche quando intorno è tutto un ribollire di problemi.

Non esiste vita esente da errori e smarrimenti: a noi resta la possibilità di essere gentili e accoglienti verso quel che siamo oggi, lasciando andare sterili rimpianti e adolescenziali malinconie.

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