Perché lo psicologo gratis non funziona

Una consulenza psicologica, sia essa un primo colloquio diagnostico o una seduta di psicoterapia o di psicoanalisi, è soggetta a pagamento, al pari di tutte le altre prestazioni professionali. In un'economia di scambio infatti ogni attività lavorativa, dalla più umile a quella più qualificata, produce un certo valore, misurato in termini di danaro.

Ma siamo sicuri che la motivazione alla base del pagamento delle sedute con uno psicologo sia legata solo a fattori di ordine economico?  Non ha essa anche delle implicazioni ad un  livello più profondo?  Il danaro ha anche una valenza simbolica, ad esso sono associati dei significati che vanno oltre il suo potere di acquisto. Dunque la sua circolazione nella relazione terapeuta - paziente ha un'incidenza anche ad un livello inconscio che,  se riconosciuta, contribuisce ad indirizzare in modo corretto il trattamento. Vediamo come.

Innanzitutto il fatto di pagare una somma di danaro da parte di chi si rivolge allo psicologo  imposta bene la partenza del lavoro che seguirà. È chiaro infatti che chi domanda è proprio colui che sta chiedendo aiuto. La gratuità potrebbe portare su questo punto ad un pericoloso ribaltamento della domanda, perché metterebbe il terapeuta nella condizione di chiedere all'utente se vuole essere aiutato, costringendolo a darsi da fare per attivare in lui una motivazione in tal senso. La terapia risulterebbe così inficiata fin dall'inizio, perché avremmo un paziente passivo, ingabbiato nell'erronea aspettativa  che tutto il lavoro debba venire dall'altro. Mentre invece un cambiamento può avvenire solo se c'è una vera disponibilità a farsi aiutare.

In secondo luogo il pagamento delle sedute comporta una loro valorizzazione, il riconoscimento che il percorso intrapreso è prezioso. Come tutto ciò che davvero conta comporta un investimento, una quota di perdita, di fatica. Se fosse gratis o troppo a buon mercato rischierebbe di essere dato per scontato, ed inconsciamente squalificato. La professionalità e l'aiuto specialistico del terapeuta sarebbero ridotti al rango di chiacchierate amichevoli, svuotandosi così di senso. 

E qui veniamo al terzo punto, collegato direttamente ai primi due. Il danaro, oltre a segnare simbolicamente una perdita di una quota di godimento personale in virtù di un investimento in una cosa davvero di valore, marca anche una differenza fra le parti, svincolando  il rapporto dall'equivoco di un'amicizia gratuita. Se si paga per essere ascoltati significa che quell'ascolto è scevro dal rispecchiamento reciproco che connota le relazioni fra pari, mai del tutto libere da condizionamenti e tabù. Ciò non significa che non intervengano in rapporto al terapeuta dei fattori di natura affettiva, anzi,  sarebbe un problema se tale "transfert" non esistesse. Ma esso non ha a che vedere con la persona che lui è nella vita, perché non c'è reciprocità, il terapeuta non racconta nulla di se stesso, è lì in quel momento come strumento a disposizione dell'altro. Può essere oggetto di sentimenti positivi o negativi a seconda di cosa il paziente proietta in lui, ed anche questo fenomeno può essere utilizzato come uno strumento conoscitivo importante. In ogni caso il pagamento a fine seduta aiuta a non fare confusione e rende evidente all'utente la sua libertà. 


A questo punto risulta più chiaro come la  formula dello psicologo gratis non sia di alcuna efficacia terapeutica per chi vuole davvero inoltrarsi in un processo di cambiamento e di messa in discussione autentica di se stesso. Non giova neppure alla categoria professionale degli specialisti in psicoterapia, nella misura in cui svilisce la loro lunga, difficoltosa e profonda formazione, ben lontana dall'esercizio di una semplice empatia. 

 

 

 

    

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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