Psicoterapia o psicoanalisi?

Il fattore chiave di ogni psicoterapia non orientata dalla psicoanalisi è l'esistenza di un Altro con la A maiuscola che dice quello che bisogna fare. Il soggetto che soffre obbedisce alle sue prescrizioni e attende da lui approvazione. Il suo "sì" e il suo "no" dominano e orientano la cura.

Questo modo di intendere la terapia si basa sulla valorizzazione dell'identificazione. Se fai quello che ti dico di fare, se fai come me, se aderisci al modello che ti propongo sei salvo. C'è un dominio dell'immagine dell'Altro esercitata sull'Io del soggetto.

In cosa si distingue la psicoanalisi? L'azione analitica si fonda al contrario proprio sul rifiuto da parte dell'analista di utilizzare il potere dell'identificazione, considerato come eminentemente suggestivo. L'analista occupa lo stesso il posto del grande Altro al quale il soggetto si affida nella sua sofferenza, non potrebbe che essere così. Tuttavia non sfrutta sistematicamente l'autorità padronale che gli viene conferita dall'occupare tale posizione.

L'analista è abitato per lo più dalla passione per l'ignoranza. La sua modalità di risposta alla domanda posta dal paziente rinvia ad un suo non sapere: "io non so, è per questo che bisogna che tu parli". Solo se il soggetto parla senza incontrare risposte direttive può abbordare la questione di cosa desidera veramente lui, al di là dell'identificazione alienante all'Altro.

La psicoanalisi non mira ad adattare le persone alla realtà, non punta a trasformare i discoli in bravi bambini compiacenti al maestro. Non promette nè felicità, nè armonia. Aiuta però a decifrare il significato oscuro di ciò che si ripete nell'esistenza, aiuta il soggetto ad avvicinare la propria verità.

Naturalmente ci sono dei momenti in tutte le analisi in cui l'analista è più direttivo, in cui dunque utilizza il potere suggestivo del transfert. Ciò avviene quando ci sono delle urgenze, delle congiunture drammatiche. Allora è legittimo che questi si offra come un punto fisso ed invariabile, che non lasci cadere, che dia conforto o fornisca delle indicazioni di comportamento.

Si tratta però di momenti isolati che si iscrivono nella logica generale di un lavoro che ha di mira l'accrescimento della conoscenza di se stessi, delle dinamiche che muovono la propria vita al di là della consapevolezza.

La psicoanalisi prima di essere una cura è un incontro, un'esperienza, un viaggio. Gli effetti terapeutici, quando arrivano, costituiscono un sovrappiù, e derivano dall'allentarsi di resistenze. Qualcosa ad un certo punto cede, il soggetto si riappropria del suo inconscio, inizia a fidarsi di lui. L'atto non è più frutto di obbedienza o di solo esercizio di volontà ma proviene da territori ignoti e riconquistati.

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

Depressione e creatività

Sembra un controsenso, eppure chi è predisposto verso affetti depressivi spesso mostra anche tratti di originalità e creatività, che in genere possiamo riscontrare nel variegato campo delle arti. L’apparente contraddizione è evocata dalla paralisi e stagnazione associate alla depressione, che contrastano con l’idea dell’attività e dell’energia insite nell’atto creativo.

Vivere nel presente

Un tappeto di nuvole dalla forma o dai colori inconsueti, un ramo secco, un'aria carica di umori autunnali, la figura di un passante sono solo alcune fra le mille impressioni che possono colpirci durante una passeggiata o il tragitto verso il lavoro. Spesso però siamo troppo stanchi, troppo presi nei nostri pensieri per porvi attenzione. La preoccupazione per fatti accaduti o ancora da venire, l'ansia di arrivare, di fare, di sbrigare ci distolgono di fatto dal presente, dalla percezione di essere vivi qui ed ora.

Depressione e conformismo

Sempre più frequentemente capita di osservare, nelle forme di malessere contemporaneo, un'associazione fra stati depressivi e tendenza ad assumere comportamenti conformistici, che riflettono cioè un adeguamento acritico alle maschere sociali imperanti nel proprio ambiente di riferimento.

La depressione: i benefici della parola

Il discorso contemporaneo, nonostante parli molto di depressione, non la ama per nulla. La considera un deficit, una malattia, qualcosa da estirpare e togliere di mezzo il più velocemente possibile. La medicalizza. Ora, se esistono certamente forme la cui gravità non fa venire nessun dubbio sull' opportunità di un intervento terapeutico diretto e mirato ad un loro alleggerimento, la maggior parte dei casi trattati attraverso la mera via farmacologica in realtà ha migliori possibilità di riuscita con un approccio che integra l'uso della parola.

Depressione al femminile nella contemporaneità

La donna, rispetto all'uomo, si trova più esposta all'esperienza della depressione. Questo perché per sua struttura ha un rapporto più stretto con la mancanza, con la vulnerabilità, con il non avere. Tendenzialmente l'uomo trova più facilmente una gratificazione nel possesso, nel potere, nella conquista.

Ansia e depressione: pluralità di forme ed intrecci

Non esiste depressione clinica che non abbia l'ansia come componente significativa ci insegna Eugenio Borgna nel suo "Le figure dell'ansia".

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.