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title: Come aiutare un bambino iperattivo 
description: Conoscere a fondo il problema dell’iperattività aiuta i genitori a limitare alcuni errori nel processo di accompagnamento della crescita del loro figlio in difficoltà.
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date: 2021-05-03T08:04:50Z
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I **bambini iperattivi** non sono semplicemente bimbi particolarmente vivaci, troppo esuberanti o maleducati. La loro problematica è seria ed è fonte per loro di **immersa sofferenza interiore**, aggravata da una quota di incomunicabilità.

Il rimprovero infatti li frustra e li spinge a esasperare ulteriormente le condotte oppositive, nella misura in cui si sentono giudicati e **identificati ad un oggetto “cattivo**”.

## Caratteristiche del disturbo da iperattività 

Dunque per aiutare un bambino di questo tipo bisogna innanzitutto **riconoscere correttamente la natura del suo disturbo**. I genitori, ma anche gli insegnanti e gli educatori, possono trarre grande beneficio dalla comprensione piena della specificità di tale difficoltà, evitando così mortificazioni sistematiche.

L’iperattività si associa quasi costantemente a **deficit dell’attenzione**. L’esordio è generalmente molto precoce, cosa che fa propendere sempre di più per una **causalità di natura neurologica**, aggravata da dinamiche familiari complesse.

Per capire il problema bisogna pensare ad un bambino letteralmente “**invaso”, “posseduto” da un’energia inesauribile, al pari di una scarica elettrica** che non cessa mai di eccitare il suo sistema nervoso.

L’agitazione che si vede esternamente (che si traduce in atteggiamenti impulsivi, violenti e disorganizzati) è il riflesso di tale stato di perenne e spropositata attivazione.

Il bambino si rende conto che c’è qualcosa che non va in lui, e **spesso lo comunica con frasi del tipo “non riesco a fermarmi”**, per tentare di far capire all’adulto che da parte sua non c’è una volontà maligna di essere indisciplinato bensì un’incapacità di trattenersi.

A questo ingombro interiore si aggiunge l’ulteriore **fatica nel mantenere la concentrazione a lungo**, cosa che spiega il rapido passaggio da un gioco all’altro, l’apparente non ascolto della parola dell’adulto e le innumerevoli difficoltà di apprendimento scolastico.

### La gestione del bambino iperattivo 

Una volta capito che in gioco non c’è una “rilassatezza morale” raddrizzabile attraverso la disciplina o l’instillazione del senso di colpa ma un vero e proprio problema di natura psicologica, **l’adulto di riferimento può tentare di cambiare rotta nella gestione del bambino** e ottenere dei miglioramenti sia comportamentali che relazionali.

Nella misura in cui il bambino si sente supportato e aiutato almeno alcuni atteggiamenti secondari di sfida si sfumano un po’. **L’autostima in questi bimbi è molto fragile**, per cui le azioni dell’adulto, finalizzate anche a non farsi travolgere e schiacciare, devono sempre smarcarsi dall’eventualità dell’offesa e della mancanza di rispetto.

In generale i genitori e gli educatori bisogna che stiano molto **attenti a non scaricare la loro frustrazione sui bambini, sensibilissimi** a tale dinamica. Gli adulti devono smarcarsi cioè da dinamiche a specchio, facendo sentire la loro **autorevolezza non attraverso l’autorità** e l’esercizio della forza, bensì tramite l’autocontrollo, la pazienza e la coscienza di sé stessi.

**Fermezza e pazienza** sono dunque qualità da sviluppare per evitare o interrompere circoli viziosi di accuse reciproche.

Ciò non significa che il genitore debba diventare un tappeto che assorbe tutte le “mattane” del figlio. È corretto e mai controproducente **intervenire per bloccare degenerazioni nei giochi**, quando si fanno pericolosi o risultano troppo caotici e insensati.

Il bambino va aiutato a fermarsi, a volte anche bloccandolo direttamente, **dandogli un limite nel reale**. Ma resta fondamentale fare tutto ciò evitando toni di voce troppo alti, mantenendo la calma.

La fermezza dell’adulto, che non si mostra sconvolto e a sua volta agitato è un balsamo fondamentale. **Nel tempo questa postura dà dei risultati, nella misura in cui il bambino si sente “contenuto”**, sostenuto cioè da pareti solide benché non rigide.

Dato che a lui mancano tali strutture di regolazione interna, esse possono essere parzialmente sopperite dall’ambiente. Dosare tolleranza e fermezza nello stoppare e porre dei freni è la formula da seguire.

Un altro obiettivo è quello di **evitare il più possibile le così dette “tragedie”** , che lasciano tracce nella mente e portano a scegliere la vittimizzazione come modalità privilegiata di affrontare le difficoltà. Questi bimbi rischiano di scivolare nella passività, nel “tanto sono così”, diventando dei manipolatori.

Anche per ciò che riguarda i compiti e la gestione delle difficoltà scolastiche vale lo stesso principio. **Un bambino di questo tipo che riesce a portare avanti un compito per quaranta minuti va lodato e lasciato riposare**, non incalzato a continuare secondo ritmi considerati “normali” (ma che per lui sono vere e proprie torture).

È preferibile darsi più appuntamenti nel corso della giornata o della settimana per rivedere dei compiti piuttosto che “imbucarsi” in sedute di studio interminabili, che spesso finiscono per frustrare sia il piccolo che l’educatore.

**L’adulto è in sostanza chiamato a empatizzare con la sofferenza invisibile del bambino iperattivo, lavorando sui propri sentimenti di impotenza e di rifiuto,** facendosi anche eventualmente aiutare da uno specialista. È importante che si dedichi a questo lavoro interiore per evitare di ghettizzare il figlio, spedendolo da uno psicologo come un oggetto rotto che non si è in grado di riparare. Solo acquistando fiducia nella propria capacità di incidere positivamente si possono ottenere dei passi avanti.

Inoltre **evitare di sottovalutare la questione** può essere un altro punto da tenere presente, per non trovarsi in futuro alle prese con le **complicazioni che il disturbo da iperattività** e deficit di attenzione può comportare nella crescita.

Non sono rari gli sviluppi nel senso della devianza e delle dipendenze da sostanze; per non incorrere in pericolose derive la famiglia è tutto, per cui **imparare ad aiutarsi e ad aiutare resta la medicina numero uno**.

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