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title: Resilienza, fragilità psicologica e psicoterapia
description: La resilienza è una forza interiore opposta alla fragilità psicologica e può essere acquisita in psicoterapia
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date: 2025-06-22T19:21:59Z
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## La forza interiore come maturazione individuale

Molte persone alle prese con **traumi**, **lutti** o **separazioni** sentono l’urgenza di tornare a stare bene rapidamente. L’insopportabilità del dolore, dovuta ad una **fragilità psicologica** di base, le porta a metterlo da parte, senza che esso possa rivelarsi come un’occasione di crescita e di autoconoscenza.

In questo modo si verifica un circolo vizioso per cui la scarsa capacità di tenuta di fronte al dolore viene rinforzata dalla fuga: non si verifica alcuna modificazione interna e dunque non si sviluppa nessuno strumento per affrontare le difficoltà che nuovamente si ripresenteranno.

Inoltre tale atteggiamento “negazionista” è incentivato dal discorso sociale dominante, che interpreta erroneamente l’atteggiamento “resiliente” come l’esercizio di una[ **forza di volontà**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/psicoanalisi/1028-forza-di-volonta-e-benessere-psicologico.html "Forza di volontà e benessere psicologico") dura e inflessibile, che nega ogni debolezza e spinge l’individuo a continuare a “funzionare”efficacemente nella sua vita lavorativa e sociale.

Produrre e consumare infatti sono due attività che possono essere intralciate dal tempo lungo dell’**elaborazione di un lutto**. La società dell’immagine non ammette défaillance, il suo imperativo di bellezza e felicità blocca gli esseri umani nella ricerca di un’euforia triste, costringendoli a non avere mai davvero pace.

La **forza interiore** invece è un concetto molto diverso: essa non rifiuta la difficoltà ma la integra come parte dell’esperienza di vita, facendo di essa una fonte di conoscenza e di crescita personale.

I traumi e le avversità racchiudono allora un potenziale di “risveglio” enorme rispetto al senso più profondo della vita, che può essere efficacemente esplorato anche in **psicoterapia**.

Non è un caso che chi riesce ad attraversare la sofferenza senza schivarla, ad accoglierla pur non lasciandosi sopraffare da essa, arriva a sperimentare un senso di vitalità nuovo, più pieno, più stabile e meno legato agli aspetti materiali dell’esistenza.

### La fragilità psicologica come ostacolo all’evoluzione personale

La fragilità psicologica si sostanzia dunque in una difficoltà a contenere e fronteggiare gli aspetti negativi dell’esistenza. Essa espone alla “caduta a picco” nel **negativo**, ovvero allo sprofondare nella sofferenza senza possibilità di rialzarsi. L’[**ansia**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/ansia/1049-ansia-come-si-manifesta-e-come-affrontarla.html "Ansia: come si manifesta e come affrontarla") e la **depressione** sono i due esiti più tipici di questo restare sopraffatti dal malessere.

La difesa della negazione è allora apparentemente più adattiva rispetto all’invischiamento nel malessere psicologico, perché almeno protegge dalla perdita totale di se stessi e garantisce una tenuta dell’Io.

Tuttavia la chiusura e l’andare avanti come nulla fosse ha dei limiti: ciò che mettiamo da parte si ripresenta sempre, prima o poi, e con un’intensità maggiorata. Il potenziale patogeno di un **dolore** non affrontato aumenta anziché diminuire, come una valanga che incrementa il suo volume.

Inoltre tale dinamica non consente di maturare e di evolvere come persone: l’**infantilismo** resta pronunciato anche in età adulta, lasciando del tutto sprovveduti e non attrezzati a fronteggiare le inevitabili prove che la vita mette di fronte (lutti, separazioni, perdite, malattie, invecchiamento).

Pertanto è importante prendere **consapevolezza** di questo meccanismo e delle sue cause, da ricercarsi nella propria storia personale che parte dall’infanzia e nei traumi non superati che l’hanno segnata.

Iniziare a lavorare sulle proprie fragilità permette di riconoscere se stessi senza più doversi nascondere dietro a maschere di falsi adattamenti. Riappropriarsi del proprio **vero sé** significa non giudicarlo, guardarlo amorevolmente e vederne in maniera lucida le debolezze e le risorse.

Iniziare a volersi bene e a **conoscere se stessi** consente nel tempo di integrare dolori e **frustrazioni**, promuovendo la definitiva uscita dal mondo delle illusioni e delle fantasie di onnipotenza.

### Come sviluppare un percorso trasformativo verso la resilienza: la psicoterapia

La psicoterapia è uno strumento molto efficace per sviluppare la resilienza, da intendersi allora non come esercizio di una forza di resistenza illimitata ma come possibilità di adattarsi ai cambiamenti non voluti e imposti dalle circostanze della vita, potendo beneficiare di un approccio aperto e costruttivo.

Sia soccombere al dolore che negarlo tramite l’esibizione di atteggiamenti di “forza sovrumana” riflettono una modalità infantile fissata e non superata nella crescita, che oscilla fra **impotenza** e **onnipotenza**, fra totale inermità e **autoesaltazione** maniacale.

Perché questa fissazione all’infanzia? Quale trauma può aver segnato l’impossibilità di lasciare andare la condizione umana di massima fragilità nei confronti del reale?

In genere, pur con le varie sfumature e differenze, il nodo è da rintracciarsi in un ambiente familiare segnato da trascuratezze e precocemente adultizzante o al contrario scarsamente incoraggiante l’autonomia e la capacità di sopportare le frustrazioni, in un clima di rispetto e di fiducia.

La fragilità del sé viene fissata da genitori che negano i **bisogni di dipendenza** tipici dell’infanzia (senza garantire le cure emotive necessarie) o che al rovescio rendono il bambino eternamente dipendente da loro, controllandolo in ogni modo e ostacolando i suoi bisogni di esplorazione.

In entrambi i casi resta nello psichismo profondo l’attesa di una condizione di **beatitudine** eternamente sfuggente, che si concretizza in un’insopportabilità delle frustrazioni, anche minime, e nella tendenza a **idealizzare** chiunque come un salvatore o una persona speciale che riparerà da tutti i mali.

In psicoterapia si possono ripercorrere questi temi, entrando in contatto con la sofferenza originaria che quella attuale riporta a galla in tutta la sua veemenza. I lutti e le separazioni riattivano i traumi originari; poterli mettere nitidamente a fuoco è il primo passo per accettare l’esistenza del negativo e per venire a patti con esso.

Il proprio sé, benché ferito, se non è morto è ancora in grado di adattarsi autonomamente alla vita nelle sue numerose sfaccettature. Grazie alla guida di uno psicoterapeuta è possibile correggere parzialmente il difetto orginario, imparare a non sottrarsi alla **sofferenza**, a contenerla e infine a farci qualcosa.

Il luogo della terapia se da un lato evoca i bisogni di dipendenza e funge da contenitore di essi, dall’altro incentiva l’autonomia e sostiene le **risorse** della persona.   
Il processo di resilienza innescato dal lavoro psicoterapeutico si prolunga fuori dalla stanza di analisi perché riattiva le risorse che si erano spente senza sostituirsi ad esse.

Il **legame con l’altro** viene sperimentato in psicoterapia nella sua dimensione curativa: sostiene senza soffocare la libertà individuale. Allora anche le relazioni interpersonali nella cerchia privata migliorano; i [**legami tossici**](https://www.sibillaulivi.it/articoli-letture/amore/1048-amore-tossico-quando-amare-diventa-un-inferno.html "L’amore tossico: quando amare diventa un inferno") vengono lasciati andare nel nome di relazioni da cui non mancano l’affetto e il rispetto reciproco.

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