Sibilla Delfica 2019
Se io potrò impedire
a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano
Emily Dickinson

Amore materno e distruttività

L’amore materno dà la vita, e ciò è universalmente riconosciuto. Le cure, le parole, la presenza della madre sono mattoni fondamentali su cui si verrà a costruire un possibile futuro equilibrio psichico.

Come aiutare un bambino iperattivo

I bambini iperattivi non sono semplicemente bimbi particolarmente vivaci, troppo esuberanti o maleducati. La loro problematica è seria ed è fonte per loro di immersa sofferenza interiore, aggravata da una quota di incomunicabilità.

I genitori e l'educazione dei bambini

Francoise Dolto, nota specialista in psicoanalisi infantile nonchè allieva di Jacques Lacan, in tutti i suoi scritti sostiene con forza l'importanza cruciale della prima educazione del bambino ai fini del futuro sviluppo della sua personalità.

I vostri figli non vi appartengono

"I vostri figli", tratto dall'opera "Il profeta" di Kahlil Gibran, è un brano di enorme valore perché illumina un concetto apparentemente semplice eppure spessissimo contraddetto dall'esperienza.

Il bambino iperattivo

Nella contemporaneità ci si lamenta sempre più della così detta iperattività  infantile, dell’impermeabilità dei  bambini nei confronti dei no dei genitori, della generale intolleranza delle regole e della disciplina che caratterizza la condotta di molti piccoli.

Il padre assente

Il grado di assenza del contributo del paterno allo sviluppo psichico di un individuo non lo si stabilisce né sulla base della presenza del padre fra le pareti di casa, né su quella della quantità di parole che rivolge ai propri figli.

La famiglia bi-monogenitoriale

Famiglia bi-monogenitoriale” è un’espressione coniata dallo psicoanalista francese Jean-Pierre Lebrun, per riferirsi a quelle famiglie in cui il bambino di fatto tratta con un solo genitore, anche quando madre e padre vivono nella stessa casa e gli scambi apparentemente avvengono con entrambi.

La famiglia oppressiva

La famiglia è strutturalmente “oppressiva”,  nella misura in cui i genitori, anche i più illuminati, inevitabilmente tramite l’educazione introducono dei limiti e trasferiscono convincimenti e modalità di comportamento che non sempre si adattano al meglio alla natura dei figli.

La madre “tossica”

Il termine “madre” nell’immaginario collettivo rimanda immediatamente al tema dell’amore e della cura, dunque a qualcosa di incontestabilmente positivo.

La madre asfissiante

La madre così detta “asfissiante”, figura centrale soprattuto nei racconti di molte giovani donne, non è stata necessariamente una “cattiva madre” a trecentosessanta gradi.

La perdita dei genitori

La morte di un genitore, a qualsiasi età avvenga, segna nella vita di una persona uno spartiacque. 

La solitudine del bambino

Sguardo sfuggente, sorriso (se proprio si deve fare) appena abbozzato, spalle ricurve, andatura incerta, tic nervosi, inappetenza.

Quando si resta psichicamente “figli”?

L’emancipazione dalle figure genitoriali non è un processo scontato, che coincide unicamente con l’uscita di casa, l’indipendenza economica, la convivenza con un partner o la nascita dei figli.

Sopravvivere al Natale

L’avvicinarsi del Natale, con tutta la correlata retorica dei buoni sentimenti e del supposto “calore” familiare, suscita reazioni per lo più compatibili con la modalità che ciascuno usualmente e spesso inconsciamente ha di rapportarsi all’altro.

In primo piano

La depressione: i benefici della parola

Il discorso contemporaneo, nonostante parli molto di depressione, non la ama per nulla. La considera un deficit, una malattia, qualcosa da estirpare e togliere di mezzo il più velocemente possibile. La medicalizza. Ora, se esistono certamente forme la cui gravità non fa venire nessun dubbio sull' opportunità di un intervento terapeutico diretto e mirato ad un loro alleggerimento, la maggior parte dei casi trattati attraverso la mera via farmacologica in realtà ha migliori possibilità di riuscita con un approccio che integra l'uso della parola.

Leggi l'articolo

Sofferenza femminile e riduzione a “donna oggetto”

La donna, come insegna la psicoanalisi, occupa necessariamente una  posizione di oggetto in relazione alla mera pulsione sessuale dell’uomo.

Leggi l'articolo

Incomunicabilità uomo donna

Una buona quota della così detta “incomunicabilità” fra uomo e donna non la dobbiamo a differenze comportamentali ed emotive “innate”.

Leggi l'articolo

Quando l'analisi libera dal narcisismo

In ogni nevrosi si nascondono tratti narcisistici, nella misura in cui chi patisce di nevrosi tende sempre a mettersi in rapporto all'Atro con la finalità di essere domandato da lui (essere visto, voluto, ammirato, considerato), arrivando fino a soddisfarne la domanda con tutti i mezzi per ottenerne l'approvazione (essendo ubbidiente, solerte, zelante). In ambito lacaniano si dice che il nevrotico soffre di un'inconscia identificazione al "fallo", da intendersi come quell'oggetto prezioso che da bambino ha pensato di essere (e spesso è stato davvero) per la propria madre.

Leggi l'articolo

La forza dell’interpretazione

Interpretazione in terapia non significa soltanto restituzione (tramite la parola dell’analista) dei motivi inconsci sottesi ad azioni sintomatiche, a ripetizioni di schemi relazionali sconfortanti o a pensieri e affetti deprimenti.

Leggi l'articolo

Claustrofilia

Analisi terminabile e interminabile”: è da questo scritto testamentario di Sigmund  Freud (1937) che  Elvio Fachinelli parte nel suo “Claustrofilia” (1983) per introdurci gradatamente  verso la  sua “trovata”, ovvero l’esistenza della così detta “area claustrofilica”. 

Leggi l'articolo

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961