Analisi della domanda

Trovare scappatoie quando non si vuole guardare dentro se stessi è la cosa più facile al mondo. Una colpa esterna esiste sempre, è necessario avere molto coraggio per accettare che la colpa – o meglio la responsabilità – appartiene a noi soltanto.
Susanna Tamaro

L’analisi della domanda consiste in una serie variabile di colloqui “preliminari” alla cura stessa e propedeutici alla formulazione di un’ipotesi diagnostica. Si raccolgono informazioni riguardanti la vita della persona, le tappe salienti della sua storia, dettagli sui sintomi e sulle condizioni di vita attuali. In questa fase appare cruciale delimitare il problema che fa soffrire, dargli un nome, ricostruirne il periodo di emergenza e le condizioni esistenziali associate ad esso.

Questo lavoro ha una durata variabile da individuo a individuo, può durare più o meno a lungo e va considerato non solo come un momento durante il quale lo specialista rileva delle informazioni bensì come un primo approccio terapeutico, che in quanto tale può arrecare sollievo.

I primi colloqui con lo specialista tuttavia rappresentano nello stesso tempo una fase molto delicata sia per chi chiede aiuto sia per chi lo offre.

Da una parte colui che si rivolge allo psicologo ha dovuto superare molte resistenze e titubanze prima di convincersi di non farcela con i propri mezzi. Generalmente prevale la convinzione di dovercela fare da soli, si pensa che essere forti equivalga a non avere bisogno di nessuno. Di solito è solo durante il percorso terapeutico che si scopre come in realtà ci voglia molta più forza nel chiedere aiuto che nel negare tutto e attribuire le colpe dei propri malesseri agli altri o agli eventi esterni. Agli inizi tuttavia questo concetto non è ancora chiaro e si può giustamente far fatica a concedere la propria fiducia a chi di fatto è ancora un estraneo.

Il terapeuta accorto conosce questo fenomeno, sa che ci vuole del tempo perché una persona si possa aprire e lasciarsi andare a dire tutto liberamente, senza timori né pudori. Un colloquio psicoterapeutico non è in alcun modo un esame: non ci sono giudizi, risultati da raggiungere, tempi da rispettare. È un’esperienza.

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

Cedere alla depressione, la via più facile

Lo psicoanalista francese Jacques Lacan sosteneva che la depressione in molti casi, quelli più comuni e meno gravi, fosse la conseguenza di una sorta di " viltà morale", legata alla fatica di sostenere la vitalità del proprio desiderio più intimo.

La depressione: i benefici della parola

Il discorso contemporaneo, nonostante parli molto di depressione, non la ama per nulla. La considera un deficit, una malattia, qualcosa da estirpare e togliere di mezzo il più velocemente possibile. La medicalizza. Ora, se esistono certamente forme la cui gravità non fa venire nessun dubbio sull' opportunità di un intervento terapeutico diretto e mirato ad un loro alleggerimento, la maggior parte dei casi trattati attraverso la mera via farmacologica in realtà ha migliori possibilità di riuscita con un approccio che integra l'uso della parola.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

L'inventore della psicoanalisi ne era profondamente convinto: la poesia coglie con immediatezza stati dell'animo che la ragione descrive, circonda col pensiero senza tuttavia afferrarne il cuore pulsante.

Depressione nevrotica o melanconia?

In psicoanalisi in genere proponiamo una differenziazione tra forme depressive di matrice psicotica e nevrotica.Queste non le distinguiamo sulla base dei sintomi, cioè dei modi di manifestarsi della depressione, che per lo più sono simili nelle due condizioni.

Mania e depressione: "una mente inquieta"

"Una mente inquieta" è il racconto autobiografico di Kay Redfield Jamison, psicologa americana affetta dalla sindrome maniaco - depressiva (detta altresì disturbo bipolare).È un testo molto interessante, perché coniuga in maniera inedita il racconto dell'esperienza della malattia con le conoscenze scientifiche possedute a riguardo dall'autrice.

Contrastare la depressione: il potere della parola

Nessun essere umano può dirsi non attraversato da mancanze, insufficienze e conflitti. Nessuno vive una condizione di perenne e permanente completezza, autosufficienza, perfezione. Credere che qualcuno la sperimenti è solo un miraggio della mente. Ferita, lesione, perdita, fragilità sono invece tutti termini che ben descrivono la natura dell'uomo, costitutivamente povera, vulnerabile, alle prese con un mondo che non offre solidi, visibili ormeggi.

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.