Psicoterapia di gruppo

La terapia di gruppo si afferma definitivamente come tecnica terapeutica grazie agli originali contributi di R. W. Bion durante la seconda guerra mondiale, alle prese con il trattamento di gruppo dei soldati con problemi che ostacolavano la loro partecipazione alla guerra.

Il grande pregio della terapia di gruppo consiste nella possibilità che offre ad individui con problematiche simili di incontrarsi e confrontarsi. Ciò lo si vede bene in chi soffre di attacchi di panico, piuttosto che di depressione, dipendenze e disturbi del comportamento alimentare.

Il gruppo funziona così da specchio, permette un riconoscimento del proprio malessere, generalmente incompreso ai componenti dell’ambiente familiare. Inoltre promuove un’apertura all’altro, dà la possibilità di intrecciare nuovi legami, di uscire dalla solitudine, di recuperare fiducia e ottimismo grazie all’aiuto reciproco. Il senso di appartenenza che regala lo stare in gruppo in alcuni casi può davvero rafforzare il senso di identità e costituire un freno alla sensazione di precarietà così diffusa in chi soffre di un disagio.

L’efficacia del gruppo “mono sintomatico” (costituito cioè da soggetti che soffrono dello stesso sintomo) come strumento terapeutico la si vede nel breve periodo grazie al confronto con soggetti simili, che soffrono dello stesso tipo di disagio. Il senso di isolamento legato alla propria condizione si affievolisce e abbastanza rapidamente si inizia a stare meglio grazie al conforto dato dallo scambio con i compagni.

Gli effetti di lungo periodo sono invece legati alla scoperta della propria particolarità e diversità rispetto agli altri. Nonostante ciascuno esprima la sofferenza nello stesso modo degli altri, non è identico a loro. Ognuno ha una storia particolare che lo ha portato a stare male, inoltre ha modi di pensare propri, tratti specifici che lo rendono unico e irripetibile. Riappropriarsi della propria soggettività ha un innegabile effetto terapeutico perché allontana dalla identificazione totale con il proprio malessere. Se siamo altro rispetto a ciò di cui soffriamo possiamo anche metterlo in discussione, analizzarlo, distaccarcene un po’.

Spesso quest’ultima fase coincide con la richiesta di un approfondimento delle proprie questioni più intime e personali mediante un percorso di psicoterapia individuale. Si entra nel gruppo tutti uguali e se ne esce tutti diversi.

Lo psicoterapeuta, durante la terapia, offre se stesso come un facilitatore della circolazione libera della parola fra i membri del gruppo. La sua presenza è silenziosa ma c’è, sostiene senza offuscare i veri protagonisti del lavoro terapeutico.

Sono attivi i seguenti gruppi:

  • gruppi per il trattamento dei disturbi comportamento alimentare

  • gruppi per il trattamento delle dipendenze

  • gruppi per il trattamento dei disturbi da attacco di panico

  • gruppi per il trattamento della depressione

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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