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La donna narcisista in amore

Ritratto in bianco e nero di donna con veletta, simbolo del fascino e delle ombre della donna narcisista in amore.

Che cos’è il narcisismo femminile: definizione clinica

In ambito psicologico, è fondamentale differenziare la presenza di semplici tratti narcisistici, che possono emergere come difese in specifiche fasi della vita, dal vero e proprio Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP), che trova una concretizzazione nel narcisista positivo e narcisita negativo.

Quando si osserva la declinazione femminile di questo quadro clinico, emergono modalità di funzionamento peculiari che alterano profondamente l'equilibrio delle relazioni intime.

Le manifestazioni comportamentali più frequenti si articolano su diversi fronti:

  • Autostima ipertrofica di facciata: la donna si mostra spesso circondata da un'aura di assoluta sicurezza e magnetismo. Tuttavia, questa grandiosità necessita di un costante rifornimento esterno: l'ammirazione altrui è la linfa vitale per sostenere un'immagine di sé altrimenti vacillante.
  • Dinamiche di strumentalizzazione: nelle interazioni, l'altro rischia di perdere la propria soggettività per diventare un mezzo volto al soddisfacimento dei bisogni narcisistici. Il controllo sulla relazione viene esercitato tramite atteggiamenti seduttivi, persuasione occulta o l'induzione di intensi sensi di colpa.
  • Tensione all'ideale e rivalità: vi è una spinta inflessibile verso la perfezione estetica, sociale o professionale. Questo porta a vivere le altre figure femminili, o chiunque manifesti talenti spiccati, non come alleati ma come minacce dirette al proprio primato.
  • Vulnerabilità nucleare: l'impalcatura di superiorità cela un nucleo identitario estremamente fragile. Ogni minima critica, dissenso o percezione di rifiuto non viene elaborata costruttivamente, ma vissuta come un attacco intollerabile (ferita narcisistica), scatenando reazioni di rabbia o ritiri punitivi.

Il pregiudizio sul narcisismo: perché si parla meno delle donne

Generalmente si tende ad associare la personalità narcisistica al sesso maschile, più che altro sulla base dei racconti delle molte donne che lamentano la freddezza e l'incostanza in amore dei loro partner. L'apparente maggiore frequenza di tratti narcisistici negli uomini (si veda l'uomo narcisista e l'amore) si spiega proprio a partire dalla maggiore disponibilità del sesso femminile nel raccontare e denunciare le sofferenze patite all'interno delle relazioni di coppia.

E' infatti più raro incontrare, sia nella vita che in terapia, maschi disposti ad aprirsi rispetto a ciò che non va nel comportamento delle loro compagne.

L'inizio della relazione: la fase di idealizzazione

Ma chi è la donna narcisista? Come si comporta in amore?

Di solito si tratta di donne dotate di un certo fascino, fisicamente attraenti ed intellettualmente vivaci. Durante i primi tempi della relazione mostrano una spiccata sensibilità, sono capaci di slanci e di una generosità fuori dal comune. Appaiono estremamente coinvolgenti, anche grazie alle loro dichiarazioni d'amore appassionate e all'esaltazione delle qualità dell'amato.

Il partner si sente così messo al centro del loro mondo, si percepisce riconosciuto, visto ed apprezzato nella sua unicità. Tutto ciò lo porta ad allentare rapidamente i freni inibitori, a lasciarsi andare ai sentimenti e ad una correlativa idealizzazione della donna.

Il passaggio all'amore tossico: svalutazione e ricatto emotivo

I problemi nascono però dopo non molto tempo, innescando dinamiche tipiche del così detto "amore tossico". Bruscamente, senza preavviso, il mondo in cui lui viveva come in un sogno va in frantumi. Improvvisamente tutte le qualità che la partner gli riconosceva non esistono più. Iniziano a piovere critiche, rimproveri che coinvolgono tutta la sua sfera personale: il lavoro, la famiglia di origine, gli amici, il modo di vestire, il carattere.

La demolizione è totale. Dall'esaltazione senza riserve dei primi tempi si passa alla svalutazione più feroce. Questa tuttavia non esita in un'interruzione del rapporto bensì in una rivendicazione aggressiva finalizzata a far sentire l'altro profondamente inadeguato e dunque dipendente. Se seguirà i dettami della donna, il partner avrà forse la possibilità di non perderla, potrà continuare a godere il privilegio di averla accanto. Il ricatto del ritiro dell'affetto e del susseguente abbandono lo tiene avvinto in un regime soffocante e via via sempre più dittatoriale.

I tratti distintivi nella coppia: egocentrismo e mancanza di empatia

Il narcisismo di questa tipologia di donne lo vediamo nella loro grandiosità, nel bisogno di ottenere ammirazione e riconoscimento, nella presunzione di possedere la verità in tasca. L'egocentrismo che le permea le porta a continue richieste di prove d'amore e a leggere in maniera distorta e pregiudizievole i comportamenti altrui. La mancanza di empatia impedisce loro di tenere in considerazione i reali bisogni dell'altro, che viene così disumanizzato e ridotto ad un mero strumento di gratificazione e supporto.

Il ciclo di controllo e sottomissione

Di solito l'appiattimento del partner alle esigenze imperiose della compagna determina una tenuta del rapporto. C'è chi comanda e chi subisce e la relazione si tiene in piedi proprio su questa distribuzione malata di ruoli. Non mancano nemmeno liti sull'onda dell'esasperazione e abbandoni. Questi ultimi però non sono quasi mai definitivi perché seguono poi ricongiungimenti e riappacificazioni. Lui si costringe ad un "mea culpa" mentre lei generosamente gli consente una seconda possibilità, non venendo mai sfiorata dall'idea di una propria colpa.

Le reazioni del partner maschile

Un uomo sufficientemente forte e sicuro di sè, se sulle prime può rimanere vittima di dinamiche simili non capendone a pieno la pericolosità, di solito dopo un tempo ragionevolmente breve trova il modo di sottrarvisi. Pur nella delusione e nella sofferenza della perdita, non va incontro a sentimenti di disperazione ma mantiene un equilibrio e una sostanziale stima di sè.

Riesce quindi a sottrarsi o a introdurre dei limiti chiari. Chiaramente l’amore si esaurisce. Dato che l’amore si nutre di sintonizzazione emotiva profonda, la mancata corresponsione alla lunga prosciuga ogni calore.

Vulnerabilità psicologica e ripetizione dei traumi infantili

Chi al contrario resta invischiato nelle maglie di rapporti simili è disposto a subire di tutto pur di non perdere la donna. Perderla significherebbe perdere un punto di riferimento, benché patologico, insostituibile. Nell'infanzia di queste tipologie d'uomo troviamo spesso un genitore tirannico ed autoritario, la cui figura non è stata però soggetta ad un adeguato lavoro di elaborazione nel corso degli anni.

Si tratta cioè di soggetti che fanno molta fatica a rileggere il proprio passato e a cercarvi le cause delle debolezze presenti. Tendono così a ripetere nel presente ciò che è stato, in un circuito infernale di difficile risoluzione. Un aiuto psicoterapeutico può portare ad aprire gli occhi su tutto questo, in un percorso doloroso ma potenzialmente decisivo per liberarsi da tali catene.

Esemplificazione clinica: il caso di Lorella

Qui di seguito vi presento un caso clinico, rimaneggiato in modo da proteggere assolutamente l’identità della persona. Anche il nome che uso è di fantasia.

Lorella era arrivata in studio affranta, gli occhi gonfi, non dormiva da giorni. Il fidanzato alla fine l’aveva lasciata dopo l’ennesima lite. Erano anni che le stava dietro e lei si era convinta di poter alzare sempre di più l’asticella, dato che lui sembrava sopportarne tutti i capricci e le violente sfuriate.

Invece, una mattina, le aveva comunicato con voce ferma e incolore che era finita. I pianti, i tentativi manipolatori di colpevolizzazione e le minacce di farsi del male non avevano sortito nessun effetto. Se n’era andato, e non era tornato più. Senza rabbia, senza ripicche. La sua riserva d’amore si era esaurita, e la cosa era avvenuta già da tempo. Spesso nei sentimenti i cambiamenti sedimentano nell’interiorità in maniera silente, prima di essere formulati in parole e venir accettati. Quella di lui era stata una presa d’atto.

Ma Lorella, senza quello specchio, non sapeva più chi fosse. Come tutti i narcisisti ne aveva bisogno come l’aria. Si sentiva il terreno franare sotto i piedi, la convinzione di essere splendida e inarrivabile si era rovesciata nella disturbante percezione di non valere niente. Tutta la sua sicurezza era scomparsa.

Mi ero trovata davanti una bambina indifesa, bisognosa di aggrapparsi al luogo della terapia come sostituzione dello specchio infranto. In casi come questo spesso la donna narcisista usa la terapia per rimettersi in sesto, finché non trova un nuovo sostituto dell’uomo perduto. Allora la terapia non le serve più.

Lorella invece aveva fatto dei passi ulteriori, che avevano mitigato la sua struttura di personalità. Si era vista, era riuscita ad ammettere da dove venisse la sua ferita narcisistica. Parlando con me della sua infanzia funestata dal padre alcolista, di cui si vergognava profondamente, aveva capito le origini della sua insicurezza e del suo bisogno di sentirsi superiore. Si era messa in contatto con il suo odio inconscio verso gli uomini, che la madre stessa considerava inutili se non dannosi. Piegando la volontà di coloro che l’amavano veramente, in realtà si vendicava del padre e di quello che aveva fatto subire a lei e alla madre. Nel suo inconscio era la madre che voleva riscattare, incarnando una super donna.

Vedere tutto questo attraverso la psicoterapia l’aveva salvata dalla ripetizione del solito schema e le aveva restituito la capacità di provare empatia.

Insieme eravamo riuscite a venirne fuori. L’ascolto non giudicante e la mia preparazione tecnica le avevano consentito di toccare le sue ferite e di integrare la fragilità all’interno della sua personalità, senza più ricorrere alle difese narcisistiche.

Rapporto uomo donna, Aiuto psicoterapeutico

Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).

Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.

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