Skip to main content

La sindrome del bravo ragazzo: perché alcuni uomini vivono per compiacere la donna

La sindrome del bravo ragazzo nelle relazioni – scena di coppia nel dipinto The Umbrellas di Pierre‑Auguste Renoir (1881-1886).

La psicologia dell’uomo troppo premuroso nelle relazioni

Una supposizione inconscia guida il comportamento di alcune tipologie di uomini in campo amoroso: la donna vuole un uomo infinitamente disponibile a soddisfarne i desideri. Questo pensiero di dover corrispondere a un erogatore impeccabile di attenzioni intorbidisce le acque fin dal primo incontro. Perché conduce verso comportamenti non spontanei, a volte persino opposti alla propria natura profonda.

I maschi che mettono in atto questa dinamica sentono interiormente la spinta a presentarsi come partner ideali. Premurosi, servizievoli, grandi ascoltatori, sempre pronti ad aiutare e a prendersi cura di ogni bisogno inespresso, in realtà stanno operando una forzatura su loro stessi. Che li stanca e incrementa un’ostilità latente verso la donna oggetto del loro interesse.

Ad un occhio attento tali modi di fare appaiono decisamente artificiali. Ma se l’incontro avviene con una donna che custodisce una fantasia esattamente speculare, ovvero quella romanzata dell’”uomo perfetto”, l’equivoco è garantito. Prima di conoscersi davvero i due ci metteranno anni. Con esiti non sempre esaltanti per la longevità della coppia.

Quando la galanteria diventa una recita

Inoltre la galanteria in questi casi non fa parte di un riturale di corteggiamento, non serve a far capire il proprio interesse alla donna, né tantomeno a farla sentire unica. L’obiettivo non è solo la conquista.

Viene messa in atto una specie di recita, ma non di quelle studiate ad arte per far cadere le difese, come fanno i narcisisti disinibiti, che godono della caccia piuttosto che della presa.

Il narcisista vero non crede al suo gioco, mentre l’uomo troppo premuroso è completamente identificato in quello che fa, non c’è malizia nel suo modus operandi. Vorrebbe essere più sciolto e disinvolto ma non ci riesce, perché avverte interiormente la spinta a compiacere la donna, o meglio le aspettative dell’altro, o quelle che suppone tali. É più forte di lui. La sua non è gentilezza genuina, ma nemmeno strategia.

Le radici psicologiche

Da dove nasce il comando interiore verso il cavalier servente? E perché una donna a volte si rivela così imbambolata nell’attesa d’un corteggiatore impeccabile?

Come sempre per capire le ragioni profonde dei comportamenti umani in campo affettivo bisogna andare a vedere i primi modelli relazionali sperimentati durante la crescita e la formazione del carattere. Il genitore del sesso opposto, piuttosto che la qualità del rapporto fra i genitori, giocano un ruolo fondamentale nella psicologia delle relazioni.

A monte possiamo rintracciare anni di intimità stretta con la madre, sempre insoddisfatta. Il figlio maschio si era ritrovato nella posizione di darle tutto, perfino se stesso, sacrificando la sua autenticità. Di solito si tratta di una figura materna sofferente, delicata, bisognosa di cure emotive. Che poi in età adulta finisce per sovrapporsi a quella della donna, spingendo verso atteggiamenti servili anche quando non sarebbero necessari.

Quando la relazione diventa soffocante

Ciò non è esente da conseguenze: un senso di soffocamento, di solito non riconosciuto coscientemente, viene associato alla relazione che si avvia a essere “seria”. A volte lo stritolamento è solo immaginario, altre reale, soprattutto se il partner femminile è particolarmente bisognoso di credere nell’esistenza dell’uomo dei sogni.

Esistono ragazzine che, educate nella fobia della sessualità e nell’idealizzazione del maschio, crescono con l’idea di “meritare” un uomo “meraviglioso”. Se poi vengono abituate a essere trattate come delle reginette angelicate incrementano le aspettative irrealistiche, anziché avvicinarsi al reale dell’altro. Il dispotismo femminile spesso si spiega così, a partire dai paraocchi indotti dall’ inesperienza e dalle rigidità educative interiorizzate e non contestate criticamente.

Il conflitto interiore nelle dinamiche affettive

Come non farsi risucchiare? A suo tempo il ragazzino aveva cercato invano di sfuggire alla presa materna, rifugiandosi in un mondo di fantasie, ricche di scenari immorali, contrari all’impeccabilità asessuata richiesta. Lo schiavo compensa la sua condizione immaginando un mondo di libertà totale, fatta di dissolutezze e peccati di ogni genere. Da tenere celati allo sguardo dell’altro e del suo proprio. L’idea di essere persone morali e particolarmente rette prevale sempre: gli altri devono vedere questo di lui.

Così quest’uomo, quando si fidanza, non di rado sviluppa delle fantasie licenziose su un’altra, anche se magari non le mette in pratica proprio per via della sua grande rettitudine. Sentendosi poi molto in colpa, e non capendo assolutamente le ragioni di questo sdoppiamento interiore.

Il discorso interno si dipana in questo modo: ho accanto una donna meravigliosa, perché mi comporto così? La lascivia mentale si rivela come una compulsione, qualcosa su cui perde il controllo, non una scelta meditata.

La divisione della figura femminile

Anche perché, quando l’occasione di tradire gli si presenta per davvero, finisce per tirarsi indietro o per passare all’atto solo dopo mille dubbi, azioni correttive e tentennamenti di ogni tipo. E l’eventuale “altra” è destinata a rimanere nell’ombra, senza possibilità di competere con la fidanzata o moglie. Anche a lei però si raccontano mille bugie, sempre per lo stesso motivo, per accontentarla, per farla felice, e per auto convincersi d’essere un bravo ragazzo.

La figura femminile così si sdoppia in “santa madre” e in “poco di buono”, senza potersi comporre in un unico oggetto. La relazione è allo stesso tempo cercata e rifuggita, proprio perché il rapporto con la madre è rimasto irrisolto.

Il ruolo della psicoterapia

Se l’uomo in questione ha modo di acquistare delle consapevolezze, le chance di rottura dell’incantesimo malato sono buone. Anche perché a volte va in crisi con il suo modo di fare proprio a seguito di uno smacco amoroso. Se gli capita d’incontrare una donna libera dal fantasma del bravo ragazzo o addirittura alla ricerca del cattivo, collega il fallimento del rapporto con lei a questo suo attaccamento eccessivo, iniziando a farsi delle domande.

Grazie alla psicoterapia può riacquistare la sua autenticità rimossa, e cominciare ad essere finalmente se stesso. Esprimersi per chi è davvero in presenza di una donna, permettersi di non essere perennemente adeguato, poterla deludere apertamente gli dona un senso di leggerezza nuova. L’ansia si riduce e con essa la possibilità di capire davvero cosa vuole al di là delle attese della partner.

La liberazione dal ruolo

Anche i sintomi sessuali, che accompagnano frequentemente questa sua condizione, si risolvono. La fantasia di dover soddisfare illimitatamente il desiderio femminile può bloccare nell’impotenza e nella dipendenza da farmaci. Mentre la liberazione dalla versione ideale di sé rende anche la sessualità più giocosa e spontanea.

La risoluzione del conflitto interrompe lo sdoppiamento di sé e dell’altro, caratteristico della sindrome del bravo ragazzo e di molte dinamiche di coppia disfunzionali.

Rapporto uomo donna

Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).

Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.

Senti che è arrivato il momento per vivere meglio il presente?
Seguimi anche sui miei social