Anima e Animus” fa parte del “L’Io e l’inconscio”, testo redatto da Carl Gustav Jung nel 1928 e primo tentativo di esposizione sistematica della sua “psicologia analitica”.

Otto Kernberg nel suo “Relazioni d’amore” si interroga sulle differenze in amore fra la così detta “normalità”e la patologia psichica vera e propria, ricostruendo  alcune dinamiche francamente malate riscontrabili nelle relazioni amorose fra soggetti che soffrono di disturbi di personalità.

Alcuni passaggi dei Seminari di Tavistock di Bion colpiscono ogni volta che vengono ripresi in mano per la chiarezza e l’apparente semplicità con la quale descrivono ciò che accade davvero in una seduta di psicoanalisi, sia nella mente del paziente che in quella dello psicoanalista.

 Chi pratica la psicoanalisi conosce bene la differenza fra un lavoro mentale al fondo abbastanza fine a stesso, che ricostruisce su un piano meramente razionale i perché e le dinamiche sottese a certi comportamenti ripetitivi, e un atteggiamento psichico diverso, più evoluto, non strettamente mentale ma potremmo dire etico.

È risaputo come in analisi il paziente parli mentre l’analista per lo più taccia. Il tacere dell’analista non va però inteso semplicisticamente come una pura conseguenza del suo essere impegnato nell’attività di ascolto.

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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