Dipendenze

Ogni tipo di dipendenza è cattiva, non importa se il narcotico è l'alcol o la morfina o l'idealismo.
Carl Gustav Jung

Alle relazioni si preferisce la compagnia della sostanza, un cibo, una droga, un farmaco, una persona. Senza, tutto sembra non avere senso, non è possibile vivere. In realtà ci si allontana sempre di più dalla vita, dallo scambio con gli altri, dalla realizzazione di idee e progetti. Tutto l’interesse è esclusivamente catalizzato dall’oggetto della dipendenza, che deve essere sempre a portata di mano.

Oggi le dipendenze sono un fenomeno in aumento, ancora una volta riconducibile alla società di cui facciamo parte. Attualmente, per l’autostima di una persona, assume molta importanza il possesso di determinati oggetti alla moda. L’atto dell’acquisto è inebriante, eccitante, produce una scarica di piacere, scaccia per un po’ le frustrazioni. Portato all’estremo questo meccanismo provoca dipendenza, perché la sensazione galvanizzante dell’appropriazione dell’oggetto svanisce velocemente e allora bisogna consumare di nuovo.

Lo stesso discorso vale per il consumatore d’alcol, di droghe o di farmaci. Si inizia per consolarsi da una delusione, da un senso di inadeguatezza. Rivolgersi ad un oggetto, una sostanza, sembra più facile rispetto a chiedere aiuto a una persona perché i tempi sono più rapidi, il rapporto è immediato, silenzioso, a senso unico. La sostanza infatti non può chiedere niente, non ha una sua volontà, non provoca imbarazzo, serve solo gli interessi di chi la assume.

Proprio per questi suoi attributi però l’effetto di stordimento o inebriamento ricercato dura poco e allora bisogna ricorrere di nuovo al rimedio chimico, che in questo modo acquista sempre più potere. Si instaura una vera e propria tirannia, con conseguenze distruttive sulla salute e sulla vita di relazione della persona, che si trova sempre più sola.

In tutti i casi si tratta allora di chiedersi cosa non sta funzionando nella propria vita, cosa si sta cercando di oscurare, stordire o riattivare attraverso la sostanza e cercare di trovare soluzioni alternative, meno nocive, più umane. In alcune situazioni, in quelle in cui la sostanza ha ormai assorbito tutti gli interessi vitali della persona e ha prodotto uno stato di forte dipendenza fisica, è necessario un percorso di disintossicazione. Soltanto dopo ne è possibile uno di aiuto basato sulla parola.

Dipendenze: alcuni casi clinici

  • Maurizio ha un buon lavoro, è sposato da qualche anno. Si ammala ma fortunatamente guarisce completamente. Per “tirarsi su” dopo la malattia inizia a bere, a bere tanto. Se ne accorge e chiede aiuto. Cosa tenta di curare con l’alcol?

  • Antonio è sempre stato un po’ solitario, taciturno. Studia con profitto all’università ma l’ingresso nel mondo del lavoro lo manda in crisi. La competitività, le relazioni. L’alcol appare un compagno ideale. Non chiede nulla e fa dimenticare il dolore. Come sostituirlo con un rimedio più umano?

  • Giacomo “si faceva” da giovanissimo. Aveva iniziato un po’ per caso, per aggiungere un divertimento in più alle uscite con gli amici. Oggi si trova invischiato con la sostanza, ne è diventato dipendente. Attraverso la terapia si scopre l’altra dipendenza fondamentale del giovane, quella dall’ingombrante figura paterna.

  • Alda ha una storia difficile alle spalle. Ha incontrato molta violenza, ha combattuto e ce l’ha fatta. Talvolta però i fantasmi del passato riappaiono. Allora “farsi” l’aiuta a scacciare i demoni. Non sente e non pensa più a nulla. Dove trovare un’alternativa al rifugio nell’apatia della sostanza?

Articoli sulle dipendenze

La dipendenza: rifiuto di una libertà responsabile

Nella mia attività di psicologo  a Milano mi imbatto molto spesso nel fenomeno della dipendenza. Che può prendere la forma di una schiavitù nei confronti di una relazione, un cibo, una sostanza o perfino il gioco.

Leggi l'articolo

Il ricorso alle sostanze nella modernità

E’ curioso come il consumo di sostanze stupefacenti faccia parte della storia dell’umanità, ma come solo dalla seconda metà del diciannovesimo secolo in poi si sia iniziato a parlare di tossicodipendenza. Gli studiosi del settore attribuiscono l’insorgenza delle dipendenze alla modalità di assunzione per via endovenosa, resa possibile dalla messa a punto della siringa e dalla sintesi chimica di sostanze iniettabili.

Leggi l'articolo

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

Depressione e amore: difficoltà e speranze

Frequentemente capita di ricevere chiamate angosciate da parte di partner di persone scivolate nella solitudine radicale della depressione.

Depressione da confort

La depressione è un affetto che colpisce l’essere umano ogni qualvolta fatica a venire a patti con una perdita significativa. Si può trattare della morte di una persona, di una delusione amorosa, di un de mansionamento lavorativo, di una malattia. Tutte situazioni caratterizzate dall’irruzione di un elemento che destabilizza il tran tran quotidiano, mettendo fortemente alla prova la capacità di farvi fronte da parte di colui che ne viene colpito.

La psicosi maniaco depressiva e il tempo: una lettura fenomenologica

Eugene Minkowski, medico e studioso appassionato di filosofia, è oggi considerato (assieme all'amico Biswanger) il principale esponente della psichiatria fenomenologica del Novecento.

Depressione e femminilità

L’esperienza clinica ci insegna come la depressione colpisca maggiormente il sesso femminile. E’ infatti accertata una maggiore vulnerabilità della donna nei confronti dell’affetto depressivo. Ma perché? Cosa la predispone a scivolare più facilmente rispetto all’uomo nella tristezza e nell’apatia?

La forza del non agire

Nel nostro modo di pensare è radicata l'illusione che la forza dell'uomo consista nell'azione, ovvero nella risolutezza del fare, nell'essere presi da mille impegni e attività. La sopportazione di compiti e ritmi estenuanti è associata all'idea di una volontà forte, che sa porsi degli obiettivi e sa conseguentemente raggiungerli, a costo di enormi sacrifici. La fretta domina la scena, tutto si deve portare a termine entro scadenze ben precise, e più si fa meglio è. I contesti produttivi, le aziende, il mercato funzionano così: il profitto prima di tutto.

La depressione giovanile

Esiste una peculiarità della depressione che affigge il giovane adulto? La sofferenza depressiva fra i venti e i trent'anni sottende cioè un denominatore comune, al di là della particolarità delle vicissitudini singolari?
Un punto ricorrente nelle storie dei giovani che inciampano in una depressione sembra essere la difficoltà di realizzazione personale. In primo piano appare la sensazione di essere come sospesi in un limbo, senza una collocazione definita nel mondo, un posto certo da occupare, una vocazione da seguire.

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.