Conversioni somatiche

I sintomi isterici sono i derivati di ricordi che operano a livello inconscio.
Sigmund Freud

Chiamiamo conversioni tutta una serie di piccoli e indecifrabili disturbi fisici che mettono al centro il corpo e il suo malessere e che, indagati dalla medicina, non svelano nessuna lesione organica. Dipendono cioè al cento per centodalla psiche e non producono nessun danno permanente agli organi interessati dalla disfunzione.

Ad esempio: contratture o paralisi della muscolatura (dei vari distretti corporei: occhi, viso, collo, schiena, braccia, mani, gambe, piedi, organi genitali…), crampi o dolori agli organi interni (testa, cuore, polmoni, stomaco e intestino nella forma di turbe gastrointestinali o conati di vomito…), insensibilità e anestesie (della pelle, della percezione, degli organi genitali nella forma di frigidità sessuale…)

Queste localizzazioni della sofferenza sul corpo permettono in molti casi di avvertire solo il dolore fisico, che neutralizza, cancella, nasconde quello della psiche. Qualcosa non va ma non lo si vuol vedere. È in atto un vero e proprio meccanismo di rimozione dei fattori psichici. Non a caso la psicoanalisi nasce proprio a partire dallo studio di questo tipo di problematiche (le famose paralisi isteriche studiate da Charcot) che, se nel corso del tempo sono cambiate per certi versi nella forma, continuano a persistere anche ai giorni nostri.

Soprattutto il genere femminile ne è interessato. Questo fenomeno ha varie spiegazioni, tra cui una maggiore sensibilità della donna alla tematica del corpo, alle sue modificazioni, al suo potere seduttivo e generativo, al suo valore per l’espressione della femminilità e dell’identità.

Gli organi che vengono colpiti frequentemente hanno un valore speciale che va al di là dell’anatomia, simboleggiano qualcosa, un malessere interiore che attraverso il loro malfunzionamento cercano di rappresentare, teatralizzare.

A volte l’insoddisfazione, il lamento e un po’ di vittimismo fanno da corollario ai sintomi del corpo. Oppure al contrario osserviamo una tendenza alla ribellione, alla sfida, alla ricerca continua di altro. Questi sono tutti modi per dare voce all’urgenza vitale che attraversa la donna, il suo bisogno di essere vista e apprezzata e nello stesso tempo di accedere a una libertà senza vincoli, uno spazio privo di costrizioni e ricco di possibilità inesplorate.

La sfida nel trattamento di questi disturbi consiste nel valorizzare la vitalità della sottostante spinta al nuovo senza che la sua espressione avvenga per la via patologica e invalidante del sintomo.

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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