Due forme di omosessualità maschile: l'omoerotico soggettivo e oggettivo

Nel suo articolo "nosologia dell'omosessualità maschile" Sandor Ferenczi tenta di mettere ordine rispetto ad una certa confusione imperante negli ambienti psicoanalitici in tema di omosessualità maschile. A riguardo "si fa di tutta un'erba un fascio" ci spiega l'autore. Gli omosessuali uomini non sono tutti uguali semplicemente perché condividono la stessa scelta d'oggetto sessuale (corrispondente al proprio sesso). Le loro motivazioni inconsce variano e possono dar luogo sostanzialmente a due tipi di "omoerotismo", uno passivo, soggettivo, femminile, l'altro attivo, oggettivo, maschile. Il primo è costituito da chi si sente donna e pertanto desidera essere amato da un uomo. Il secondo rappresenta invece una fuga nevrotica dalla donna, rientrando a pieno titolo in quadri di nevrosi ossessiva.

L'omoerotico soggettivo corrisponde ad un individuo di sesso maschile che psichicamente si percepisce donna. Talvolta, ma non necessariamente, si può riscontrare anche una componente somatica, un tratto femmineo più o meno accentuato. Nella scelta del partner si rivolge per lo più a uomini dai tratti virili marcati. È sedotto dall'intensità dello sguardo, in quanto molto suggestionabile. Generalmente intrattiene rapporti amichevoli ed affettuosi con le donne, che percepisce come simili. Quando è mosso da sentimenti aggressivi nei loro confronti ciò è dovuto all'invidia verso la loro femminilità ed il loro potere attrattivo sugli uomini. In amore tende ad essere narcisista, pretende un riconoscimento delle sue qualità e vuole essere continuamente rassicurato. Se tradisce agisce con una certa superficialità, spinto per lo più dal suo perenne desiderio di ottenere conferme.

Questo tipo di omosessuale non vive la propria omosessualità in modo conflittuale. Si trova sostanzialmente bene nella sua natura. Certo, può provare vergogna per la riprovazione sociale ancor oggi esistente in certi ambienti dalle vedute ristrette, può soffrire di angosce anche molto intense, ma al fondo non desidera in alcun modo liberarsi dalla sua predilezione per il sesso maschile. Per Ferenczi il suo è uno stadio sessuale "intermedio", legato ad un rovesciamento tout court del complesso Edipico.

Qual è dunque la genesi di tale omosessualità? La natura femminea è connaturata alla psiche del futuro omoerotico soggettivo fin dall'infanzia. Il suo complesso Edipico infantile risulta invertito: auspica la morte della madre per occupare il suo posto accanto al padre. Desidera i suoi vestiti, i suoi gioielli, gioca con le bambole. Si identifica a lei, spesso indossando i suoi vestiti. È geloso della madre, la ammira invidiandone la bellezza. In molti casi si tratta di figli unici, viziati, bambini prediletti venuti al mondo al posto della bambina desiderata.

L'omoerotico oggettivo risponde invece a tutt'altra logica. Intanto si sente uomo in tutti i sensi. È energico, attivo. Solo l'oggetto sessuale è scambiato. Tende a trattare le donne con una certa antipatia, mentre negli uomini è attratto da una mescolanza di tratti femminei e maschili. Spesso fa coppia con l'omoerotico soggettivo, lo adora, lo protegge in maniera virile, talvolta addirittura provvede al suo mantenimento. Tende ad amare in maniera maschile, sopravvalutando il suo oggetto sessuale. Se cambia partner lo fa a seguito di cocenti e dolorose delusioni.

Dal punto di vista strutturale questa omosessualità deve la sua genesi a dinamiche tipiche che esitano in una nevrosi ossessiva. Si tratta frequentemente di bambini precoci, sia sessualmente che intellettualmente. Il loro complesso Edipico non è invertito, ma del tutto "normale": un intensissimo attaccamento alla madre e desideri di morte rivolti al padre in quanto rivale. Tuttavia nella prima infanzia regolarmente accade che vengano puniti duramente (spesso da parte di una madre particolarmente castrante) per un espisodio eteroerotico (tipo un toccamento indecente di una bambina, un tentativo di coito infantile). Da quel momento in poi diventano estremamente ubbidienti, oblativi. Evitano le ragazzine per paura. Con lo scoppio della pubertà provano nuovamente a rivolgersi all'altro sesso. Il minimo rimprovero però finisce con il risvegliare la paura per le donne determinando una fuga definitiva dal sesso femminile. L'amore per gli uomini diventa così un sostituto della libido eteroerotica.

L'omoerotico a struttura ossessiva è dunque preso in una fuga nevrotica dalla donna. La sua omosessualità rappresenta una falsa obbedienza ad un diktat violento nei confronti del sesso percepito in maniera particolarmente intensa. La proibizione parentale (spesso fomentata dalla stessa madre) nei confronti della sessualità eterosessuale viene per così dire presa "alla lettera", determinando nel reale un'inversione ed un evitamento concreto della donna.

Ferenczi allora, alla luce della sua indagine psicoanalitica basata su un numero elevatissimo di casi presi in esame, si chiede se il trattamento psicoanalitico possa determinare un cambiamento nella scelta d'oggetto. Le sue conclusioni sono categoriche per ciò che concerne l'omoerotico soggettivo. Mancando di ogni conflittualità e trovandosi bene nella propria condizione (legata ad un rovesciamento netto dell'Edipo) questi non accederà mai ad un avvicinamento sessuale alla donna. Diverso è il discorso per l'omosessualità nel nevrotico ossessivo. A seguito di trattamenti spinti a fondo si possono osservare dei passaggi all'atto eterosessuali, che rimangono tuttavia confinati entro i limiti della bisessualità.

Sessualità , Omosessualità

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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