L'isteria ha dato i natali alla psicoanalisi e continua a manifestarsi oggi sotto nuove vesti: insoddisfazione cronica, labilità emotiva e una ricerca incessante di riconoscimento. Questi articoli esplorano la struttura isterica come una domanda sempre aperta su "cosa significa essere una donna" e sul rapporto con il limite. La riflessione si estende alla clinica contemporanea, dove il corpo isterico continua a farsi portavoce di una verità soggettiva che sfida il sapere medico e scientifico tradizionale.
Molti soggetti sofferenti di isteria o di disturbi della personalità purtroppo subiscono ancor oggi diagnosi errate, il che compromette non di poco il trattamento e le possibilità di recupero da eventuali scompensi.
Se in psicoanalisisi parla ancora di isteria per definire una certa struttura soggettiva, in psichiatria si preferisce distinguere i sintomi di conversione dallapersonalità isterica e dalla personalità istrionica, con l'obiettivo di smarcare il più possibile la diagnosi dal semplice rinvenimento di segni esteriori.
La psicoanalisi definisce “isterica” la donna che intrattiene un rapporto complesso con il suo desiderio, condannandolo fatalmente all’eterna insoddisfazione.
Molto spesso, come psicologo che lavora a Milano, mi capita di sentire frasi come “ha fatto una scenata isterica”, “calmati, smettila di fare l’isterico”, “era fuori di sé come un’isterica” ecc…Il termine isteria è dunque usato nel linguaggio comune per nominare quei comportamenti in cui il soggetto, senza essere folle, è dominato da una transitoria emotività, che lo conduce fino a scoppi d’ira o a crisi angosciose.
Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.
L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).
Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.