Non mi piace la mia vita: la trappola del rifiuto di sé e l'insoddisfazione cronica
Un motivo di sofferenza psicologica importante consiste spesso nel rifiuto della propria esperienza esistenziale.
La ricerca di senso, il confronto con la solitudine, il lutto e i passaggi critici dell'esistenza (come la mezza età o la fine di una relazione) sono al centro di questa sezione. Non si tratta necessariamente di patologie, ma di "nodi" della vita che richiedono un ascolto speciale. I testi propongono una riflessione filosofica e clinica su come abitare la propria fragilità e trasformare i momenti di crisi in opportunità di cambiamento e di nuova soggettivazione.
Un motivo di sofferenza psicologica importante consiste spesso nel rifiuto della propria esperienza esistenziale.
In seduta mi capita spesso di ascoltare persone sorprese di non provare più nei confronti del loro lavoro la stessa motivazione di una volta. Ciò che appassionava ed era fonte di un interesse quasi monotematico, gradualmente o all’improvviso sembra quasi dare fastidio.
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Solo a sentir parlare di compiti inizia a star male. La tira in lungo più che può con qualsiasi attività ha per le mani, pur di non sedersi al tavolo con la testa china sui libri. Se papà o mamma insistono esplode, oppure fa orecchie da mercante, tentando la strategia della resistenza passiva. Consigli, elogi, ricatti, nulla sembra funzionare.
Sarebbero bellissime così come sono. Non avrebbero bisogno di nessun ritocco estetico, di nessun aggiustamento. E tuttavia il desiderio di conformarsi agli standard della moda piega le loro menti e i loro corpi, uniformandoli, privandoli dell’unica possibilità di successo nella vita, ovvero quella di divenire ciò che si è.
Sono aggressivi, senza freni morali, amano il potere fine a se stesso, si sentono minacciati da chiunque abbia più talento di loro. Sono i capi dalla personalità gravemente psicopatica, molti di più di quanto si possa pensare.
Sorridi e a malapena ti guarda, fai un complimento e lo vedi cadere nel vuoto, tenti una conversazione e ti risponde a monosillabi o smonta qualsiasi cosa tu dica, da un’osservazione sul tempo a un’opinione personale. Più sei diretto, aperto ed empatico e più lo infastidisci.
Era la scusa preferita degli attuali settantenni o ottantenni, ma non mancano ancora oggi genitori che sostengono di rimandare la separazione per tenere unita la famiglia e dare ai figli la serenità familiare.
Hanno alle spalle storie tristi, dolorose. Hanno perso la loro madre quando erano piccole, oppure sono state preda di madri abbandoniche o anaffettive. Si sono buttate col primo che diceva di amarle, che però aveva lui un bisogno immenso di cure e di appoggio. E poi sono arrivati i figli, e tra loro la bambina empatica, ipervigile, attenta.
In un mondo in cui siamo bombardati da input di ogni genere diventa difficile capire veramente cosa abbiamo dentro. Spesso si confonde il desiderio con il consumo: voglio questo o quello, e le scelte finiscono col ridursi all’alternativa fra cose o situazioni concrete. Cosa c’è invece dietro l’oggetto?
In terapia un tema frequentissimo riportato dai pazienti è quello della rabbia. La rabbia che tracima come un fiume in piena o quella che implode, avvelenando silenziosamente con cinismo e freddezza, esprimono entrambe un senso di rifiuto fortissimo nei confronti di ciò che accade.
Il dolore psichico, soprattutto quello ingenerato dalle frustrazioni relazionali, può essere così lacerante da spingere alcune persone nella disperazione, in un “buttarsi via” che si sostanzia nel cessare di dare il minimo valore a se stessi, ai propri obiettivi e alla propria vita.
Spesso ci si chiede: perché mi annoio sempre? La risposta non è sempre legata all’assenza di cose da fare, ma a un malessere più profondo, che questa analisi mira a esplorare.
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La memoria non si limita ad essere un “contenitore” di ricordi, essa è un processo dinamico che coinvolge diversi distretti cerebrali e facoltà della nostra mente.
Che cosa distingue un cambiamento vero dall’ennesimo “colpo di testa”? Quale differenza intercorre fra atti che “rivoluzionano” il nostro modo di vivere in senso costruttivo e agiti che ci riportano sempre, implacabilmente nella stessa condizione di partenza?
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Nessun percorso prestabilito può insegnare a crescere come persone; si possono seguire pedissequamente tutti i passi suggeriti da manuali ed esperti di coaching e sviluppo personale ma non smuoversi di un millimetro a livello profondo.
Episodicamente capita a tutti nella vita di sentirsi insicuri; gli stimoli a cui siamo costantemente sottoposti nel quotidiano (nel lavoro e nelle relazioni) a volte possono venir percepiti come eccessivamente sfidanti rispetto alle risorse effettivamente disponibili.
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La connessione emotiva ha un’importanza enorme in tutte le relazioni umane, siano esse di coppia, tra genitori e figli, tra amici o semplici conoscenti.
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L’adhd oggi è considerata come una sindrome vera e propria, cioè come una “deviazione dalla norma” dai contorni precisi e dalle possibilità di cura standardizzate.
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Ultimamente nella nostra attività in studio noi psicoterapeuti stiamo rilevando un alto numero di problematiche psicologiche legate all’anaffettività, ovvero all’incapacità, più o meno marcata, di reperire in se stessi dei sentimenti di natura affettiva verso l’altro.
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Un punto su cui inconsapevolmente molti genitori scivolano è il non riuscire a coltivare in se stessi la fiducia nei figli (e a dimostrarla fattivamente), specialmente nei momenti più bui e difficili.
Egoismo ed egocentrismo sono termini spesso utilizzati in maniera imprecisa o come sinonimi.
Paragonarsi agli altri è un atteggiamento che non solo non favorisce alcun benessere ma costituisce persino un ostacolo a un miglioramento di sintomi o comportamenti patologici.
Decidersi, prendere una posizione, capire cosa faccia al caso proprio, non restare perennemente schiavi delle attese degli altri o fermi nell’insoddisfazione, cambiare e sperimentare sono sicuramente atteggiamenti alleati della salute psichica.
La resa di fronte alle difficoltà è la porta di ingresso principale al malessere psichico. Senza parlare dei cali del tono dell’umore quando all’orizzonte non c’è nessuna nuvola, quando tutto è fin troppo perfetto e sereno.
Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.