Disagio contemporaneo

Non è forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo si rialza.
J.W. Ghoethe
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Una sottile ma continua sensazione di allerta, di attesa, di paura come di un pericolo imminente accompagna le giornate e gli incontri con gli altri. L'ansia, l'angoscia.

Di colpo manca il fiato, il cuore accellera, batte all'impazzata, in mezzo al petto un dolore, il corpo e la mente sembrano fuori controllo. È il panico.

Tristezza, senso di inutilità, nulla sembra interessare più veramente ed avere senso. A volte crisi di pianto, un inspiegabile senso di colpa, percezione di avere poco valore. La depressione. Oppure euforia, sbalzi d'umore, comportamenti impulsivi e potenzialmente distruttivi, di cui capita di pentirsi. La mania.

Il cibo non interessa più o al contrario domina tutti i pensieri, fino a costituire l'unica preoccupazione attorno a cui ruotano le giornate. Non è l'appetito che manca o che è troppo, si vorrebbe essere visti oppure semplicemente lasciati in pace. Sono i disturbi del comportamento alimentare.
Un cibo, una sostanza, una persona sembrano insostituibili per andare avanti, per curare qualcosa che non va. Eppure fanno stare male lo stesso, fanno del male. Sono dipendenze.

Gli organi interni o la pelle si ammalano ma non si capisce perché, la medicina non ha spiegazioni. I disturbi psicosomatici.
Oppure dolori, contrazioni, malesseri di vario tipo che affliggono il corpo ma non c'è nessuna malattia, nessun danno organico accertabile. Le conversioni somatiche.

Idee fisse, spinta a commettere alcune azioni al di là della volontà, aderenza eccessiva alle regole, meticolosità, rigidità e chiusura. Sono ossessioni e compulsioni.

Impotenza, frigidità, il desiderio che si assopisce. I disturbi sessuali.

Rancori, rotture, esclusioni, rivalità. Sono disturbi relazionali/di coppia.

Questi sono solo alcuni dei modi attraverso cui si può manifestare un disagio personale; possono comparire in forma pura oppure, come spesso accade con l'ansia e la depressione, in associazione.

Alla base troviamo spesso eventi improvvisi che sconvolgono il quotidiano ed associabili alla perdita. Perdita di un amore, di una relazione importante, di una persona, della serenità familiare, di un lavoro, di un ruolo sociale, della salute con la scoperta di una malattia.

Si tratta di situazioni che confrontano con la sconfitta, la caduta, il fallimento e che possono far incontrare nuovamente sensazioni antiche, già sperimentate in altre fasi della vita. Frequentemente ciò che viene indebolita è l'immagine di sé, sia quella privata che pubblica. L'impatto è rilevante anche a causa della spinta della società in cui viviamo verso il benessere a tutti i costi, il successo, la giovinezza, la felicità.

Oppure al contrario certi sintomi possono apparire proprio durante momenti di serenità o all'apice del successo sia professionale che amoroso.

Improvvisamente irrompe il panico, più lentamente si insinua una depressione, una tristezza che non si sa spiegare perché "in fondo va tutto bene".

Come si interpreta questo paradosso? Non è detto che ciò a cui si è dedicata la propria vita, gli studi, il lavoro, una relazione necessariamente riflettano quello che desideriamo veramente. Non è detto neppure che gli atteggiamenti verso la vita sviluppati nel corso del tempo ci rispecchino davvero. Per lungo tempo si può credere di volere o di essere qualcosa e allora ci pensa il nostro inconscio a tentare di svegliarci, mandandoci dei segnali di disagio che ci spingono a rallentare, in maniera a volte violenta.

I momenti di crisi, siano essi in età adolescenziale o adulta, non vengono solo per nuocere, possono essere trasformati in occasioni per guadagnare consapevolezza.

La psicoanalisi in questo aiuta a distanziarsi dall'idea che la fragilità umana sia qualcosa da rifiutare perché fa capire come sia un aspetto che fa parte dell'uomo, con il quale si tratta di fare i conti.

L'accettazione dei propri limiti in quanto esseri umani non spinge a rinunciare alla realizzazione personale, tutt'altro. Comporta piuttosto una visione di se stessi franca ed aperta, che quindi permette di individuare strade personali e uniche, lontane dai percorsi già stabiliti da qualcun altro sulla base di un ideale di "norma" a cui bisogna per forza corrispondere.

Il coraggio di essere se stessi scaturisce dalla trasformazione delle proprie mancanze in ricchezze.

 

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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