Disturbi relazionali e della coppia

Non c’è soggetto che non abbia mai sperimentato nel corso della sua vita delle problematiche di natura relazionale.

Questo perché la relazione tra esseri umani è strutturalmente problematica. Non esiste un’armonia data per natura nei rapporti fra persone, questi sono piuttosto dominati dalle passioni e dalla loro mutevolezza, la tendenza a trasformarsi nel loro contrario. L’amore scivola facilmente nell’odio, l’idealizzazione nella svalutazione, la simpatia nell’antipatia.

Rispecchiarsi nell’altro, confondersi in lui è fonte di gratificazione ma al tempo stesso genera aggressività, proprio perché non si è mai come l’altro, non ci può essere coincidenza, simbiosi perfetta fra due esseri separati.

L’altro inoltre diventa facilmente oggetto di proiezioni idealizzanti: si vedono in lui qualità eccezionali, alle quali siamo noi in realtà ad aspirare. Crediamo possieda ciò che ci manca, con tutta la portata di emulazione e di invidia che ne deriva. Una volta incontrata la sua imperfezione o la sua diversità da noi è però facile scivolare nella sua svalutazione totale, nell’odio, nella delusione. E allora abbiamo le lacerazioni, le rotture, le rivendicazioni, i rancori.

E’ possibile uscire da questa schiavitù delle passioni? Si può cioè instaurare con gli altri dei legami che sfuggano dalla tirannia dell’identificazione che tende a omologare e cancellare le differenze individuali? E’ possibile trasformare la diversità, la non coincidenza perfetta con l’altro in ricchezza?

Tutto ciò è fattibile a condizione di voler compiere uno sforzo di analisi. Che comporta anche un mettere in discussione se stessi e le proprie consuete modalità di relazione. Spesso, quando lamentiamo un disagio relazionale o di coppia, tendiamo ad attribuirne all’altro la colpa. “E’ lui/è lei che” è la frase più ricorrente nel momento in cui iniziamo a lamentarci della relazione.

Mettere tutta la colpa nell’altro è un meccanismo “comodo” che aiuta a sbarazzarsi del problema ma non cambia la nostra modalità profonda di rapportarci agli altri. Fare invece uno sforzo per rintracciare cosa vogliamo dal nostro partner o amico o collega di lavoro, quali aspettative abbiamo nutrito nei suoi confronti e in cosa ci sentiamo delusi ci aiuta a centrare il discorso su noi stessi. Sulle nostre mancanze, sui nostri bisogni e desideri. Accorgendoci così che l’altro era solo uno schermo su cui rimbalzavano le nostre questioni.

Questo lavoro di ricerca ha in più l’effetto di farci acquisire il giusto distacco emotivo. Per godere finalmente dello scambio con il vicino senza perdersi in lui, prendendolo semplicemente per quello che è.

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Amore borderline

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Dipendere affettivamente da qualcuno non è molto diverso rispetto al divenire schiavi di una droga. Come si riconosce questa condizione di sudditanza? Il segnale più classico è l’impossibilità da parte di uno dei due partner di chiudere una relazione nonostante questa abbia effetti distruttivi sulla sua emotività.

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L'uomo narcisista: il circuito infernale del desiderio

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Dall'isteria alla donna

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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