Amare è dare all'altro ciò che non si ha

L'aforisma lacaniano "amare è dare ciò che non si ha" coglie un aspetto fondamentale dell'amore, la generosità. Amare è dare, donare all'altro. Ma che cosa offriamo? Qualcosa che possediamo?  Regali, cibo, cure? Lacan è preciso, dice: dare " ciò che non si ha". E qual è questo bene intangibile che non possediamo ma che nello stesso tempo possiamo mettere a disposizione dell'altro? Semplicemente la nostra presenza, l'esserci in quanto mancanti dell'altro. Allora doniamo la nostra mancanza, il fatto stesso di non essere completi senza l'altro, di non poter vivere senza di lui.

E ciò non soltanto durante il periodo dell'innamoramento e della passione, quando l'entusiasmo acceca e accresce il valore dell'oggetto d'amore. Ma soprattutto quando il rapporto è stabilizzato e si ha a che fare con l'altro per quello che è, al di là del gioco di specchi e delle idealizzazioni  della seduzione. 

Il bambino stesso molto precocemente si chiede: "puoi perdermi?" , interrogandosi così sul posto che occupa nel desiderio dell'altro. Quanto conto per te? Sono insostituibile, unico? La risposta dei genitori sul piano dell'offerta di giochi o di cure è dunque deludente, perché non li mette in gioco in termini di desiderio. Un bambino si sente davvero amato quando vede che l' altro rinuncia al suo godimento personale per lui, dedicandogli tempo, attenzione, lasciando perdere tutto il resto. 

Spesso ascoltiamo storie di persone  profondamente segnate dal fatto di aver ricevuto l' amore sotto forma di oggetti. I genitori davano ciò che avevano, frequentemente con solerzia, mentre loro, i figli, desideravano ardentemente un semplice segno che indicasse il loro essere preziosi ed insostituibili. Questi sono i casi dei "mal amati" ,  soggetti che vivono perennemente con un dubbio circa la loro desiderabilità. Non hanno subito gravi deprivazioni d'amore, ma non hanno  però potuto beneficiare del dono gratuito della presenza dell'altro.

Per gli adulti il discorso non è molto diverso. Il grado di salute di una relazione non lo si misura sulla base di quanti regali vengono fatti, o di quanto un partner si dia da fare per l' altro. È possibile infatti prodigarsi in cure ma non donarsi davvero mai. Ci sono uomini, ma anche donne, che sembrano dire " faccio tutto quello che vuoi ma non mi chiedere niente" , ovvero " ti accontento in tutto e per tutto attraverso il fare ma poi non chiedermi di più, lasciami stare" , denotando la loro indisponibilità a dedicare all' altro tempo,  presenza, ascolto. Soprattutto quando questi è in difficoltà, quando vive una condizione di fragilità e di vulnerabilità che lo espone maggiormente al confronto  con la propria non autosufficienza. 

La capacità di amare di una persona la vediamo dunque nel grado di generosità che ha nel mettersi a disposizione del partner nei termini di attenzione e condivisione. Il che non implica nessuna sottomissione o schiavitù, quando entrambi sono esseri adulti ed indipendenti, in grado di affrontare la vita in modo autonomo. In ogni caso, anche  la persona più realizzata ed indipendente sente il bisogno di essere amata, proprio perché l'essere umano non può fare a meno del riconoscimento del simile per avere il senso di valere e che la vita stessa sia degna di essere vissuta. 

 

Nessun uomo è un'isola. John Donne

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

Malinconia e creatività

Nel bell'articolo dello psichiatra Eugenio Borgna "La Stimmung malinconica e l'esperienza creativa" troviamo un'interrogazione sui rapporti che intercorrono fra malinconia e genio creativo.

Depressione nevrotica o melanconia?

In psicoanalisi in genere proponiamo una differenziazione tra forme depressive di matrice psicotica e nevrotica.Queste non le distinguiamo sulla base dei sintomi, cioè dei modi di manifestarsi della depressione, che per lo più sono simili nelle due condizioni.

La depressione: un affetto molto umano

In psicoanalisi parliamo più di affetto depressivo che di depressione. La depressione è un affetto perché è intimamente legata al nostro sentire, alla sua gamma di tonalità e sfumature.A rigore dunque non è una malattia ma una possibilità strettamente connessa alla natura umana.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

L'inventore della psicoanalisi ne era profondamente convinto: la poesia coglie con immediatezza stati dell'animo che la ragione descrive, circonda col pensiero senza tuttavia afferrarne il cuore pulsante.

La depressione e l’uso del farmaco

Esistono stati depressivi che comportano l’esperienza di un dolore talmente intenso e insopportabile per i quali appare senz’altro opportuno l’uso del farmaco. E’ bene però sottolineare come il ricorso alla cura medica andrebbe circoscritto per l’appunto solo ai casi menzionati, quando cioè il dolore assume una forza tale da spingere chi lo patisce ad atti estremi, pur di liberarsene. Il farmaco ha dunque un’utilità innegabile e preziosa in quanto fattore protettivo nei confronti dell’eventualità di condotte autolesive.

Disturbo bipolare, personalità borderline e schizofrenia: quali differenze diagnostiche?

Il disturbo bipolare (sindrome maniaco-depressiva) non è immediatamente riconoscibile dal disturbo borderline di personalità, perché entrambi hanno in comune una serie importante di sintomi. Inoltre, essendo presenti nei due casi sintomi psicotici, si può creare confusione con la schizofrenia.

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.