L'autenticità nei legami

Cosa rende autentico, vero un legame, sia esso di coppia o più semplicemente amicale? Innanzitutto non, come spesso si pensa, il "dirsi tutto". Anzi, da un certo punto di vista questa aspirazione alla "trasparenza a tutti i costi" è pure dannosa, nella misura in cui abolisce i confini necessari affinché la coppia non si riduca ad una colla in cui non c'è più distinzione fra l'uno e l'altro.

Nell'immaginario collettivo è abbastanza radicata l'idea che il rapporto di intimità fra due persone si fondi su una sintonia perfetta su tutto, su una condivisione totale e senza scarti di idee ed intenti. Certo, una relazione di vicinanza implica senz'altro sintonia e complicità, dialogo ed onestà. Tuttavia permangono dei limiti a tale compenetrazione reciproca, nella misura in cui non è possibile diventare un tutt'uno con l'altro senza perdere la propria individualità.

Se da un lato mettersi in contatto profondo con un altro individuo comporta necessariamente la cessione di una quota di libertà personale, ciò non significa però che l'unico esito possibile sia la rinuncia ad uno spazio privato, in cui possano esistere pensieri ed aspirazioni che sfuggono alla presa dell'altro.

Un legame si nutre di condivisone ma anche di distanza, di aperture ma pure di misteri, la sua autenticità non la si misura ingenuamente sul grado di padronanza della vita altrui da parte dei partner. "Dirsi tutto" può diventare un imperativo soffocante, uno strumento di controllo per tentare di aggirare un fatto incontrovertibile: l' altro è e rimane altro da me, è irriducibile a me, è al fondo libero, può andare via, lasciarmi solo. Non è qualcosa che posso possedere, prevedere, ingabbiare. Non è mai scontato, ed è sempre un po' sfuggente, proprio perché non è me.

Allora perché una relazione si mantenga viva e non mortificante è necessario un atto di fede, contrario a qualsiasi garanzia. La sua autenticità non è data da quanto so dell' altro e dei suoi pensieri, ma da quanto rispetto nutro nei confronti di tutto ciò che di lui o di lei mi sfugge. Amare profondamente, volere davvero bene all'altro significa proprio questo, considerare la sua diversità come sacra ed inviolabile. E, cosa forse ancora più difficile, accogliere con simpatia i suoi difetti, le sue mancanze, i suoi errori. Che non ci appartengono proprio perché siamo fatti in un' altra maniera, che non è la sola possibile e l'unica giusta!

La psicoanalisi su questi temi insegna molto, proprio perché parte dal presupposto che nessun uomo basta a se stesso, ma mette in guardia sull'illusione di poter chiudere la mancanza che ci attraversa con la simbiosi con un altro essere umano. I legami sono una grandissima risorsa, hanno il potere di guarire molte ferite e di arricchire le nostre vite. Ma se diventano luogo di limitazioni soffocanti perdono la loro forza, fiaccando l'energia e il desiderio di chi ne fa parte.

 

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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