L'uomo narcisista: il circuito infernale del desiderio

Jacques Alain Miller, erede del pensiero di Jacques Lacan, parla di "circuito infernale del desiderio ossessivo" per descrivere il fenomeno di azzeramento del desiderio sistematicamente operato da uomini così detti "ossessivi" (in gergo meno specialistico diremmo "narcisi" ) all'interno dei loro rapporti amorosi.

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I tre tempi del circuito infernale del desiderio 

Tale dinamica si svolge in tre tempi. Durante la prima fase questi uomini oppongono una sorta di muro nei confronti del desiderio delle loro compagne. Sono inavvicinabili, freddi, distanti, magari proprio dopo un periodo iniziale, quello del corteggiamento e dell'innamoramento, in cui apparivano al contrario estremamente coinvolgenti. Il tratto ossessivo e narcisistico lo si vede nel loro astrarsi dalla relazione per venire assorbiti nei propri pensieri. Cosa che di fatto taglia fuori la partner, la esclude da ogni condivisione e considerazione, facendola sentire trasparente ed inopportuna. Ciò ha un effetto mortificante sulla sua spinta desiderante, che via via va incontro ad un progressivo affievolimento. Ci sono donne, spesso affettivamente equilibrate, che abbastanza velocemente trovano la forza di sottrarsi da tale circuito, perché frustrate e deluse. Altre invece, in virtù di una loro fragilità, vi rimangono impigliate fino all'esasperazione.

Durante il secondo tempo è lo stesso desiderio dell'uomo verso la sua donna a venire meno. Distruggere il desiderio dell' Altro comporta infatti conseguentemente un effetto di annientamento anche sul desiderio stesso di colui che esercita il sadismo verso il suo oggetto d'amore. Questa è la ricaduta masochistica dell'operato dell'ossessivo, che finisce per essere vittima proprio della sua stessa aridità affettiva. La sua spinta vitale viene sabotata dall'interno, dall'ostinazione cieca che ha nel concentrarsi solo su di sè e sui suoi bisogni.

Il terzo tempo è caratterizzato infine da un un forte senso di colpa da parte sua per ciò che ha causato, cogliendosi come l'agente che ha determinato l'appiattimento del rapporto. Tale vissuto sulle prime ha un effetto vitalizzante, ma la sua durata è breve. Vengono compiute delle azioni riparatorie finalizzate ad un recupero, che però cessano nel momento in cui nell'altra persona si riattiva il desiderio. Allora risorge nuovamente la spinta a prenderne le distanze, che si traduce in un ritorno al primo tempo di chiusura e di ripiegamento narcisistico (durante il quale si ripresentano puntualmente maltrattamenti e umiliazioni). Quando invece la compagna si allontana definitivamente, il senso di colpa e la prostrazione per essere stati abbandonati giungono ad un'intensità fortissima, che può portare ad idealizzare la donna perduta e a tentare in modo angosciato di riconquistarla.

La difficoltà ad amare incondizionatamente e la terapia 

Questi soggetti hanno una grandissima paura del legame basato sul desiderio e non sul mero bisogno. Sono capaci di slanci solo nei primi tempi della relazione, quando a predominare è l'appagamento dei bisogni di natura sessuale con tutto l'effetto euforizzante e di ritorno narcisistico che questo ha sui loro Ego.

Nel momento in cui il rapporto si fa più impegnativo ed emerge dunque la dimensione dell'esserci per l'altro, del donarsi, del desiderare su un piano profondo, dell'amare, del "dare all' Altro ciò che non si ha", del venire a patti con le mancanze proprie ed altrui, ecco che si tirano indietro, angosciati, minacciati dal timore di venire depauperati di qualcosa.

Un percorso psicoanalitico può aiutarli, a patto però che siano disposti a mettersi davvero in gioco, anche in una relazione di transfert con il loro analista.

Allora potranno prendere coscienza che non è l'oggetto d'amore insufficiente, ma che sono loro stessi a sabotare tutti i rapporti significativi della loro vita. Se tale visione viene assunta profondamente, essa porta inevitabilmente ad aprire il discorso su se stessi e sulle proprie ferite, suturate difensivamente attraverso la compattezza narcisistica. 

La conseguente accettazione nei confronti delle proprie debolezze porterà una nuova tolleranza verso il limite dell'altro. 

 

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Narcisismo patologico

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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