Attacchi di panico

L’angoscia vera è fatta di noia.
Cesare Pavese

Sensazioni tipiche del panico: imprigionamento, soffocamento, percezione di catastrofe imminente, terrore connesso alla sensazione della morte, paura di impazzire. E ancora: forte emotività, perdita di controllo, percezioni annebbiate o distorte, depersonalizzazione, bisogno imperioso di contatto con una persona cara.

Talvolta compaiono delle fobie specifiche, la paura di un tal luogo o di una tal situazione. E allora scatta il loro evitamento per cercare di ridurre l’angoscia. Con l’aggravante di non riuscire più a fare da soli le cose più semplici: continuare a guidare, uscire da un supermercato, terminare le proprie attività.  

Il panico ha la forma del fulmine a ciel sereno: un momento stiamo benissimo, quello successivo ci ritroviamo sconvolti. L’ansia non termina con la fine dell’attacco, si teme che questo possa tornare. Si girano medici, specialisti, si va al pronto soccorso, ci si sottopone ad esami su esami nella speranza di poter identificare la causa organica che spieghi cosa sta succedendo. Di solito è attraverso il contatto con il medico che si apprende di soffrire di un disturbo etichettato come “disturbo da attacchi di panico”.

Il panico, in quanto sintomo psichico, può allora essere portatore di un significato. Non a caso si verifica in coincidenza di un cambiamento importante nella propria vita, una separazione, un cambiamento di lavoro, di città, la perdita di una persona cara. In queste circostanze si può scoprire di aver impostato la propria vita più a realizzare le aspettative degli altri che le proprie, di essersi spesi per gli altri dimenticando i propri desideri e aspirazioni. Per questo nel panico ci si sente letteralmente soffocare, il cuore batte veloce come per costringerci a occuparci finalmente di noi stessi. Le crisi di panico sono oggi in aumento per alcune caratteristiche del contesto sociale in cui viviamo: scioglimento dei legami, precarietà nel lavoro, caduta di ideali solidi di riferimento, solitudine, sfaldamento della famiglia, spinta al conformismo di massa e alla cancellazione delle differenze individuali.

Attraverso un percorso terapeutico è dunque possibile, rileggendo la nostra storia, identificare ciò che abbiamo lasciato da parte (un sogno, un’aspirazione, un desiderio) per potergli dare il giusto spazio che merita. La psicoterapia non ci fa tornare ad essere ciò che eravamo prima di star male ma ci trasforma, ribaltando la crisi in un’occasione di crescita e maturazione personale.

Attacchi di panico: alcuni casi clinici

  • Giuseppina ha dovuto rinunciare alla pittura, sua grande passione, per far fronte alle difficoltà economiche sopraggiunte in famiglia. Dopo anni, ristabilito l’equilibrio finanziario, arriva il panico, il senso di soffocamento. Le manca letteralmente l’aria, la spinta vitale del desiderio negato. Non è troppo tardi per riscoprire i propri talenti.

  • Marta, ventiseienne, viene lasciata da un uomo che per primo l’ha fatta “sentire donna”. La separazione la getta nel panico. Che valore ho senza il suo amore? Cosa vuol dire amare, desiderare, essere una donna?

  • Angela è una giovane donna nella cui vita c’è stata tanta morte. Il panico segnala l’emergere del non senso dell’esistenza, del dolore e della disperazione, costringe a rallentare. Blocca il controllo della volontà che spinge invece a essere forti e ad andare avanti ignorando la propria vulnerabilità.

  • Romina è una donna di trent’anni. Si è laureata da poco ma con fatica, non si è mai appassionata pienamente agli studi. Arrivano il panico, la sensazione di essere chiusa in una morsa, una prigione. Cosa voglio davvero? Chi sono io al di là dei miei genitori e delle loro aspettative?

  • Andrea è un manager quarantenne, affermato. All’improvviso, dopo una promozione che segue un lungo periodo di impegno, si verificano degli attacchi di panico che gli rendono difficili alcune attività come parlare in pubblico e spostarsi in aereo. Sono inciampi al raggiungimento del successo. Cosa significano? Andrea vuole veramente la vita che crede di desiderare?

  • La signora Betta ha cinquant’anni, tre figli. Arrivano gli attacchi di panico quando scopre una caratteristica molto particolare della figlia minore, che aveva sempre ignorato. Qualcosa rompe l’usuale senso di controllo e padronanza. Ed irrompe il panico come momento di perdita dei propri confini. Chi è mia figlia? Chi sono io? Chi credevo di essere?

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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