Il panico e le sue invisibili ragioni

il vissuto connesso al panico differisce profondamente da quello di un comune attacco d'angoscia, nella misura in cui la violenza e la pervasività con la quale si manifesta sono tali da rendere impossibile il proseguimento di qualsiasi attività.

Chi è colto dal panico viene letteralmente "sequestrato" all'interno di una sorta di "blackout" totale delle proprie facoltà, andando incontro ad uno schiacciamento del suo essere, una sua riduzione a puro terrore senza nome. Se l' ansia di solito è connessa all'attesa di un evento che giudichiamo stressante, dunque in una certa misura ci è chiaro qual è l'oggetto che ci procura malessere, nel panico questo elemento manca. Si presenta come un "fulmine a ciel sereno" , nel bel mezzo della routine, così, senza motivi apparenti. Può coglierci a lavoro, sull'autobus, al cinema, mentre facciamo sport o ci dedichiamo ai lavori di casa.

I primi episodi di solito vengono scambiati per un attacco cardiaco o per un malessere di natura organica, proprio per la sensazione di morte imminente che li accompagna e la loro irruzione repentina e irragionevole. L' esclusione di fattori somatici però non rassicura affatto: come fare se non è possibile attribuire una causa tangibile? Quel terrore assoluto non lo si vuole certo rivivere. Allora si cerca di evitare le situazioni in cui si sono verificate le crisi, pensando erroneamente che tenersi lontano da determinati contesti possa arginarle. Così facendo si innesta un circolo vizioso che via via porta a restringere sempre di più il proprio campo d'azione, fino a ridurre pesantemente la libertà personale. Nei casi estremi si arriva a non poter più uscire di casa. Tutto, fuori, è potenzialmente minaccioso.

Le fobie che si strutturano come risposta difensiva al panico sono dunque un tentativo di motivarne la comparsa, di attribuire un senso a qualcosa che pare non averne affatto. La stessa crisi è così spaventosa e lascia una traccia indelebile nella mente di chi la vive perché fa sperimentare un collasso del senso, una perdita dei confini personali, un'estraneazione dalla scena, un'assenza completa dell'usuale senso di padronanza su cui poggia la naturalezza del muoversi nel mondo. Improvvisamente è come se il controllo tipico della maturità venisse meno, lasciando il posto ad un vissuto di insicurezza che può tipicamente affiorare in età infantile. Il bambino infatti, senza il riferimento all'adulto che lo aiuta a dare un senso alle cose, si sente perso, inerme, in balia di un ambiente incomprensibile. Ecco, il disorientamento del panico assomiglia molto a quello che può vivere un bambino lasciato per troppo tempo a se stesso.

Ora, l'insensatezza tipica del panico, del suo presentarsi e dei vissuti che lo caratterizzano non significa assolutamente che non possiamo darci delle spiegazioni rispetto alle cause che ne stanno alla base. Ci può essere una vulnerabilità soggettiva, che espone qualcuno più di altri al fenomeno. Ma c'è anche dell'altro. A ben vedere gli episodi di panico, se non sono motivati dalla situazione in cui si verificano, sono tuttavia quasi sempre collegati ad un periodo particolare della vita di chi li vive. Spesso c'è in gioco un cambiamento importante, nel lavoro o nella vita privata. Una promozione o al contrario un arresto nella carriera, il matrimonio, l'arrivo di un figlio o per i più giovani il passaggio dal liceo all'università. Si tratta di eventi che segnano un passaggio, una spartizione netta fra un "prima" e un "dopo" e che richiedono un surplus di energie, la mobilitazione di risorse interiori che per vari motivi possono non essere disponibili. Il panico segnala allora un inconscio senso di non percepirsi all'altezza di ciò che si sta attraversando, un essere appunto "altrove" rispetto a dove si è. Qualcosa è di troppo, supera la nostra capacità di farvi fronte. Può essere che non desideriamo davvero la vita che facciamo o che qualcosa in noi non è ancora maturo abbastanza per sostenerci saldamente nel cambiamento.

Dunque un percorso psicoterapeutico, preferibilmente prima che si sia del tutto incistato il meccanismo difensivo di rinuncia e chiusura, può aiutare a disvelare e a dare un nome a ciò che non va, alle invisibili ragioni del panico.

Altri articoli sugli attacchi di panico

Il panico: un fenomeno contemporaneo già scoperto da Sigmund Freud

Nel mio lavoro di psicoterapeuta e psicologo a Milano incontro spessissimo in chi chiede aiuto il panico, un fenomeno che, in virtù della sua diffusione, viene ormai generalmente considerato come una malattia della modernità.

Leggi l'articolo

Panico e depressione. Perchè spesso vanno a braccetto?

Tra panico e depressione c’è un legame molto stretto. La forma depressiva che colpisce chi soffre di panico si caratterizza per la predominanza di un senso di rinuncia alla vita, a cui seguono apatia e demoralizzazione. Anche quando il panico è trattato farmacologicamente allo stesso modo osserviamo il presentarsi della depressione.

Leggi l'articolo

Angoscia o attacco di panico?

L’angoscia colpisce tutti gli esseri umani, nessuno escluso. Non va confusa con il panico, in cui predomina la sensazione del completo fuori controllo. Nell’angoscia non siamo pienamente vinti, soverchiati dalla paura di impazzire come invece accade nel panico. Ci sentiamo piuttosto in attesa, nelle vicinanze di un pericolo imminente dai caratteri non ben definiti.

Leggi l'articolo

Il panico e la lacerazione del legame

La psicoanalisi offre una spiegazione convincente del perché le crisi di panico emergano frequentemente proprio dopo una rottura sentimentale o la perdita di un legame significativo.

Leggi l'articolo

Quando l'ansia è da prestazione

L'ansia così detta "da prestazione" oggigiorno è molto diffusa a vari livelli, per via della competitività che caratterizza la maggior parte dei contesti sociali. Essere al top, disinvolti, sciolti, positivi, efficienti appare come un vero e proprio diktat che su molti esercita un effetto inibitorio, inducendo un timore sempre crescente di non essere all' altezza delle attese del proprio ambiente.

Leggi l'articolo

Il panico e il padre. Quale rapporto c’è?

Esiste un rapporto fra panico e figura paterna. O meglio fra panico e funzione paterna. E’ bene sottolineare questa differenza per non identificare il padre in carne ed ossa con la sua funzione. Che è quella di stabilire dei limiti, dei confini, delle soglie, delle regole. In psicoanalisi vediamo all’opera la funzione limitante paterna nel taglio del cordone ombelicale che lega il figlio alla madre.

Leggi l'articolo

La verità del panico

E’ un dato di fatto ormai assodato: nella civiltà contemporanea tutte le istituzioni sono indebolite e ridimensionate nel loro potere normativo. Nelle famiglie il prestigio e la forza orientativa dell’autorità paterna sono decaduti. Assistiamo a un progressivo sgretolamento degli ideali, a uno sfaldamento della credenza che la vita sia fondata, che abbia cioè alla fin fine un senso.

Leggi l'articolo

Il panico e le sue invisibili ragioni

il vissuto connesso al panico differisce profondamente da quello di un comune attacco d'angoscia, nella misura in cui la violenza e la pervasività con la quale si manifesta sono tali da rendere impossibile il proseguimento di qualsiasi attività.

Leggi l'articolo

Ansia: quando diventa patologica?

L'ansia è un affetto che sperimentiamo tutti, chi più frequentemente, chi meno. Essa può manifestarsi sotto forma di attesa angosciosa o di picco improvviso. La sua funzione "ancestrale" è quella di segnalare l'esistenza di eventuali pericoli esterni, che possono minacciare l'Integrità dell'Io.

Leggi l'articolo

Il panico e il fallimento delle difese

Spesso vediamo insorgere il panico in persone fortemente legate al raggiungimento di elevati standard qualitativi, soprattutto nel campo dello studio e del lavoro. Di solito le crisi hanno luogo a seguito di un periodo di super lavoro, in cui si è dato fondo a tutte le proprie energie fisiche e mentali. Il panico insorge sia nel caso del raggiungimento dell'agognato risultato, sia in quello contrario dell'insuccesso e della rinuncia.

Leggi l'articolo

Angoscia: cos'è e come fronteggiarla

Tutti gli esseri umani, con le dovute differenze di intensità e frequenza, si trovano esposti all'esperienza dell'angoscia. C'è unanimità nel considerarla una delle sensazioni più sgradevoli e penose che si possano provare. Infatti, quando si è presi nello stato angoscioso, si percepisce un disagio difficile da localizzare perché tutto il nostro essere sembra in qualche modo venirne catturato.

Leggi l'articolo

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961