Psicoterapia di coppia a Milano: primo colloquio e psicoterapia per i legami sentimentali
Quando domandare una psicoterapia di coppia? Come funziona? Cosa aspettarsi dopo un percorso comune insieme al partner?
Benvenuti nello spazio dedicato all'approfondimento e alla riflessione sul benessere psichico. Questa sezione raccoglie articoli, analisi e letture che esplorano le complessità dell'animo umano attraverso una lente psicoanalitica. Qui potrete trovare spunti dedicati alla psicoterapia, alle dinamiche relazionali, alla psicologia della disabilità, all'analisi del disagio nella società contemporanea e a un costante dialogo tra la psicologia e la grande letteratura. Ogni contributo nasce dalla pratica clinica quotidiana, con l'obiettivo di offrire chiavi di lettura autentiche per comprendere meglio se stessi, affrontare le difficoltà emotive e ritrovare un equilibrio interiore profondo.
Quando domandare una psicoterapia di coppia? Come funziona? Cosa aspettarsi dopo un percorso comune insieme al partner?
Il presidente Trump ha autorizzato la trasmissione in diretta della fucilazione dell’ex maggiore Nidal Malik Hasan, responsabile della strage del 2009 nella nella base militare di Fort Hood in Texas.
Davvero la ragazza carina con le gonne lunghe o il ragazzo in giacca e cravatta sono più affidabili delle ragazze “affascinanti” e dei fusti “muscolosi”?
Un motivo di sofferenza psicologica importante consiste spesso nel rifiuto della propria esperienza esistenziale.
Ogni tanto leggiamo sui giornali o veniamo a sapere direttamente di rapporti terapeutici andati in frantumi per lo sviluppo di una relazione amicale o amorosa fra lo psicologo e il paziente.
L’egoismo viene spesso citato in terapia sia da chi ne soffre direttamente sia da chi ne è interessato in qualità di parente, amico o coniuge. Di per sé l’egoismo rappresenta un tratto di personalità universale a tutti gli esseri umani. Tuttavia, sulla base della rigidità, dell’intensità e dell’impatto sulle relazioni interpersonali, la psicologia ne riconosce due varianti, una sana e adattiva e un’altra patologica.
Qualche giorno fa, sfogliando il Corriere della Sera, mi sono imbattuta nell’articolo di Beppe Severgnini di martedì 1 Settembre 2026, intitolato L’illusione dell’autosufficienza.
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Lucia è una signora che vive in un paesino abbarbicato sulle colline del centro italia. Dipinge mobili antichi, li riporta a nuova vita decorandoli con motivi marini e paesaggi boschivi. Ogni tanto, soprattutto d'estate, ci fermiamo a parlare. Mi racconta che si annoia di rado: ha sempre qualcosa in testa da fare o che le piacerebbe fare.
Avevo acquistato tempo fa questo libro, “La vegetariana”, della scrittrice coreana Han Kang.
Poi lo avevo dimenticato in un angolo, dopo averne lette poche pagine.
Complice il suo ritrovamento e forse una disposizione mentale diversa, l’ho ripreso in mano in questi giorni, e terminato in un lampo.
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In seduta mi capita spesso di ascoltare persone sorprese di non provare più nei confronti del loro lavoro la stessa motivazione di una volta. Ciò che appassionava ed era fonte di un interesse quasi monotematico, gradualmente o all’improvviso sembra quasi dare fastidio.
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“Trova la tua strada”, analogamente a “trova te stesso”, è diventata una frase inflazionata. Di suo sarebbe piena di significato, ma oggi ha perso gran parte della sua profondità. La incontriamo ovunque, sui social media, nelle librerie, nei discorsi di guru o di personaggi dalla dubbia titolazione, che si propongono come guide motivazionali per soggetti in crisi. Così, ha finito per ridursi a una formula stereotipata e anche vagamente coercitiva.
Solo a sentir parlare di compiti inizia a star male. La tira in lungo più che può con qualsiasi attività ha per le mani, pur di non sedersi al tavolo con la testa china sui libri. Se papà o mamma insistono esplode, oppure fa orecchie da mercante, tentando la strategia della resistenza passiva. Consigli, elogi, ricatti, nulla sembra funzionare.
Ormai ci siamo. L’Ai sta già prendendo piede come sostituto dello psicologo in carne ed ossa. Non mancano pazienti che mi raccontano delle loro interminabili chiacchierate con i vari chatbot di intelligenza artificiale. Crea dipendenza, dice qualcuno. Lì per lì mi dà sollievo, afferma qualcun altro.
Non sono tutte uguali, della stessa intensità e soprattutto della stessa durata. Le crisi emotive irrompono fulminee, si accompagnano a rabbia, improperi, pianto. Si risolvono molto rapidamente, come arrivano se ne vanno, in contrasto con la loro violenza. Oppure si fanno strada senza far rumore, sfumano nella malinconia e non recedono nel giro di poco tempo.
Sarebbero bellissime così come sono. Non avrebbero bisogno di nessun ritocco estetico, di nessun aggiustamento. E tuttavia il desiderio di conformarsi agli standard della moda piega le loro menti e i loro corpi, uniformandoli, privandoli dell’unica possibilità di successo nella vita, ovvero quella di divenire ciò che si è.
Ci sono incontri in cui l’altro lo si sente senza bisogno di parole. Anzi, la parola spesso allontana, invece di avvicinare. Cosa ci attrae così tanto di qualcuno? L’attrazione è già amore?
L’inconscio collettivo post bellico degli anni cinquanta sapeva bene cosa fosse la guerra e cosa significasse la pace. Dopo gli orrori, la fame e la perdita, l’orientamento verso la ricostruzione permeava la mentalità della gente, agganciandola ai valori della sobrietà e della solidarietà.
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Sono aggressivi, senza freni morali, amano il potere fine a se stesso, si sentono minacciati da chiunque abbia più talento di loro. Sono i capi dalla personalità gravemente psicopatica, molti di più di quanto si possa pensare.
Sorridi e a malapena ti guarda, fai un complimento e lo vedi cadere nel vuoto, tenti una conversazione e ti risponde a monosillabi o smonta qualsiasi cosa tu dica, da un’osservazione sul tempo a un’opinione personale. Più sei diretto, aperto ed empatico e più lo infastidisci.
Accettare di affiancare la psicoterapia a un cura farmacologica per molte persone che patiscono una sofferenza emotiva pesante non è per nulla semplice.
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Una supposizione inconscia guida il comportamento di alcune tipologie di uomini in campo amoroso: la donna vuole un uomo infinitamente disponibile a soddisfarne i desideri. Questo pensiero di dover corrispondere a un erogatore impeccabile di attenzioni intorbidisce le acque fin dal primo incontro. Perché conduce verso comportamenti non spontanei, a volte persino opposti alla propria natura profonda.
Era la scusa preferita degli attuali settantenni o ottantenni, ma non mancano ancora oggi genitori che sostengono di rimandare la separazione per tenere unita la famiglia e dare ai figli la serenità familiare.
Capita agli uomini ma anche alle donne, soprattutto in giovane età, quando ancora non conoscono chiaramente se stessi. É il terrore di poter diventare come il padre disfunzionale, spesso depresso, chiuso, assente, senza vita.
Hanno alle spalle storie tristi, dolorose. Hanno perso la loro madre quando erano piccole, oppure sono state preda di madri abbandoniche o anaffettive. Si sono buttate col primo che diceva di amarle, che però aveva lui un bisogno immenso di cure e di appoggio. E poi sono arrivati i figli, e tra loro la bambina empatica, ipervigile, attenta.
Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.