Ansia: quando diventa patologica?

L'ansia è un affetto che sperimentiamo tutti, chi più frequentemente, chi meno. Essa può manifestarsi sotto forma di attesa angosciosa o di picco improvviso. La sua funzione "ancestrale" è quella di segnalare l'esistenza di eventuali pericoli esterni, che possono minacciare l'Integrità dell'Io.

L'ansia  è sempre una risposta a un pericolo reale?

Non a caso le reazioni angosciose più violente si scatenano in concomitanza di eventi traumatici di fronte a cui si è impotenti (incidenti o aggressioni). A volte la quota d'angoscia è così soverchiante da imprimersi indelebilmente nella memoria, producendo uno stato d'allerta continuo come nel "disturbo post traumatico da stress".

Jacques Lacan sosteneva in proposito che l'angoscia fosse una vera e propria via di accesso al "reale", ovvero a tutto ciò che ci turba e che normalmente rimane velato grazie all'immagine, alla bellezza e alle routine rassicuranti che danno senso alla nostra vita di tutti i giorni. Nel trauma bellezza e automatismi sono di colpo spazzati via, mentre può sopraggiungere l'inquietante sensazione della perdita del controllo sul proprio corpo e della lucidità della mente. Se l'ansia dal mero punto di vista adattivo dovrebbe preparare una reazione di difesa rispetto ad un attacco, essa può sopraffare la psiche se l'intensità supera una certa soglia, paralizzando l'azione.

Il pericolo al quale reagiamo quando ci agitiamo però non è sempre "oggettivo", come nel caso di un evento che mette seriamente a repentaglio la vita. Esso il più delle volte è "interno", dunque "immaginario", non reale, non concreto. In gioco può esserci ad esempio una questione relativa alla propria immagine, che deve venire convalidata ogni volta da buone prestazioni in tutti i campi. Allora si parla volgarmente di ansia da prestazione: ogni piccolo intoppo al raggiungimento dell'obiettivo viene ingigantito e scambiato di per sè per la causa scatenante dell'ansia, quando il vero problema sta altrove.

La teoria freudiana del conflitto psichico

La teoria freudiana del confitto fra istanze psichiche ci fa capire molte forme ansiose in cui il pericolo è assolutamente interno. Nella situazione appena citata, il conflitto si gioca fra forze psichiche contrapposte: da una parte abbiamo un Super Io esigente, dall'altra un Es composto di pulsioni e desideri bollati come inaccettabili. Il vero pericolo sono le pulsioni e le idee inconsce ad esse associate, inconciliabili con l'immagine di sè in un soggetto che si vorrebbe sempre padrone delle proprie azioni, alla ricerca di un'ideale di perfezione incorruttibile. La distanza tra l'essere e il dover essere ingenera angoscia.

Il dubbio patologico e comportamenti ossessivo compulsivi sono manifestazioni d'ansia, in cui al centro domina il conflitto psichico. Non sapersi decidere in effetti testimonia di una continua altalena fra spinte contrapposte, così come i pensieri intrusivi ossessionanti non sono altro che il ritorno di pulsioni rimosse sotto forma di perturbazione del pensiero.

Anche le fobie rispondono allo stesso meccanismo: non sono l'insetto o l'animale che fanno davvero paura, piuttosto essi si prestano ad essere dei sostituti (sulla base di associazioni inconsce) di ciò che davvero spaventa. L'affetto rimosso, incompatibile con la coscienza, si trasforma direttamente in angoscia. La psiche, per tollerare meglio un'ansia liberamente fluttuante, la attribuisce ad un oggetto esterno, così se ne può sbarazzare semplicemente evitando il supposto pericolo. Questa è la ragione per cui i fobici sono soggetti ansiosi solo se messi a contatto con determinati oggetti o situazioni: in assenza di tale incontro possono sembrare persone tranquillissime.

Cosa sono gli attacchi di panico?

Un discorso a parte meritano gli attacchi di panico. Freud li chiamava "attacchi d'angoscia" , e li caratterizzava per il presentimento di morte improvvisa, di colpo apoplettico e di incipiente pazzia a cui si associavano disturbi della respirazione, dell'attività cardiaca, dell'innervazione vasomotoria e dell'attività ghiandolare. Dal punto di vista diagnostico li reputava delle manifestazioni compatibili con quadri di "nevrosi d'angoscia", nevrosi non attribuibili ai citati conflitti psichici ma connesse semplicemente ad un mancato appagamento sessuale. Secondo Freud l'assenza di una "normale" attività sessuale si connette all' ansia parossistica, di cui essa sarebbe un sostituto. La respirazione affannosa , le palpitazioni ecc... proprie del rapporto sessuale si ritroverebbero isolate e in forma accentuata nell'attacco d'angoscia.

Secondo la visione freudiana, se la psiche cade nell'angoscia ogni volta che si sente incapace di combattere un pericolo di origine esogena, essa cadrebbe nella nevrosi d'angoscia quando si sentisse incapace di fronteggiare l'eccitamento sessuale di origine endogena, comportandosi quindi come se proiettasse all'esterno questo eccitamento.

Oggi gli attacchi di panico non vengono spiegati semplicemente così, non si ritiene cioè che derivino sempre dalla mancanza di una vita sessuale soddisfacente. Bisogna pensare anche ai tempi: alcuni sintomi (non tutti) si modificano con le epoche storiche. Oggi è difficile imbattersi in pazienti astinenti. In più un pieno appagamento nella sessualità, a di là degli stereotipi e delle ostentazioni, è piuttosto raro ancor oggi. Risulta difficile quindi connettere unilateralmente il panico alla sessualità.

Se però allarghiamo il concetto di sessualità, includendola in quello più ampio di "reale" così come ci insegna Lacan, possiamo vedere come nel panico ci sia un ritorno di questo reale bruto e senza senso, senza immagine e molto prossimo al terrore e alla frammentazione. Nella vita di chi soffre di panico qualcosa non gira nel verso giusto, qualcosa resta cioè fuori dalla rappresentazione di sè, mentre l'esplosione sintomatica va a segnalare proprio il disagio che fatica a trovare un nome, una corretta collocazione. Si tratta spesso di situazioni in cui ci si sottopone a sforzi e privazioni che, spinte al limite, producono questo senso di smarrimento, di uscita di scena, di fatuità così frequente nelle crisi di panico.

 

Tags: Ansia da prestazione, Ansia patologica

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

La depressione: eccesso o mancanza dell’Altro

In psicoanalisi, soprattutto all’interno della corrente lacaniana, parliamo spesso di Altro con la A maiuscola. Ma che cosa intendiamo quando parliamo di questo Altro? E cosa ha a che fare con la depressione?

La depressione e l’uso del farmaco

Esistono stati depressivi che comportano l’esperienza di un dolore talmente intenso e insopportabile per i quali appare senz’altro opportuno l’uso del farmaco. E’ bene però sottolineare come il ricorso alla cura medica andrebbe circoscritto per l’appunto solo ai casi menzionati, quando cioè il dolore assume una forza tale da spingere chi lo patisce ad atti estremi, pur di liberarsene. Il farmaco ha dunque un’utilità innegabile e preziosa in quanto fattore protettivo nei confronti dell’eventualità di condotte autolesive.

Depressione da confort

La depressione è un affetto che colpisce l’essere umano ogni qualvolta fatica a venire a patti con una perdita significativa. Si può trattare della morte di una persona, di una delusione amorosa, di un de mansionamento lavorativo, di una malattia. Tutte situazioni caratterizzate dall’irruzione di un elemento che destabilizza il tran tran quotidiano, mettendo fortemente alla prova la capacità di farvi fronte da parte di colui che ne viene colpito.

Ansia e depressione: pluralità di forme ed intrecci

Non esiste depressione clinica che non abbia l'ansia come componente significativa ci insegna Eugenio Borgna nel suo "Le figure dell'ansia".

Affrontare la morte di una persona amata. Domande e risposte.

Cosa ci accade quando perdiamo una persona cara?

Dopo la morte di qualcuno che amiamo non sempre avvertiamo subito il dolore. Possono passare dei giorni o anche dei mesi prima che l’ondata di sofferenza ci travolga. Nei momenti immediatamente successivi alla perdita, in particolar modo se questa è improvvisa, siamo di fatto sotto shock.

Trattamenti “self made” della depressione

Spesso si fa riferimento alla depressione come ad un affetto trasversale a molte espressioni sintomatiche. Da un certo punto di vista la potremmo addirittura considerare come primaria, nella misura in cui alcuni comportamenti patologici ben conosciuti che la accompagnano non si rivelano altro che un tentativo inconscio di trattarla.

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.