Psicoanalisi applicata al disagio contemporaneo

Quando la cura incontra il malessere 

Nella mia pratica di psicoanalista milanese incontro quotidianamente persone infelici, stanche, depresse. Il carattere dominante della tristezza si associa poi spesso all'ansia, al panico, ad ossessioni o disturbi somatici. Il quadro è dominato dalla sensazione di non farcela, di non riuscire ad essere all'altezza delle richieste del proprio ambiente di riferimento.

Le situazioni familiari da cui provengono questi soggetti sono infatti segnate dalla conflittualità: i rapporti più intimi anziché costituire fonte di supporto finiscono con l'incrementare la sofferenza individuale, alimentando una spirale distruttiva. Anche il contesto sociale odierno non aiuta: competitività, aggressività e precarietà dilagante rischiano di destabilizzare ulteriormente il fragile equilibrio di esseri umani già provati da storie personali difficili. Lo smarrimento è dunque la condizione più diffusa in cui si trova chi cerca un supporto specialistico.

Ora non è semplice orientarsi nella scelta dell'aiuto psicoterapeutico più adatto alla propria situazione. L'offerta è molto ampia e chi sta male è spinto dall'urgenza. Queste due condizioni non aiutano nella messa a fuoco mirata e ponderata dell'opzione terapeutica confacente al proprio caso. Inoltre la disinformazione in associazione allo stato di estremo bisogno può alimentare fantasie irrealistiche di salvazione: lo psicologo viene visto come colui che conforterà, lenirà tutti i mali e restituirà la guarigione.

La psicanalisi applicata al sociale si propone, all'interno della variegato mondo di approcci terapeutici, come un valido strumento di presa in carico e di cura dei sintomi dell'uomo moderno. Da una parte vanta solidità, rigore scientifico e tradizione. Dall'altra è impegnata in un costante lavoro di ricerca sul malessere che le persone vivono oggi, qui, ora, nelle nostre città. Essendo una disciplina fondata fin dai suoi esordi sul potere terapeutico della relazione di natura non suggestiva, non offre soluzioni preconfezionate, non indica la via della felicità ma aiuta chi soffre a ritrovare in se stesso le risorse per reagire. La crisi può così costituire un'occasione di conoscenza. I sintomi acquistano un senso, fanno meno paura e diventano più sopportabili. La loro violenza a poco a poco si smorza, consentendo una maggiore lucidità di pensiero e una rafforzata capacità di presa sulla propria vita.

Vediamo allora quali sono i sintomi più diffusi sui quali la psicanalisi può incidere efficacemente.

Depressione: eclissi del presente e del domani

La depressione è il sintomo più diffuso e più difficile da catalogare, perché i suoi confini sono sfumati, la sua forma estremamente variabile caso per caso. Ciò che accomuna i diversi quadri di questo male oscuro sono: tristezza, apatia, perdita di interesse per la vita e le attività quotidiane, insonnia e disturbi sessuali. Chi ne soffre si sente come paralizzato, sovrastato dal peso di un macigno che impedisce pensieri e movimenti. Frequentemente si presenta in forme miste, intercalate cioè da momenti di euforia e accelerazione ideica e motoria. La depressione colpisce elettivamente chi ha subito una perdita o una ferita importante durante i primi anni di vita e si slatentizza quando una nuova perdita si ripresenta in età più adulta. È caratterizzata da un'attitudine di pensiero che si focalizza su ciò che manca piuttosto che su ciò che c'è, favorendo un'eclissi del presente e un'appiattimento delle prospettive. Sentimenti nostalgici e malinconici ne accompagnano spesso la comparsa.

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Attacchi di panico: terrore senza nome

Gli attacchi di panico costituiscono un vero e proprio fenomeno di massa. Testimoniano lo stato di profondo smarrimento in cui si trova l'uomo contemporaneo, alle prese con l'inconsistenza delle relazioni e la precarietà dei ruoli sociali. Si manifesta attraverso l'aspetto del fulmine a ciel sereno: improvviso dolore al petto associato a forte tachicardia, fame d'aria, sensazione diffusa e potente di allarme, confusione, percezione di catastrofe imminente, depersonalizzazione più o meno diffusa. Chi è preso dall'attacco di panico si sente come fosse bruscamente privato per un momento dello strato protettivo della propria pelle, trovandosi così alle prese con la perturbante sensazione di non avere più confini, di fluttuare nello spazio come una foglia in balia del vento.

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Ansia: struggimento d'attesa

L'ansia, termine comunemente usato come sinonimo d'angoscia, indica un affetto di cui tutti quanti facciamo esperienza. Si tratta di una condizione di attivazione psicomotoria caratterizzata da tachicardia, sudorazione, impaccio motorio, sensazione di transitoria e situazionale perdita di lucidità mentale. Risulta particolarmente penosa perché crea imbarazzo nelle relazioni, togliendo spontaneità all'eloquio e alla comunicazione non verbale. A livello lavorativo può inficiare la performance quando intacca la capacità di pensare in maniera distesa. Scaturisce di solito da un interrogativo persistente e martellante circa la propria desiderabilità agli occhi dell'Altro, per questo affligge particolarmente le persone insicure, anche se di fatto dotate. È patologica quando inibisce completamente lo scambio con l'Altro, chiudendo il soggetto nel proprio guscio difensivo. In questi casi possono insorgere delle fobie specifiche. In senso più ampio e meno clinico è un'esperienza esistenziale che confronta l'uomo con la sua finitezza, con l'ineliminabile attesa, con l'enigma del desiderio dell'Altro.

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Disturbi del comportamento alimentare: desiderio che si fa rifiuto

I disturbi del comportamento alimentare si manifestano, come è noto, attraverso gravi, ripetute ed ostinate perturbazioni nella modalità di alimentarsi, che variano dalla restrizione più o meno totale dell'introito di cibo ad abbuffate senza alcuna distinzione rispetto a ciò che viene ingerito. Oltre a ciò si associano frequentemente pratiche d'espulsione forzata quali il vomito autoindotto e l'abuso di diuretici e lassativi. In ogni caso non si tratta di semplici disfunzioni dell'appetito ma di modalità estreme per manifestare un disagio non articolabile attraverso la parola. L'anoressica non si sente amata, così rifiuta il cibo per tentare di muovere nell'Altro una risposta diversa, per catturarne lo sguardo. Il suo è un grido disperato. Guardami come sono davvero! Guarda oltre la carne! Cogli il mio essere immateriale!
Nella bulimia la volontà anoressica si sfalda, la fame prende il sopravvento. Sempre però la stessa fame d'amore, che si chiude in maniera auto erotica e consolatoria sul riempimento del cibo, spesso unico vero partner della vita.

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Dipendenze: schiavitù di un bisogno insaziabile

Le dipendenze non sono altro che bisogni infantili mai superati, mai svezzati. Si manifestano attraverso la ricerca pressante di un oggetto, sia esso una sostanza, un vestito o una persona. Il dipendente cerca affannosamente uno stato fusionale con qualcosa che sia atro da lui, perché da solo non si basta. Se nessuno può dirsi completamente autosufficiente (e la passione amorosa quando ci tocca ci ricorda imperiosamente la cosa), nella dipendenza c'è alla base un mancato distacco dalle figure di accudimento, che sono state troppo asfissianti con la loro presenza o al contrario troppo distanti e distaccate. Il futuro dipendente non può contare su una base sicura da poter interiorizzare e di cui fattivamente poter fare a meno. Non riesce a richiamarla inconsciamente alla mente, non può basarsi su una costanza d'oggetto interno. Così si trova condannato a dover costantemente aderire a qualcosa o a qualcuno, pena la sensazione di cadere e sprofondare nel non senso dell'abbandono radicale.

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Conversioni somatiche: corpo che parla

Le conversioni somatiche (o conversioni isteriche) sono blocchi di distretti corporei in assenza di danni accertati dalla medicina. Paralisi, anestesie, dolori ne costituiscono le manifestazioni più classiche. Le consultazioni mediche, frequenti nei casi di loro insorgenza, non riscontrano alcuna lesione organica. Tutto è determinato da meccanismi di autosuggestione o, come insegna la psicoanalisi classica, da un ritorno di idee e pulsioni rimosse sotto forma di innervazione somatica. Una parte del corpo cioè si incarica di fare da portavoce ad un conflitto inconscio, che altrimenti non troverebbe altra via per palesarsi. Tali sintomi sono allora ricchi di senso e possono essere interpretati, così da favorire la liberazione del loro contenuto latente, del loro messaggio cifrato. Tipicamente sono le donne, più che gli uomini, a far parlare il corpo in questo modo, dato il rapporto più complesso che intrattengono con la sua immagine inconscia. Si trovano spesso in associazione alla nevrosi isterica

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Ossessioni: pensieri scabrosi ritornano

Le ossessioni rappresentano idee fisse, dal carattere intrusivo, disturbante ed inibente nei confronti di qualsiasi altra attività. Possono alternarsi a compulsioni, ovvero alla spinta a compiere azioni ripetitive nel vano tentativo di allentare la presa da parte dei contenuti ossessivi. Tali fenomeni variano di intensità e si presentano in differenti quadri clinici. Si va da un semplice iper investimento della funzione del pensiero tipico di soggetti molto razionali, ad un vero e proprio dilagare di turbe ossessive in sindromi psicotiche. Generalmente l'ossessivo "medio" è un nevrotico, inibito nell'espressone libera della sua sessualità. Secondo la teoria psicoanalitica classica l'ossessione rappresenta il ritorno della pulsione sessuale rimossa sotto forma di perturbazione dell'attività di pensiero. Pensieri di natura scabrosa, inconciliabili con le idee morali del soggetto e dunque scacciati forzatamente dalla coscienza, non si rassegnano al silenzio, tormentando senza tregua. In casi più gravi invece l'ossessione ha un carattere delirante, come spesso accade nella schizofrenia e nella paranoia.

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Disturbi psicosomatici: lesione del corpo

A differenza delle conversioni somatiche, nei casi di disturbi psicosomatici la medicina accerta un danno organico, pur non riconoscendone alla base un'eziologia medica specifica. Dermatiti, ulcere, gastriti, emicranie sono alcuni esempi di situazioni in cui è riscontrabile una qualche lesione, senza che essa possa essere riconducibile ad un meccanismo puramente fisico. La psiche vi ha una sua parte importante, spesso con la complicità di una congenita vulnerabilità di uno specifico apparato corporeo. Secondo le nuove frontiere di ricerca in campo psicanalitico qualcosa che la mente non riesce ad elaborare pienamente cortocircuita direttamente nel corpo, colpendolo e ferendolo come farebbe un sasso scagliato con violenza dall'alto. Si tratterebbe dunque di detriti, derivati psichici non metabolizzati ed espulsi dalla sfera mentale.

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Disturbi sessuali: inesistenza del rapporto sessuale

I disturbi sessuali si declinano in frigidità sul lato femminile ed impotenza o eiaculazione precoce su quello maschile. Tendenzialmente hanno a che vedere rispettivamente con le conversioni somatiche e le ossessioni. La frigidità è una anestesia di natura isterica. Pur in presenza di un forte desiderio sessuale, la donna si può chiudere al rapporto, involontariamente. Conflitti inconsci, in cui il partner ha poco o nulla a che vedere direttamente, vanno ad inibire la possibilità di abbandonarsi liberamente al sesso. L'uomo d'altro canto può non mantenere o non avere un'erezione, parimenti nelle situazioni in cui è molto, troppo coinvolto. Può sentirsi inconsciamente minacciato o non all'altezza della donna che lo eccita in maniera tale da sperimentare un crollo delle difese su cui poggia normalmente la sua capacità di controllo. La difficoltà a lasciarsi andare ad un'esperienza sconvolgente si traduce in inibizione dell'atto o in rapida conclusione dello stesso, in ogni caso in messa a distanza di ciò che turba la consueta padronanza.

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Disturbi relazionali e della coppia: incomunicabilità strutturale fra esseri umani

I disturbi nelle relazioni, siano esse di coppia o amicali, sono il riflesso di un'incomunicabilità strutturale fra esseri umani. Anche il soggetto più empatico fallisce nel leggere correttamente l'altro, nella misura in cui è per l'appunto altro, funziona in maniera diversa da lui. L'empatia è uno strumento limitato nella comprensione delle vere ragioni che muovono il comportamento del prossimo perché si basa su un meccanismo a specchio, immaginario, di immedesimazione. Ma come si fa a intendere la complessità dell'altro se ci confondiamo in lui? Finiamo per scambiare i nostri fantasmi per i suoi, e questo è altamente pericoloso perché ci fa mancare l'incontro, che è sempre accoglienza e curiosità verso la differenza. Anche quando non la capiamo o ci urta perché tocca delle corde nostre. Molte relazioni di coppia saltano per questo motivo. La psicoanalisi ci insegna come l'Altro sia il nostro inconscio. Inconoscibile, misterioso, sfuggente. Si tratta di imparare ad ascoltarlo con una ricettività non inquinata dalle categorie dell'Io.

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Tags: Male oscuro, Perdita di interesse , Idee fisse

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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