Parlare della morte: quando rivolgersi ad uno psicoanalista

 Ad un terapeuta capita frequentemente di accogliere persone provate da un lutto, spesso toccate da vicino dalla morte per la prima volta. Il senso di continuità delle loro esistenze si interrompe. Là dove era pienezza bruscamente è vuoto, non senso, terra desolata. E questo a più livelli: nel quotidiano, nelle piccole attività di tutti i giorni, nelle relazioni, nell'amore, nel lavoro di sempre

Cosa ci chiedono, cosa può fare un aiuto specialistico messo a confronto con gli effetti depersonalizzanti del "padrone assoluto"?

La domanda implicita in questi casi è una sola: ascoltami. Nessuno o pochi nella cerchia di amici e parenti sono disposti a sostare troppo a lungo nello sgomento di chi, per effetto della perdita, non trova più così normale "esserci". È un attimo chiudersi. Chi vive il lutto sente una solitudine raddoppiata dall'incomunicabilità nei confronti di chi gli sta intorno. Che gli chiede di tirarsi su, di reagire, di farsi forza. Lo spaesamento totale sembra quasi una colpa, un segno di debolezza.

Allora l'incontro con uno psicanalista può segnare una svolta. Dà dignità e riconoscimento alla crisi, accogliendola, facendola uscir fuori in tutta la sua potenza. Il terapeuta si lascia investire dalla drammaticità dei racconti e dei vissuti senza indietreggiare, senza schermi protettivi. Lo fa e basta, sapendo lui come, in virtù di che cosa e perché vi si presta.

Questo lavoro ha degli effetti. Mettere sotto forma di messaggio inviato ad un simile il non senso che si ha dentro già iscrive nuovamente nel campo del senso. Riallaccia alla vita e al gioco dei perché. Poi emergono i ricordi, i rimpianti, le ambivalenze. Mentre la mancanza di quella persona lì rimane tale (solo il tempo la può attenuare), il mondo ricomincia a riprendere colore. L'ombra nera della morte gradatamente si allontana, o almeno si scolla dal soggetto. La fede nel domani si ristabilisce.

Nulla è come prima dopo la morte di una persona cara. Sia che avvenga per via di un evento improvviso o di una lunga malattia, la morte con la sua irreversibilità segna un prima e un dopo. E il dopo è tutto da inventare. Una volta passata l'ondata stordente, una volta attenuatisi i suoi strascichi, si tratta di fare qualcosa con il mutamento avvenuto, con le bruciature, con i resti.

Che non possono essere ripuliti ma solo utilizzati nelle maniere più varie e creative per una crescita esistenziale, per un allargamento della consapevolezza su questa terra.

Dunque, per riprendere l'interrogativo iniziale sull'efficacia terapeutica della psicoanalisi nei casi di lutti particolarmente dolorosi, possiamo dire che la parola ha dei limiti, non cancellando, non potendo rendere non avvenuto il trauma, non potendo nemmeno assicurare nessuna vitalità incorruttibile da eventi sconvolgenti.

Può tuttavia, questa parola che trova un uditore, farsi via via portatrice di qualcosa di nuovo, dal racconto del dramma soggettivo può spostarsi verso altre questioni altrettanto intime, così da riallacciare e riagganciare al flusso vitale, alla sua imprevedibilità, alla contingenza di esistere.

 

 

Cerca nel sito

Seguimi su

Articoli più letti

Disturbo bipolare, personalità borderline e schizofrenia: quali differenze diagnostiche?

Il disturbo bipolare (sindrome maniaco-depressiva) non è immediatamente riconoscibile dal disturbo borderline di personalità, perché entrambi hanno in comune una serie importante di sintomi. Inoltre, essendo presenti nei due casi sintomi psicotici, si può creare confusione con la schizofrenia.

Tristezza o depressione?

Come riconoscere la differenza fra un periodo critico, in cui ci si trova ad affrontare una delusione o una perdita, e l'instaurarsi di un vero e proprio affetto depressivo? Cosa distingue la sofferenza, il patire un dolore, lo stare male da una condizione clinica?

Depressione: tre figure della melanconia

Nel testo "Il discorso melanconico" Marie Claude Lambotte espone una tesi originale che tenta di disgiungere la melanconia sia dalla psicosi maniaco depressiva (in cui tende ad essere ricondotta dalla psichiatria) che dal lutto (al quale viene accostata per lo più dalla psicoanalisi).

La depressione: come riconoscerla

Non sempre appare possibile per chi ne soffre riconoscere il preciso momento in cui si instaura una depressione. La depressione clinica, che si distingue dall’affetto depressivo che prima o poi tutti conosciamo, si impadronisce di noi lentamente, subdolamente.

La depressione: superarla o restarne intrappolati

In alcuni momenti della vita può capitare a tutti di trovarsi in balia di altre persone o di eventi esterni. Così come può accadere di sperimentare la delusione, il tradimento, l’abbandono, la perdita. In queste situazioni possiamo andare incotro a vissuti di depressione, di impotenza e solitudine.

Mania e depressione: "una mente inquieta"

"Una mente inquieta" è il racconto autobiografico di Kay Redfield Jamison, psicologa americana affetta dalla sindrome maniaco - depressiva (detta altresì disturbo bipolare).È un testo molto interessante, perché coniuga in maniera inedita il racconto dell'esperienza della malattia con le conoscenze scientifiche possedute a riguardo dall'autrice.

Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

Via della Moscova 40/6 • 20121 Milano
N. iscr. Albo Ordine degli Psicologi 03/8181 • Partita Iva 07679690961

Note legali

Gli articoli, i post, i pensieri in versi e tutti i contenuti testuali originali presenti sul sito sono di esclusiva proprietà della dott.ssa Sibilla Ulivi, ed è vietato copiarli o distribuirli.
Vedi le Note legali.