Stima e amore

Quando amiamo profondamente qualcuno lo ammiriamo. Il che non vuol dire che ogni volta che aprezziamo una persona di conseguenza la amiamo. Si parla di amore infatti quando l'ammirazione si fonde con un'attrazione su un piano anche fisico. In ogni caso non esiste alcun amore che non comporti pure sentimenti di intensa stima.Che significa stimare l'oggetto del nostro amore?

In cosa si distingue questo tipo di venerazione da una infatuazione idealizzante? I due piani infatti, quello del godimento della pienezza della vita dell'Altro e quello dell'idealizzazione, vanno tenuti rigorosamente distinti.

In psicoanalisi definiamo narcisistico un amore basato sulla ricerca nell'Altro delle qualità che ci mancano per rinsaldare un'immagine ideale di noi stessi. Questo tipo di amore assomiglia più a un accecamento, nella misura in cui non ci fa vedere l'Altro per quello che è ma si concentra selettivamente sulle sue caratteristiche desiderabili, lasciando in ombra quelle che potrebbero risultare discordanti con il quadro ideale che se ne vuole percepire.


Ad esempio un uomo potrebbe essere attratto da una donna per il suo carattere forte e deciso, non percependo magari una quota di aggressività o di egocentrismo che vi si cela dietro. Oppure potrebbe essere attratto dalla sua avvenenza, e scoprire poi nell'intimità dei dettagli del suo corpo che non corrispondono allo stereotipo di bellezza che stava inseguendo. In tutti questi casi, nel momento in cui la conoscenza si approfondisce e dunque balzano agli occhi i "difetti" prima invisibili, immancabilmente arriva la delusione. Il deluso, se non metabolizza le ragioni alla base del suo malcontento, avverte allora l' impulso a cambiare partner. Si dirige verso il nuovo non perché travolto da un vero incontro d'amore, ma semplicemente perché animato dalla brama di sostituire il giocattolo rotto con uno nuovo e più splendente.

Cosa comporta al contrario il vero incontro d'amore? Quello che stravolge le certezze invece che rinsaldarle? In  cosa differisce la stima di cui parlavamo dall'aspettativa di perfezione dell'Altro? Nell'ammirazione che proviamo quando amiamo non vi è alcuna cancellazione o rimozione delle parti in ombra dell'amato. E' come se fossimo in grado di vederlo come un tutt'uno, nella totalità del suo essere. Lo amiamo in quanto Altro, in quanto essere unico e irriproducibile nel suo modo di sentire e vivere nel mondo. Lo adoriamo sia nella sua debolezza, nelle sue manie, nei suoi difetti che nella sua forza e vitalità. Ne accogliamo generosamente le contraddizioni, senza tentare di forzarle all'interno di schemi che sono i nostri piuttosto che i suoi.
Tutto ciò ha a che fare con una gratuita' che esula dal possesso. Quello che si contempla è al fondo la libertà dell'Altro, al di là di qualsiasi spinta appropriativa.

Certo, nell'amore esiste anche la forza del desiderio e della pulsione, che reclama imperiosamente il godimento del corpo. Ma nell'amore per l'Altro in quanto essere e non solo in quanto oggetto questa spinta famelica viene controbilanciata dalla purezza della gioia che l' Altro ci dona per il semplice fatto di esistere.

 

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