Sparizioni e desiderio maschile

Uomini cinici, freddi, anaffettivi. Si tratta di una delle più comuni lamentazioni femminili in tema di fallimenti amorosi. Lui sembrava interessato, poi decisamente coinvolto. Pareva finalmente uscire dal suo guscio di ghiaccio. Tutto sembrava  procedere bene  fino alle improvvise, improbabili scuse per rimandare  gli incontri. Infine il  dissolversi nel nulla.

 Il fenomeno oggigiorno  ha anche un nome: “ghosting”, ovvero l’arte di trasformarsi in fantasmi. La cui possibile evoluzione  è lo “zombing” , il ritorno dal mondo dei morti. Dopo periodi di silenzio seguono ritorni, che durano fino alla successiva  sparizione. In un’altalena che può durare anche anni.

La reazione  femminile tipicamente  è di  sconcerto: com’è possibile? Sembrava preso davvero, se aveva dei dubbi perché non mi ha detto nulla? E ora perché torna come nulla fosse? Ciò che la mente di una donna non riesce a concepire non è tanto la delusione, benché bruciante, ma l’assenza di parola. Se cambiare idea tutto sommato è legittimo, se  l’aleatorietà del desiderio  fa parte del gioco, il silenzio no,  è da vigliacchi.

La sparizione senza un perché  (e peggio ancora il ritorno a cui segue un nuovo dileguarsi) sostituisce l’atto alla parola, il reale al senso, la brutalità del gesto alla gentilezza del segno. Il fatto compiuto della propria non desiderabilità viene sentito come una porta sbattuta in faccia, senza filtri, senza giri di parole. E può portare talvolta a galla antiche ferite, vissuti dolorosi del passato. Se poi  il dileguarsi segue pure  l’intimità fisica nel contesto di un’intensitá emotiva,  la sofferenza è raddoppiata. È difficile che una donna arrivi al sesso completamente priva di coinvolgimento, nel senso che sesso e amore nel femminile tendono a  convergere. Venire lasciata in questi casi rinforza  la svalutazione di sé: usata come un oggetto, un oggetto a conti fatti nemmeno tanto attraente.

Perché il silenzio?

Perché al fondo l’uomo preferisce il silenzio  alla parola? Le sue sparizioni sono davvero sempre l’esito di mancanza di interesse tout court? È così ingenua colei che lo credeva preso in altro modo, cioè non solo sessuale? 

Sarebbe riduttivo pensare che il maschile  di per sé non sia a proprio agio con la parola. Gli uomini generalmente sono ottimi oratori, ma le parole in campo amoroso sono più problematiche, perché hanno a che vedere con  dinamiche interiori con cui hanno meno confidenza o che faticano ad assumere responsabilmente. In materia di affetti la bussola della razionalità vacilla e con essa la capacità di traduzione mediante il linguaggio.

Il silenzio può essere provocato (a parte i casi in cui l’ambivalenza è frutto di gravi disturbi dell’umore o patologie borderline) dal senso di colpa per aver usato la partner per fini poco nobili, per un imbarazzo legato al divario fra ciò che si vorrebbe essere e ciò che si è. L’immagine interiore e sociale di persona retta e affidabile ne viene incrinata, ma la contraddizione non è  al tempo stesso assunta come strumento conoscitivo di se stessi, piuttosto sotterrata tramite l’evitamento. Evitare il confronto con l’altro allontana anche quello con la parte più scabrosa di sè.

Oppure al contrario l’allontanarsi bruscamente, percepito dalla partner come un fulmine a ciel sereno, può essere frutto di un disorientamento rispetto al proprio desiderio, che si sente divampare, crescere e diventare così minaccioso da mettere in pericolo il controllo sulla propria vita.

Casi “classici” e casi “psicoanalitici”

Così esistono i casi “classici” in cui gli uomini ottengono la loro soddisfazione fisica ma poi  (magari in certe situazioni pur non volendolo) si annoiano,  non si innamorano, dimenticano, e quelli più complessi, in cui la fuga è paradossalmente provocata proprio da un desiderio nascente di natura non riduttivamente  sessuale.

Sono questi secondi ad interessare gli psicoanalisti e a far dannare maggiormente le partner, messe di fronte ad incoerenze e fughe incomprensibili, apparentemente senza una logica. All’inizio lui sì,  era sulle difensive, forse un po’ timido, un po’ schivo ma poi  l’entusiasmo l’aveva trascinato, c’erano intesa, feeling, passione. Tutto un film nella mente di lei? Probabilmente no.

Esistono  uomini che hanno talmente tanta paura di sentire la mancanza nella loro vita  che preferiscono rinunciare all’amore. In nome della stabilità sacrificano il desiderio, non perché non ne provino abbastanza ma proprio perché ne sentono troppo.

 Il desiderio vero (che non si limita al possesso dell’oggetto) li assale come una forza che si risveglia al loro interno,  rischiando  di sconvolgerne equilibrio e certezze. La stessa donna che mostra la sua mancanza, la sua vulnerabilità, il suo non bastare a se stessa corrispondendone l’ardore  è fonte di inquietudine. Cosa vuole da me? Meglio una relazione più tranquilla, senza desiderio ma gestibile sul piano delle cose concrete, del dare e ricevere su una base prevedibile e senza scossoni, che lo scombussolamento emotivo che toglie sonno ed efficienza.  Meglio non rischiare nulla, meglio attaccarsi alla vuota felicità della produttività e dell’avere.

Ad esasperare la spinta alla fuga  spesso ci sono sullo sfondo altre relazioni, utilizzate come scudi, paraventi dietro cui nascondere la paura di vivere. L’infelicità può essere una compagna di  cui è difficile fare a meno, una condizione comoda, benché  inaridente. Mogli, fidanzate non sono ostacoli veri, a meno che non ci siano figli ancora giovani e allora il discorso è molto più complesso. Certe scelte non dovrebbero mai condizionare le vite di chi ha bisogno della guida e della protezione del genitore,  soprattutto se in casa regna un buon livello di serenità. Un uomo sposato con figli può vivere l’amore se questo accade fuori dal matrimonio, perché l’amore non è addomesticabile, accade e basta. Ma esiste qualcosa che si chiama responsabilità paterna. A volte sono le  donne a chiedere  troppo.

Cosa dice la psicoanalisi

Ma perché tanta paura di amare nel maschio? La psicoanalisi offre delle spiegazioni. Si tratta di una forma di nevrosi che nasce proprio dalla contrapposizione avvertita precocemente fra ordine e desiderio, norma e  affetto, regola e libido. L’uomo tende per struttura  a porsi dalla parte della legge, di ciò che è giusto e stabile, sacrificando il resto, le emozioni, il turbamento, l’estasi, il perdersi per ritrovarsi trasformati. La mancanza da cui origina ogni desiderio rappresenta una condizione di disordine che ingenera timore e perturba l’agognata tranquillità, la supposta autosufficienza.

Cosa può dunque fare, dire la donna che incontra un uomo in fuga dal suo stesso desiderio di lei? Come  fa a capire che si tratta di paura e non di rifiuto? Poco o nulla. Non esistono armi, ricette, strategie. O se ci sono hanno vita breve. Il gioco è interamente nelle mani di lui. C’è sempre una scelta nell’assecondare le proprie nevrosi o nel volerle affrontare. Infondo ogni sintomo ha una doppia faccia: quella comoda, rassicurante e quella urticante, che grida la verità. E non tutti hanno la forza o il coraggio  di ascoltare...

Tags: Rapporto uomo donna

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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