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L’uomo narcisista e l’amore

Uomo narcisista riflesso in uno specchio, rappresentazione delle dinamiche psicologiche e della mancanza di empatia in amore.

Le dinamiche inconsce e la scelta fatale

A tutte le donne è capitato nel corso della loro vita di imbattersi in un uomo narcisista. Non a tutte è però successo di innamorarsene. Di solito la donna che cade preda di questa tipologia di uomo non se ne innamora una volta soltanto nella vita. Tende fatalmente a ripetere la scelta, sulla scia di un fantasma paterno molto ingombrante.

A meno che, attraverso l’analisi o un percorso di elaborazione personale, non giunga a cogliere le ragioni profonde che la guidano nei suoi sfortunati incontri.

Ora, invece che addentrarci subito nelle motivazioni che spingono le donne ad accompagnarsi a uomini che le fanno soffrire, cerchiamo di approfondire chi è l’uomo narcisista e come si comporta in amore, in modo da tracciarne una sorta di identikit.

Identikit dell'uomo narcisista

Il disturbo narcisistico di personalità non riguarda unicamente il genere maschile. A soffrirne sono anche le donne, benché al loro modalità espressiva in campo amoroso differisca da quella della controparte maschile (si veda l'articolo la donna narcisista in amore.)

Per chiarezza espositiva ci riferiamo qui alla definizione che troviamo all’interno del DSM-5, abbreviazione di Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, redatto dall’American Psychiatric Association, che consiste nel sistema di riferimento più autorevole per la classificazione dei disturbi mentali.

Emergono sostanzialmente due tratti tipici: la grandiosità e la mancanza di empatia. Da una parte questo soggetto si ritiene speciale, importante, unico, superiore agli altri. Nutre fantasie di successo, potere, bellezza, fascino e amore ideale e si aspetta di essere ammirato da tutti.

Dall’altra, essendo preso in maniera così esclusiva da se stesso, è incapace di mettersi nei panni degli altri, di sentirne e riconoscerne sentimenti e bisogni. Può dunque risultare arrogante e invidioso, pensare che tutto gli sia dovuto e manipolare gli altri per raggiungere i suoi scopi.

Il ritratto che viene fuori da questa descrizione, se per un verso coglie con precisione i punti salienti della personalità, ci presenta un personaggio da cui ogni donna vorrebbe stare alla larga, sostanzialmente antipatico e sgradevole. Cosa contraddetta invece dall’esperienza comune, che rivela invece il narcisista come un uomo affascinante, intelligente, brillante, dotato di un’istintiva capacità di corteggiare le donne.

In effetti questo tipo d'uomo in molti casi si sa presentare in maniera accattivante, e solo grazie ad una conoscenza più approfondita emergono i suoi lati in ombra, che ne ribaltano completamente l’immagine. Di solito è proprio attraverso l’esperienza della relazione d’amore che diventa possibile averne una visione a trecentosessanta gradi.

Come si comporta il narcisista in amore

Com’è allora il narcisista in amore? Di solito i primi periodi di una relazione sono all’insegna di una passionalità e di un’intesa a dir poco magiche. Si mostra dolce, tenero, attento, premuroso, innamoratissimo.

Tuttavia in questa prima fase di innamoramento, da distinguersi da quella dell’amore, non vede realmente la donna che ha davanti perché tende a idealizzarla. Mano a mano che la relazione procede e si fa più profonda, lui inizia a diventare  sempre più scostante e “volatile”. Questo perché i così detti “difetti” dell’altra persona cominciano a venire a galla, squarciando il ritratto idealizzante degli inizi.

L’incapacità di confrontarsi con l’altro per quello che è, limiti inclusi, è connessa alla grandiosità di cui si parla nel DSM. Il narcisista è sempre alla ricerca del “meglio del meglio”, lo fa con se stesso e pure con gli altri. Per questo non riesce a passare dallo stato dell’innamoramento, della novità, dell’adrenalina a quello dell’amore.

Amare profondamente l’altro, avere con lui una vera intimità, è possibile solo nel momento in cui lo si vuole e lo si desidera accanto per quello che è, non per l'immagine potenziata di se stessi.

Origini dell'incapacità di amare del narcisista

Perché il narcisista non riesce ad amare? Da dove viene questa spinta alla grandiosità?

Spesso è stato un bambino viziato, idealizzato. Dunque sì, i genitori gli volevano bene, ma non per quello che era, compresi i suoi naturali e legittimi limiti. Veniva amato per quello che loro volevano fosse,  una sorta di riscatto rispetto alle loro ambizioni frustrate.

Da piccolo il futuro narcisista doveva essere il più bravo, il più intelligente, il “più” per sentire di valere agli occhi dell’altro. Ecco  perché, nonostante sembri avere una buona autostima, in fondo non sia mai convinto di essere realmente amabile e dunque abbia continuamente bisogno di ricevere input di approvazione da parte degli altri.

Non di rado poi i genitori erano figure distanti, magari presenti per i bisogni materiali ma assenti nella comprensione delle necessità emotive. Il ragazzino che impara a contare su se stesso per compensare l'indisponibilità psicologica dell'altro è a rischio di sviluppare tratti narcisistici da adulto. Diventa egoriferito, preoccupato solo di sè. 

Un altro motivo per cui il narcisista scappa dall’intimità, oltre alla superomistica non sopportazione del limite e del difetto dell’altro, è legato alla sua difficoltà nell’entrare in empatia con i bisogni e sentimenti altrui (la seconda caratteristica messa in luce nel DSM).

Nel confronto con la domanda d’amore della partner, questo tipo d’uomo si infastidisce. <<Chiedimi tutto quello che vuoi in termini materiali ma non domandarmi davvero nulla di profondo>> sembra essere il ritornello che implacabilmente ripropone alle sue donne. 

Le fasi della relazione con un narcisista: dal love bombing allo scarto

Le dinamiche relazionali appena descritte tendono a strutturarsi in un ciclo ricorrente, che la psicologia clinica e la letteratura di settore hanno ormai ampiamente codificato. La relazione con un soggetto narcisista si articola generalmente in tre fasi distinte.

La prima, definita spesso "love bombing" (bombardamento d'amore), coincide con l'idealizzazione assoluta in cui il partner viene sommerso di attenzioni.

A questa segue inevitabilmente la fase di svalutazione, in cui la realtà prende il sopravvento sull'idealizzazione. Il partner, prima percepito come perfetto, inizia a mostrare i propri normali limiti umani. Il narcisista, incapace di tollerare questa imperfezione che minaccia il suo stesso bisogno di grandiosità riflessa, reagisce con distacco, critiche continue e atteggiamenti passivo-aggressivi. La vicinanza affettiva diventa improvvisamente fonte di angoscia, spingendolo a erigere muri emotivi.

Questo logoramento psicologico culmina nella terza fase, lo scarto. Quando il partner non fornisce più l'"approvvigionamento narcisistico" desiderato (ammirazione incondizionata o totale condiscendenza), o quando inizia a richiedere autentica reciprocità e ascolto, il narcisista chiude la relazione, spesso in modo brusco e senza fornire spiegazioni autentiche, per poi cercare altrove un nuovo specchio in cui riflettersi.

È importante distinguere questa dinamica dalla modalità del soggetto ossessivo, che invece, dopo aver allontanato la compagna, ne sente immediatamente la mancanza e la cerca di nuovo, spinto da un senso interiore di pentimento. Il narcisista è anaffettivo, non indeciso cronico. La squalifica dell'altro è legata soprattutto all'esaurimento del suo potenziale nutrititvo per l'Ego, non alla paura. In lui non c'è conflitto fra desiderio e interdizione, come nell'ossessivo. Dunque i rimpianti sono rari, e quando ci sono spesso costituiscono una recita, non un indice di conflittualità autentica. 

I segnali d'allarme: come riconoscere i comportamenti tossici in tempo

Prima che la relazione entri nella dolorosa fase di svalutazione, è possibile individuare dei precisi campanelli d'allarme sin dai primi incontri. L'intuizione che "qualcosa non va" è spesso presente fin dall'inizio, ma viene messa a tacere dall'intensità emotiva del corteggiamento.

Alcuni dei segnali più evidenti riguardano:

  • Innanzitutto l'insofferenza a qualsiasi forma di critica o frustrazione: anche un disaccordo minimo può generare in lui reazioni sproporzionate, che vanno dalla rabbia gelida al vittimismo.
  • Un secondo segnale è la tendenza a monopolizzare la conversazione e lo spazio relazionale; l'altro esiste principalmente come pubblico che deve validare le sue imprese, non come interlocutore paritario.
  • Inoltre, è fondamentale osservare in modo analitico come parla delle ex partner: se vengono invariabilmente descritte come "pazze", "problematiche" o "carnefici", è molto probabile che il soggetto stia negando ogni propria responsabilità nelle dinamiche fallimentari del passato.
  • Infine, vi è spesso una marcata asimmetria nelle regole di coppia: ciò che è concesso a lui in termini di spazi, libertà o dimenticanze non è altrettanto tollerato se a richiederlo o agirlo è la compagna.

Perchè si sceglie un partner narcisista: le dinamiche inconsce

Le motivazioni inconsce che spingono una donna a legarsi ripetutamente a un partner narcisista affondano le radici nelle prime esperienze relazionali, in particolare nei modelli di attaccamento infantili.

Molto spesso, alla base vi è il meccanismo psicologico della "coazione a ripetere": la mente inconscia ricrea situazioni familiari e dolorose del passato nel tentativo illusorio di poterne finalmente padroneggiare o cambiare l'esito.

Se una donna è cresciuta confrontandosi con una figura paterna emotivamente indisponibile, svalutante o essa stessa narcisista, tenderà ad associare l'amore alla fatica, al sacrificio e alla condizionalità.

A questo si intreccia frequentemente una dinamica salvifica, l'intima convinzione di poter curare e trasformare il partner attraverso la dedizione assoluta.

Il fascino iniziale del narcisista, che si mostra brillante e sicuro di sé, funziona come un meccanismo compensatorio perfetto: va a colmare antiche fragilità della partner, la quale cerca inconsciamente la conferma del proprio valore riflessa nello specchio di un uomo che appare, almeno in fase di corteggiamento, come il "premio" massimo da conquistare.

Come comportarsi e come uscire dalla relazione

Riconoscere di trovarsi all'interno di una dinamica narcisistica è il primo e più difficile passo. Una volta acquisita questa consapevolezza, la domanda sorge spontanea: cosa fare?

La strategia oggettivamente più protettiva consiste nello stabilire confini netti, limitando o interrompendo del tutto i contatti (il famoso no contact). Tuttavia, la tendenza a ricadere in questo schema (quella che abbiamo definito "scelta fatale" all'inizio) rende spesso inefficace la sola forza di volontà.

È in questi frangenti che diventa fondamentale spostare il focus dal tentativo illusorio di "cambiare" o "salvare" il narcisista alla comprensione dei propri meccanismi interni.

Uscire da questo ciclo non richiede solo di allontanarsi fisicamente, ma di interrompere una dipendenza emotiva profonda. È qui che il supporto psicoterapeutico si rivela essenziale: un percorso di analisi permette di esplorare le ragioni per cui si è fatalmente attratti da profili emotivamente indisponibili e di elaborare quei fantasmi paterni o quei vissuti antichi che rendono familiare, e quindi paradossalmente rassicurante, un amore condizionato e svalutante.

La terapia offre uno spazio oggettivo e privo di giudizio in cui ricostruire il proprio senso di valore, imparando a riconoscere e legittimare i propri bisogni autentici senza doverli necessariamente sacrificare sull'altare dell'altro.

Questo articolo, scritto dalla Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologa e psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81), rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).

Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.

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