La sindrome di Asperger: luci e ombre


La sindrome di Asperger fa parte della categoria dei Disturbi pervasivi dello sviluppo. Essi comportano la compromissione dello sviluppo psichico del bambino per ciò che concerne la socialità, la comunicazione verbale e non verbale e il repertorio di attività e interessi.

Tale sindrome è imparentata con l'autismo, anche se se ne distingue per il più alto livello di funzionamento. Dato che lo sviluppo dell'intelligenza e del linguaggio sono nella norma (se non in molti casi addirittura superiori ad essa) e dal momento che l'eziologia del disturbo è ancora ignota, alcuni studiosi ritengono che si debba parlare di "stile" cognitivo più che di malattia. L'intensità del disagio collegato alla sindrome varia a seconda della gravità e della pervasività dei sintomi tipici. Soprattutto a causa dei ripetuti fallimenti relazionali, spesso la sindrome di Asperger si associa ad ansia e depressione, nonché ad una sintomatologia ossessivo compulsiva. Essa va inoltre distinta dalla schizofrenia e da altri disturbi dell'umore, con i quali può essere erroneamente scambiata per alcuni tratti esteriori in comune.

Come si fa a sapere se si soffre della sindrome di Asperger?

La diagnosi avviene tipicamente tra i quattro e gli undici anni di età. Difficoltà nel rapporto con gli altri bambini e comportamenti ripetitivi sono i primi campanelli di allarme che spingono i genitori a chiedere una consultazione medica. Solo una valutazione neurologica in associazione a test cognitivi permette di stabilire con certezza la diagnosi. Sugli adulti la diagnosi è più difficile, perché molti dei sintomi diminuiscono con il passare del tempo. Ci si basa per lo più su un esame clinico, sulla storia medica e sulla ricostruzione delle problematiche sofferte in età infantile. Di solito nell'adulto persistono numerose difficoltà sociali e comunicative, anche se la consapevolezza tipica della maturità aiuta molto nel conoscere, fronteggiare e accettare le limitazioni imposte dalla condizione. Si possono riscontrare comportamenti routinari, ansia se i propri programmi vengono improvvisamente sconvolti, ansia sociale, disattenzione e ritiro sociale come modalità di risposta allo stress.

Quali ambiti della vita sono tipicamente disturbati?

Generalmente sono tre gli ambiti più colpiti: la socialità, il linguaggio utilizzato ai fini comunicativi e il movimento.

Per quanto riguarda la socialità, bisogna fare una precisazione. I soggetti affetti dalla sindrome di Asperger (sia i bambini che gli adulti) non rifiutano affatto di per sè il contatto con l'altro. Anzi, in loro c'è una forte spinta ad avvicinarsi agli altri, l'evitamento è secondario alla frustrazione derivante dal fallimento dei loro approcci. Infatti l'empatia "affettiva", intesa come provare emozioni e percepire quelle dell'altro, è assolutamente presente. Ciò che fa difetto invece è l'empatia così detta "cognitiva" o "teoria della mente", intesa come abilità di comprendere gli stati mentali altrui, i loro desideri, credenze, aspettative. Gli Asperger hanno una specifica difficoltà nel capire e riconoscere i sentimenti e le reazioni di chi interagisce con loro. Così reagiscono in modo non congruo, venendo scambiati dall'interlocutore ignaro delle loro difficoltà per freddi o insensibili. Si capisce allora come la sofferenza sia grande, così come l'ansia e il senso di non controllo sull'ambiente. Il ritiro, gli occhi bassi, la fuga si spiegano così: paura legata al sentirsi persi in un mondo i cui codici impliciti comunicativi e comportamentali risultano enigmatici. Un po' quello che succede a un non vedente, spesso sofferente d'ansia per la sensazione di non poter avere un normale e immediato controllo sulle situazioni.

Da ciò consegue il secondo punto: il linguaggio utilizzato ai fini comunicativi risulta in parte inadeguato. Brancolando nel buio dell'incomunicabilità, il nostro soggetto tenta di dialogare, ma gli manca la capacità di decodificare il grado di partecipazione dell'altro. Così può succedere che le conversazioni siano unilaterali, non percependo la volontà di chi parla con lui di cambiare magari discorso o di terminare l'interazione. Ne consegue una certa verbosità, interpretazioni letterali ed incomprensione delle sfumature. Può esserci un po' di pedanteria nel modo di esprimersi del soggetto Apserger, sebbene non gli manchi il senso dell'umorismo.

In terzo luogo si può osservare la tendenza alla ripetitività nei comportamenti, nei movimenti e perfino negli interessi. Azioni inflessibili e routinarie si possono affiancare a movimenti stereotipati. Molti Asperger riferiscono di sentirsi a disagio nella propria pelle, risultando goffi (ma molto simpatici!) agli occhi degli altri. A volte alcune capacità motorie vengono apprese con ritardo. Anche gli interessi non sono sempre vari, è pur vero d'altro canto che non è sempre così. Alcuni soggetti hanno un'ampia gamma di interessi, quando sono molto intelligenti e dotati. Avendo in molti una predilezione per gli schemi, le liste e le classificazioni, una percezione visiva dei dettagli molto sviluppata e una propensione per il linguaggio logico matematico, è facile che riescano in campi come l'ingegneria, l'informatica o la medicina. Quando è così si dedicano ore senza risparmiarsi al lavoro, incanalando con successo il loro bisogno di controllo e la loro creatività.

Come aiutare un soggetto con la sindrome Asperger?

Innanzitutto chi si approccia ad un soggetto con sindrome di Asperger deve aver ben chiaro che la loro diversità non è un'inferiorità. Sono persone intelligenti e sensibili, capaci di pensiero critico non convenzionale e di dare e ricevere amore. Anzi, l'aver sofferto l'esclusione li rende più sensibili della norma, nonostante sembrino egocentrici e concentrati a senso unico su loro stessi. Quindi bisogna che l'interlocutore (cosciente di trovarsi di fronte ad una persona con queste caratteristiche) non reagisca male ai loro comportamenti apparentemente freddi, tenga la porta sempre aperta in modo da mandare un segnale chiaro e inequivocabile di appezzamento. Mai arroccarsi. Ci vuole pazienza e dedizione, senza forzature. Infondo questo discorso non vale per tutti gli esseri umani? L'incomunicabilità non affligge tutti quanti, seppure in grado variabile?

La psicoterapia in quest'ottica può essere un modo per aumentare la consapevolezza di sè, un luogo protetto dove sperimentare una relazione sicura e all'insegna dell'accettazione incondizionata. Parimenti può offrire l'occasione di "allenarsi" all'uso di un linguaggio che vada il più possibile incontro alle attese dell'interlocutore, sempre in un'ottica di rispetto e di valorizzazione della diversità di stile.

Sindrome di Asperger

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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