Isteria e contemporaneità

La psicoanalisi definisce “isterica” la donna che intrattiene un rapporto complesso con il suo desiderio, condannandolo fatalmente all’eterna insoddisfazione.

Ma cosa intendiamo con il termine desiderio? Facciamo riferimento a quella spinta propulsiva, vitale, che in ciascun essere umano origina dalla mancanza che lo attraversa e che lo orienta verso la ricerca di una realizzazione personale e soggettiva. La soddisfazione del desiderio non avviene attraverso il possesso di oggetti, nel qual caso siamo più nel campo dei bisogni materiali, ma passa attraverso una dimensione che implica sullo sfondo il riconoscimento da parte di un altro essere umano. Ecco perché l’amore e la creazione di opere sono gli ambiti in cui elettivamente si esercita la nostra spinta desiderante, perché permettono alla nostra particolarità soggettiva di emergere e di incontrare una convalida nell’Altro. La soddisfazione che arrecano, oltre ad essere di natura simbolica, conserva comunque qualcosa di pulsionale.

L’isterica è dunque un soggetto che, soprattutto in amore, tende a mantenersi al di qua della soddisfazione. Già scoperta ai tempi di Freud, oggi l’isterica contemporanea non è più colei che si preserva dagli incontri con gli uomini. Spesso colleziona numerose relazioni, tutte però contrassegnate dal lamento circa l’inadeguatezza del partner. Attribuisce cioè il fallimento del rapporto all’Altro, a una sua insufficienza, senza riuscire a mettere a fuoco la sua responsabilità.

Perché l’isterica è sempre insoddisfatta? Potremmo dire che il suo problema principale sta nell’anteporre sistematicamente il desiderio dell’Altro al proprio. Questo perché, essendo insicura circa il suo essere, va continuamente alla ricerca di conferme. Sviluppa un’arte molto raffinata nella seduzione, spesso identificandosi in donne ultra femminili, mascherandosi. Ma questo far sorgere il desiderio negli uomini è destinato ad accrescere la sua scarsa autostima più che a concretizzarsi in uno scambio amoroso in cui due desideri si riconoscono. Una volta suscitato il desiderio in un uomo o si appaga solo di questo fatto, e dunque si sottrae all’incontro sessuale, oppure stabilisce una relazione basata sul prodigarsi tutta per l’altro, sul farlo godere per dimostrare ancora una volta di essere desiderabile, di avere un valore. Ma il suo godimento non c’è, è altrove, e regna l’insoddisfazione.

Un altro motivo per cui l’isterica patisce l’insoddisfazione è legato alla sua passione per il desiderio “puro”. Un desiderio in purezza in effetti è fatto di mancanza, non esita ancora nella soddisfazione. Allora è necessario tenerlo distinto dal piano del bisogno. Per testare quanto l’Altro tenga a lei, quanto la ami, si nega, lo rifiuta. La sessualità è vista come una minaccia al desiderio, una sua degradazione che la mette nella posizione insostenibile di oggetto, di carne “da macello”. Freudianamente i moti pulsionali vanno desessualizzati, vanno rimossi in nome di un ideale utopico di purezza.

Che tipi di uomini privilegia l’isterica? Da una parte non sopporta gli uomini mancanti, fragili. Ecco dunque la ricerca del padrone, dell’uomo che “non deve chiedere mai”, che detiene un sapere. Lo psicoanalista Jacques Lacan diceva che “l’isterica cerca un maitre per regnarvi sopra”. Cioè sceglie l’uomo virile, ma non appena ne intravede dei tratti di debolezza, frequenti negli uomini quando sono innamorati, lo declassa completamente e vive una sensazione di delusione improvvisa e senza possibilità di rimedio. L’altra tipologia maschile che predilige è quella del farabutto, del mascalzone, del bruto, dell’uomo evidentemente castrato. Questo perché le darebbe la possibilità di salvarlo, di redimerlo, secondo la figura della “crocerossina”che così frequentemente incontriamo nella clinica. Stare con il mascalzone permette all’isterica di accostarsi al godimento senza responsabilità. E’ un tentativo di vincere le sue resistenze e i suoi tabù interiori in campo sessuale. In più dà il ruolo di colei che colma la mancanza dell’Altro, che fa tutto per l’Altro dimenticandosi di se stessa, sacrificando ancora una volta il suo desiderio.

Se l’isterica contemporanea non è più la donna che dice sempre di no dell’età vittoriana, un’altra sua caratteristica (assente nell’epoca del padre della psicoanalisi e identificata dallo stesso Freud come qualificante la vita amorosa degli uomini) è la tendenza a scindere l’amore dalla sessualità. Oggi le donne, sempre di più secondo una logica maschile che testimonia di una dilagante identificazione virile inconscia, amano l’uomo con cui non godono sessualmente e godono con chi non amano. L’amore è associato al materno e dunque alla purezza che esclude la sessualità, mentre il sesso si accosta alla figura della donna degradata, della prostituta che in quanto tale è svincolata dall’amore.

In controtendenza rispetto alla spinta contemporanea verso la moltiplicazione delle relazioni e il relativismo cinico che ne consegue, la psicoanalisi mette in valore l’importanza che un legame esclusivo d’amore ha per la realizzazione del desiderio umano e conseguentemente per l’equilibrio e la vitalità della persona. Ci insegna che la vera sfida in una relazione è l’intreccio fra desiderio e godimento, ossia l’esperienza dell’amore per la particolarità dell’altro che si allaccia alla sessualità. Punto di empasse per l’sterica, la figura che più evidenzia al femminile tutta la difficoltà dell’essere umano nel fare i conti con il suo desiderio più proprio.

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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