Nevrosi ossessiva e paranoia. Quale differenza?

Tutti i clinici sanno bene come il nevrotico ossessivo e il paranoico condividano un tratto comune, ovvero la passione assoluta per il pensiero. Entrambi cioè cercano, tramite sistemi astratti, di identificare dei principi ultimi che possano indiscutibilmente attribuire un senso all'esistenza e alla natura umana, di per sè invece ricche di mistero e segnate da profonde contraddizioni, ambivalenze e lacerazioni.

Tuttavia tale assetto difensivo, rigidamente improntato alla ricerca della "vera" verità, risponde a logiche diverse, che differenziano strutturalmente la nevrosi ossessiva dalla paranoia. A ben vedere, andando oltre l'aspetto fenomenico comune, si tratta di mondi ben distinti, molto lontani fra di loro. Che rispondono altrettanto diversamente ad una cura, nei casi in cui vi si sottopongono.

Quali sono allora le specificità di ciascuna struttura?

Nella paranoia, come affermava Lacan, "tutto è segno". Ciò individua una prima differenza con la nevrosi ossessiva. "Tutto è segno" mette l'accento su una dimensione delirante del fenomeno, perché vuole dire che per il paranoico il non senso semplicemente non esiste. La verità diventa quindi una certezza che taglia fuori la dimensione del dubbio, della ricerca, dell'interrogazione. Ogni ossessivo al contrario, pur ancorandosi saldamente alle sue elucubrazioni, sa metterle in discussione in un secondo tempo, sa confrontarsi con l'altro, è permeabile alla parola.

La certezza della verità serve al paranoico per trattare un'ambivalenza con cui non può strutturalmente fare i conti. A causa di una fragilità di fondo esasperata il suo Io si cementifica, si cristallizza, esclude ogni divisione interna, aggrappandosi a categorie dicotomiche che distinguono il " giusto" dallo "sbagliato" , il " buono" dal "cattivo", il "puro" dall' "impuro".... In questo modo tiene a distanza le parti scabrose di se stesso (che non saprebbe in nessun modo integrare se non a rischio di andare in pezzi) proiettandole all'esterno. Ecco che il mondo diventa minaccioso, si popola di persecutori da temere e combattere. L'Altro vuole godere di lui, è cattivo, è abusante, è tiranno.

Anche l'ossessivo si trova in difficoltà con l'ambivalenza che attraversa se stesso e l'Altro. Anche lui è in balia di spinte contrapposte d'odio e d'amore, che tenta disperatamente di tenere a bada. A differenza del paranoico però è un soggetto desiderante, segnato da una mancanza, in perdita. Mentre nella paranoia la dimensione del desiderio non esiste, c'è solo una compattezza difensiva che copre una frammentazione di fondo. Non una mancanza, non una ferita, non uno strappo ma un caos, un magma indifferenziato, un'assenza di regolazione e di ordine.

L'ossessivo patisce di una perdita di un godimento "mitico" infantile (quello in rapporto all'unione con la madre) perché è soggetto alla legge, all'intervento di un principio terzo di ordine paterno che lo scaccia da un'unione totale con il primo oggetto d'amore. Da lì la ferita, l'odio per il padre e il tentativo di negare il patimento legato all'irruzione traumatica della legge attraverso un suo iper investimento. Ecco nascere la morale, il rispetto per le regole, l'idealizzazione del pensiero contrapposto alla forza della pulsione e del desiderio. Questi ultimi restando però inconsciamente delle forze potentissime che sbalestrano di continuo la sua ricerca di padronanza e coerenza.

Nella paranoia non v'è nulla di tutto ciò. Non c'è stato intervento della legge nell'infanzia, non c'è stata alcuna "castrazione simbolica". Il paranoico è rimasto impigliato in un rapporto incestuoso con l' Altro, è rimasto un oggetto nelle sue mani, intrappolato in un gioco di specchi con il simile che gli ha impedito di accedere ad una libertà e ad un'indipendenza dall'Altro, anche solo in potenza. Odio e amore per lui sono spinte pericolosissme e distruttive, da tenere a bada con meccanismi proiettivi di controllo.

Ne consegue come una terapia nel caso della nevrosi ossessiva andrà nella direzione dell'acquisizione di un rapporto più armonico con il desiderio. Attraverso la parola si cerca di dare voce all'inconscio, diminuendo la spinta al controllo da parte dell'Io. Il soggetto incontrerà cosí accanto alla sua morale anche il suo odio. Vedrà il suo peggio, nell'ottica di una convivenza meno turbolenta con le parti scabrose di sè. Nel caso della paranoia si cercherà invece di stemperarne la persecutorietà, attraverso l'incarnazione di un Altro regolato che possa supplire in parte alla carenza patita.

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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