Lettera al padre di Franz Kafka: il lavoro e l’amore

All’interno di questo testo Kafka ripercorre le sue difficoltà negli ambiti del lavoro e dell’amore. Ricordiamo come Freud considerasse le capacità di lavorare e di amare come i principali banchi di prova del benessere psichico di una persona. Lavorare e amare con passione ed equilibrio rivelano il grado di felicità di un uomo.

Arricchendo il concetto grazie al contributo di Lacan, potremmo dire che amare e lavorare indicano i campi in cui si verifica la forza del desiderio di un soggetto. Il desiderio può andare incontro a insoddisfazioni, distruzioni, empasse di ogni genere.      

Cosa accade dunque al desiderio dello scrittore?

Le due vie di “salvezza” rispetto alla sua infanzia infelice gli appaiono il lavoro e il matrimonio. Mentre nel primo di fatto non crederà mai, il secondo sarà invece un punto estremamente sofferto nella sua vita.

Per quanto riguarda la scelta universitaria Kafka ci dice come sia stato libero di scegliere, ma di fatto non abbia saputo servirsi di tale libertà. “Avevo davvero fiducia di poter scegliere un’autentica professione?”.

Lo scrittore imputa tale mancanza alla sfiducia in sé originata dall’atteggiamento paterno. Si paragona a un impiegato di banca disonesto che, terrorizzato di venir scoperto, si disinteressa del lavoro che ha davanti. Di fronte alla possibilità di essere preso, tutto è indifferente ai suoi occhi. Analogamente, a quelli del giovane Kafka, non esistono interessi né passioni, tutto appare insignificante “Così piccolo, così insignificante mi appariva tutto di fronte all’essenziale”. Ciò che chiama l’”essenziale” è il fatto di non essere amato, dunque di non valere, essere una povera, misera cosa.

Alla luce di questo lo scrittore ci spiega perché abbia “scelto” giurisprudenza e poi sia diventato un semplice impiegato. La facoltà di legge e il lavoro impiegatizio gli consentono di raggiungere uno stato di perfetta indifferenza.

Sul piano dell’amore Kafka stesso ammette invece una fortissima ambivalenza, che lo porta infine ad un’impossibilità nel prendere moglie. L’autore non parla mai esplicitamente di amore e di sessualità nella sua lettera. Questi confluiscono piuttosto nel termine matrimonio, identificato con un’istanza fortemente idealizzata, “la cosa più alta a cui si possa giungere”.

Il sogno del matrimonio è il sogno impossibile dell’indipendenza, dell’affrancamento dalla figura del padre. Kafka, per farci capire questa impossibilità, ricorre ad un’immagine molto calzante, quella del gioco in cui uno tiene stretta la mano di un altro e gli chiede stupito perché non se ne vada.

Sposarsi per lo scrittore equivale a diventare un pari del padre, implica essere a propria volta un padre. E questa posizione per lui è insostenibile. Infatti, ogni volta che cerca di prendere moglie, è preda di una serie di sintomi, che lui stesso dichiara folli. Non dorme più, va in giro barcollante, disperato. E’ assalito da paura, tristezza, disprezzo di sé. Vive dunque delle fortissime crisi depressive.bCosì il matrimonio, da possibilità di salvezza, di indipendenza e affrancamento, si trasforma in qualcosa che non si può fare

Liberarsi dal padre assume allora la forma di dedicarsi a qualcosa che non abbia nulla a che fare con lui. Ed ecco che entra in gioco la scrittura. “Strana, misteriosa, forse pericolosa, forse redentrice consolazione dello scrivere: uscire dalla fila degli uccisori, osservare i fatti”.

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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