Irene Nemirovsky: I doni della vita

Provincia francese. Gli albori della prima guerra mondiale. Due ragazzi, Pierre Hardelot e Agnes Florent, si amano, senza dirsi nulla: puro piacere di stare insieme e sguardi che si riconoscono. <<Era felice, Agnes era lì. Erano insieme>>. L’ostacolo al loro amore è costituito dalla disparità sociale delle famiglie. Piccolo borghesi entrambe, quella di lui è proprietaria di una fabbrica, che necessita capitali per nuovi investimenti.

Dunque il ragazzo viene promesso ad una donna ricca e che non ama. Ma riuscirà a decidersi per la donna del desiderio, a sposarla e ad amarla per una vita intera. Romperà la tradizione << fatta di buon sangue, di carni robuste e sane e di risparmi investiti in titoli di stato, una barriera destinata a proteggere per sempre i giovani dalle insidie della sorte e dalle loro stesse passioni>>.

Dirà di no ad un destino già scritto. No alla sicurezza borghese costruita dal nonno, no all’addomesticamento dell’amore, no al sacrificio come condizione di agio e serenità. No alla rinuncia alla vita e ai suoi rischi in favore di una morte in vita.

<<Gli Hardelot erano vissuti per quella fabbrica. Avevano sposato donne brutte; avevano contato e lesinato ogni centesimo; erano stati ricchi, e si erano goduti la vita meno di chi è povero. Avevano soffocato il talento dei figli, ostacolato i loro amori. E tutto questo per la fabbrica, per la proprietà, cioè per qualcosa che, ai loro occhi, era più durevole e sicuro dell’amore, delle donne o dei figli>>.

Infondo la passione per l’avere, per il possesso di beni, per il controllo e l’oculatezza nella gestione del danaro appaiono come un tentativo di scongiurare la morte, di riparare la vita dalla sua caducità. Ma fatalmente falliscono in questo intento, perché oppongono alla morte un’altra morte.

Ribellandosi a tale sistema il protagonista sceglie la vita e la vita, a dispetto di tutte le prove e i drammi che gli riserva, lo compensa con la vita, la longevità del suo corpo e del suo amore. Pierre e Agnes, nonostante due esistenze travagliate e sconvolte da ben due guerre mondiali, sopporteranno lutti e separazioni e invecchieranno insieme.

<< Ma Agnes non avvertiva più né dolore né fatica. Si sentiva come al termine di una mietitura, di una vendemmia: tutta la ricchezza, l’amore, il riso e il pianto che Dio le riservava lei li aveva raccolti e adesso che tutto era finito, non poteva far altro che mangiare il pane che aveva impastato, bere il vino che aveva pigiato; i doni della vita lei li aveva riposti nel granaio, e tutto l’amaro e il dolce della terra avevano dato i loro frutti. Lei e Pierre avrebbero concluso la loro vita insieme>>.

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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