Andare in crisi: solo un problema o anche un’opportunità?

Cosa intendiamo per crisi dal punto di vista psicologico?

Per capire cosa significa veramente andare in crisi ci può aiutare l’etimologia della parola, che rimanda al concetto di scelta. In effetti non è un caso che i momenti più delicati della nostra esistenza siano in qualche modo connessi con il dubbio rispetto alla modalità con cui abbiamo impostato la nostra vita.

La crisi può sopraggiungere in corrispondenza di un lutto, una separazione, una perdita, un incontro, qualcosa cioè che altera l’equilibrio di sempre e ci mette di fronte ad una valutazione critica del nostro mondo, forzandoci ad aprire gli occhi e a vedere oltre il filtro dell’abitudine.

Può anche comparire apparentemente dal nulla, come un fulmine a ciel sereno, magari proprio nel momento in cui raggiungiamo i traguardi che ci eravamo prefissati. Dunque non irrompe mai per caso, non è associata unicamente ad eventi che potremmo definire spiacevoli e a posteriori è sempre possibile ricostruirne la logica di insorgenza. In effetti dobbiamo tenere distinti quelli che sono gli eventi di vita che la fanno venire a galla dalle questioni profonde che ne sono alla base. La crisi è un momento in cui tutti i nodi vengono al pettine, le difese sulle quali ci eravamo retti per una vita vacillano e poi collassano lasciandoci nudi, senza pelle. Di solito emerge con forza l’interrogativo su chi siamo e cosa vogliamo veramente, in campo sentimentale o lavorativo. Sigmund Freud valutava l’equilibrio psichico di una persona sulla base di questi due parametri: amare e lavorare. Qualcosa che non va a questo livello può rimanere silente per anni per poi esplodere sbaragliando la nostra volontà. Di colpo ci troviamo nella situazione paradossale di non desiderare ciò che vogliamo con la ragione, la dimensione inconscia si trova finalmente in primo piano ad inchiodandoci alla nostra verità più propria. Tutto ciò naturalmente comporta molta sofferenza: è sempre doloroso strapparci dal nostro IO, dalle nostre certezze, dai ripari che abbiamo edificato per anni per proteggerci dai rischi del vivere.

Quali suggerimenti per venirne fuori?

Posto che ogni caso è diverso dall’altro e che non esistono soluzioni preconfezionate per ricomporre una crisi, si può affermare in base all’esperienza clinica che questa si risolve quando non viene negata ma autenticamente attraversata. Reprimere tutto ciò che di fecondo ne può venir fuori può apparire come la soluzione più semplice ma è anche quella meno duratura e fautrice di crescita. Questo non vuol dire precipitarsi a fare delle cose, buttarsi in azioni volte per lo più a sedare l’ansia del non sapere cosa fare. E’ importante prendersi del tempo per riflettere, come in una sorta di convalescenza, magari ricorrendo all’aiuto di uno psicoterapeuta, per giungere poi al momento di una scelta sana e consapevole, non condizionata dalla fretta e dall’urgenza. Questo processo comporta andare a vedere ciò a cui nel passato abbiamo voltato inconsciamente le spalle, abbiamo trascurato, non abbiamo prestato sufficiente attenzione. La vera sfida che una crisi ci pone è quella di passare dal tormento, dalla sofferenza, dal fastidio dato dall’incertezza della nostra condizione ad uno stato di maggior pienezza, fondato su un’armonia ritrovata con le parti più profonde di noi stessi. Non è detto che la scelta che seguirà andrà necessariamente nella direzione del nuovo. Potremmo infatti al termine della nostra analisi riscoprire il valore del vecchio. Ma in ogni caso saremo in grado di deciderci risolutamente per una direzione, accettando di perdere le alternative, di esporci al rischio di desiderare davvero qualcosa.

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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